A cura di Olisea Caddia
Pubblicato il 08/07/2003
Continua il viaggio nella nascita della lingua italiana, siamo proprio agli albori, quando dalla lingua latina nascono nuove lingue.
Le lingue romanze derivano gran parte del loro lessico dal
latino antico, sia pure con certe alterazioni fonetiche (es.
viridis = verde; plebs = pieve), mentre, per quel
che riguarda la morfologia e la sintassi, le trasformazioni
sono più decise (sono, ad es., totalmente cadute le
declinazioni delle parole). Tuttavia si avverte una maggiore
somiglianza fra le lingue nuove e l'antica se le confrontiamo
non col latino letterario che leggiamo nelle opere dei grandi
scrittori antichi, ma con quello parlato, del quale abbiamo
testimonianze scarse ma significative.
Latino letterario
e latino parlato non sono due lingue distinte, ma la medesima
lingua usata con modi e finalità espressive diversi. Il latino
letterario è la lingua degli scrittori, caratterizzata da una
certa sceltezza ed eleganza di vocaboli e di costrutti, mentre
quello parlato ha la scioltezza e semplicità della
conversazione quotidiana e familiare, anche se guarda alla
lingua degli scrittori come a un modello al quale i parlanti
tanto più s'ispirano quanto maggiore è la loro cultura. Tale
differenza sussiste anche oggi, in ogni lingua, ma mentre ora
si tende a scrivere come si parla, nei tempi antichi lo
scrivere era soggetto a una rigida regolamentazione retorica,
cosicché il latino letterario subì, col tempo, delle variazioni
- come ogni lingua - ma meno rapide e integrali di quelle del
latino parlato.