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LA LINGUA ITALIANA

LATINO E VOLGARE NEL MEDIOEVO - seconda parte

A cura di Olisea Caddia

Pubblicato il 27/08/2004

Cominciano ad apparire i primi scritti in volgare e nel frattempo i vari dialetti si vanno accorpando per produrre una sola lingua......

 

A partire dal sec. VI era mancato un pubblico colto, fuori dall’ambiente scolastico; esso cominciò a costituirsi dopo il Mille nelle corti feudali della Francia e nell’Italia comunale del Duecento. Nascono ora le nuove letterature in lingua romanza, mentre il latino rimane la lingua internazionale dei dotti ed è usato nelle scritture di carattere culturalmente più elevato e specialistico, riguardanti, cioè, la scienza, il diritto, la filosofia, ecc.

 

A noi interessa seguire, invece, la formazione di un linguaggio letterario volgare. In ogni nazione, uno solo o due fra i vari dialetti locali s’impongono sugli altri e vengono elaborati, trasformati, fino a divenire lingua letteraria comune. Questo avviene o per ragioni politico-culturali (quando la cultura e le lettere si accentrano nella corte dominante) o perché uno dei dialetti può vantare, ad un certo momento, un complesso di scrittori grandi che servono agli altri di modello e di esempio.

 

In ogni caso, il dialetto perde certe caratteristiche municipali, tende ad acquistare stabilità lessicale e regolarità sintattica, ispirandosi alla grammatica, cioè al latino, che continua ad essere per secoli lingua ideale ed esemplare, alla cui regolarità si ispirano le lingue letterarie romanze.

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