Parlare dei paesaggi umanizzati è parlare di tutte le modifiche e le trasformazioni che hanno subito i paesaggi naturali ad opera dell’uomo. Oggi i paesaggi umanizzati rappresentano una grande fetta delle terre emerse. Ci sono luoghi come le città, o le megalopoli, dove il paesaggio non è più naturale ma completamente umanizzato, ossia completamente costruito dall’uomo e di naturale rimangono solo i fiumi e dove ci sono le coste del mare. Anche questi però sono profondamente modificati da argini di cemento, scolgiere artificiali ponti, dighe, banchine portuali.
A questo punto faccio un’affermazione che può sembrare ovvia, ma a cui a volte non si pensa.
Non sempre è stato così.
Fino alla comparsa dell’uomo le uniche modifiche al paesaggio erano causate da eventi naturali, ed anche dopo, quando l’uomo è comparso non ha modificato subito il paesaggio ma si è piuttosto integrato in esso. Le modifiche al paesaggio hanno cominciato ad essere avvertibili circa 6-7000 anni fa con la costruzione delle prime città ed hanno avuto una forte accelerazione negli ultimi 2 secoli.
Oggi l’uomo è arrivato dovunque, anche nei luoghi più sperduti e dove non ha modificato il paesaggio ha almeno lasciato traccia della sua presenza (i rifiuti non mancano neanche sull’Everest!!).
Fra i primi segni lasciati dall’Uomo, anche se quasi invisibili vi sono i sentieri. I sentieri hanno percorsi ben definiti ed uniscono punti strategici, vanno cioè da un villaggio all’altro, collegano i guadi dei fiumi con i passi montani, i luoghi dove si può bere con quelli dove si trova la cacciagione.
Le altre tracce più antiche lasciate dall’uomo sono probabilmente i ponti. Naturalmente erano ponti di liane e legno che oggi ritroviamo solo nelle zone più arretrate del pianeta, soprattutto nelle Ande.
Olisea Caddia









Anteprima del commento