A cura di Loredana Signorelli
Pubblicato il 03/10/2002
Intervista a Luca Miniero
L'idea di partenza è un necrologio letto per caso, ma quali sono stati gli sviluppi successivi che hanno portato alla stesura definitiva della sceneggiatura?
È sempre difficile dire come viene un’idea. Di certo io sono napoletano e ho vissuto a lungo a Milano, Paolo (Genovese ndr) poi essendo romano è un punto di vista esterno alla napoletanità. Forse l’unione di due percorsi di vita così diversi ci ha portato a immaginare quella storia che parla di Napoli ma anche di differenze più in generale.
Hai affermato di aver selezionato il cast come se ogni attore fosse il protagonista del film, ma perché tu e Paolo Genovese avete scelto una nota attrice come Marina Confalone? Gli altri attori sono più o meno conosciuti, tuttavia è risaputo quanto la formazione artistica della Confalone sia diversa.
Marina Confalone è una strepitosa attrice soprattutto di teatro ma non era conosciuta al grande pubblico. E poi i grandi attori aggiungono sempre qualcosa. Gli altri attori anche se hanno ruoli piccoli e non sono così famosi, hanno però dimostrato tutto il loro valore.
Il cortometraggio presentava gli stessi attori? Esistono tratti comuni fra i protagonisti del cortometraggio e quelli del lungo?
No. Il cortometraggio erano una serie di immagini affidate a una voce fuoricampo. Gli attori erano diversi e anche la storia era differente.
Le musiche, la fotografia, alcuni dialoghi hanno reso bene l'idea di surrealismo del racconto. La scelta su Enzo Avitabile è stata immediata?
Enzo Avitabile, Rocco de Rosa e Tom Sinatra, che hanno curato la colonna sonora del film, sono interpreti di una musicalità napoletana non stereotipata. Molto moderna ma che sa di antico.
Esattamente come la storia che abbiamo raccontato. Forse per questo la scelta è caduta su di loro.