
Dal sito Repubblica.it
“Sembra banale indicare nelle diverse dimensioni la differenza tra un auto piccola ed una grande. Ma si tratta di una affermazione che trova una sua legittimazione nel momento in cui sottolinea un processo di miniaturizzazione che, lasciando del tutto inalterata l’impostazione progettuale, finisce per condannare ammiraglie e city car ad una improbabile convivenza.

Perché al diminuire delle dimensioni del veicolo, in assenza di una revisione nella disposizione di propulsore e trasmissione, il rapporto tra ingombro degli organi meccanici e volume abitabile è destinato a peggiorare inesorabilmente.
Negli anni 50, in Italia ma, soprattutto in Germania e Inghilterra, si è assistito alla proliferazione di mini vetture, realizzate a partire da componenti presi di peso dal settore delle due ruote e finalizzate più al contenimento dei costi che alla ricerca della compattezza, la cui impostazione, rivisitata alla luce delle nuove tecnologie, può rivelarsi di sconcertante attualità…”
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