
L’Accademia Teatrale di Roma “Sofia Amendolea”
l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
e la Scuola del Piccolo Teatro di Milano in scena al
FESTIVAL MONDIALE DEL TEATRO DI MOSCA
Moscow - 15 Maggio/15 Giugno 2008
Il 23 Maggio 2008 al Teatro Na-Strastnom di Mosca, l’Accademia Teatrale di Roma “Sofia Amendolea” nata dall’evoluzione dei progetti internazionali del ROMATEATROFESTIVAL (International Festival of Theatre Formation), inaugura il debutto delle Strutture Italiane di Formazione Professionale dell’Attore invitate al Festival Mondiale del Teatro di Mosca riservato ad Accademie ed Università dello Spettacolo provenienti da tutto il Mondo, con lo spettacolo “Nightmares from the LAGER” - regia di Fabio Omodei.
“Nightmares from the LAGER” racconta la storia attraverso gli occhi di Adolf Eichmann (tenente-colonnello delle SS che nel corso della “soluzione finale” organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento) catturato dagli agenti del Mossad in Argentina e condotto a Israele per essere processato.
Le scene inerenti il processo sono scritte rispettando gli atti e le testimonianze del Processo all’ufficiale nazista tenutosi nel 1960 e costituiscono il filo conduttore della storia e la linea temporale principale da cui si dipartono flashback nel campo di sterminio; qui si sviluppano le vicende di cinque deportati, tra cui i tre agenti del Mossad, e di una Kapò che tentano di fuggire.
L’intensa attività di documentazione ha permesso agli attori la costruzione di una specifica “memoria emotiva” che cerca di evitare aspetti ingenui e superficiali. Fulcro del lavoro registico è stato, infatti, l’indagine psicologica compiuta per mezzo di improvvisazioni emotive e drammatizzazioni corporee. Una volta costruite le identità dei personaggi è stato possibile dar vita agli incubi nascosti nelle loro menti sofferenti. “Nightmares from the LAGER” non si propone di ricostruire la vita nel Lager come cronaca storica; scopo principale è dar vita agli aspetti più irrazionali ed istintivi del dolore.
L’INCUBO diviene sospensione della realtà, sostituzione della quotidianità con una realtà mostruosa oltre l’immaginazione, una realtà non tangibile a cui, forse, è preferibile la morte.
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