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Articoli e interviste

Carmelo Bene: Un genio controverso del teatro e del cinema

A cura di Heiko H. Caimi

Pubblicato il 05/05/2008

“Il cinema è morto. Filmato per sempre. Non è filmante”. In questa frase celeberrima pronunciata circa venti anni fa, Carmelo Bene riuscì a condensare il suo pensiero sull’arte cinematografica, disciplina su cui si buttò con il suo solito furibondo ardore per poco tempo realizzando almeno tre capolavori. Articolo di Maurizio G. De Bonis

foto intervento L’assenza, finalmente

“Solo è chi manca, e perciò ritorna”. Così, Carmelo Bene si poneva nei confronti del problema dell’esistenza. Proprio con la sua scomparsa, avvenuta nella sua casa romana tre anni fa (16 marzo 2002), il più grande e discusso attore italiano di tutti i tempi ha “cantato” definitivamente la sua vita, affermando la sua non presenza con la soavità e la purezza di un tenore che chiude con una romanza il sogno di un’esistenza.

La sottrazione, il “depensamento”, la volontà di annullare il senso, la consapevolezza di quanto siano ridicoli gli esseri umani e le loro futili categorie. A Carmelo Bene non interessava quello che definiva il “teatro dei questurini”. Non sopportava le regole. Il suo è stato sempre un tentativo violentemente parodistico di interferire, di sfregiare il sistema, riconducendo tutto alla vera sostanza della tragedia, cioè all’inattuabilità grottesca del compiersi di ogni tragedia.

In questo modo, Bene ha attraversato il Novecento. Ha svolto eroicamente la sua funzione di iconoclasta ed ha cercato, attraverso la forza destabilizzante del suo lucido delirio, di porre il mondo dell’arte di fronte al vuoto, al nulla che alberga dentro ognuno di noi.

 

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