
di Gabriel Burrini
Venezia, 4 settembre 2005. La 62a Mostra del Cinema ha presentato nella corte della la Villa degli Autori, al Lido, il trailer del nuovo film di Dario Picciau, Dear Anne. The gift of hope. Si è trattato di un’anteprima mondiale, cui ha partecipato una nutrita rappresentanza della stampa nazionale ed estera, produttori e distributori. A fare gli onori di casa, Giulietta Fara e Oscar Cosulich. Giulietta Fara festeggiava la sua ottava partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo aver presentato per grandi linee il cartello del prossimo Future Film Festival di Bologna, Giulietta ha invitato sul palco i suoi ospiti, in primis il regista Dario Picciau, nella cui bacheca splendono trofei di ogni genere, mietuti per “migliori film” ai festival del cinema di animazione e non, “migliori siti web”, ottenuti dagli organismi più
prestigiosi a livello mondiale e “migliori opere d’arte digitale”. Quindi ha preso posto Roberto Malini, autore di saggi e opere letterarie, sceneggiature per il cinema e il teatro. Sul palco sono saliti insieme a loro alcuni artisti della 263 Films, la società che sta producendo il film Dear Anne; sono veterani pieni di talento che provengono da produzioni come Guerre Stellari, Harry Potter o Matrix: Carles Piles, Sebastian Schollhammer, Josep Tomas e Andrea Trovato. Ospite d’onore Nedo Fiano, scrittore e testimone della Shoah, sopravvissuto ad Auschwitz. Picciau ha presentato le diverse fasi di produzione del film, illustrando ai presenti la meticolosità della ricerca storica che ha permesso di ricostruire i luoghi e i personaggi della vicenda di Anne Frank. Ambienti, oggetti e protagonisti sono stati ricreati in base a migliaia di foto, documenti e filmati d’epoca. “Gli artisti che lavorano con me non lasciano niente al caso,” dice il regista milanese. “Gli interni, gli esterni e i personaggi che vissero e furono perseguitati ad Amsterdam, Westerbork, Auschwitz e Bergen-Belsen sono ormai ricostruiti nei minimi particolari. Ora lavoriamo sulle luci, sulle atmosfere, sulle espressioni dei personaggi e sul loro linguaggio gestuale. La digital reality è un’alchimia di tecnologia e arte, perché una realtà ricalcata solo dal computer sarebbe una realtà senz’anima”. “Ogni oggetto è costituito da un gran numero di particolari; le auto riportano i segni dell’usura, la polvere e la ruggine,” afferma con orgoglio Josep Tomas. “E’ vero,” gli fa eco Sebastian Schollhammer, “e la pelle dei protagonisti del film, un film in cui stiamo profondendo tutte le nostre energie creative, è diafana come la nostra, quando la luce la raggiunge”. Nedo Fiano
sale sul palco accompagnato da un applauso infinito. “MI sento molto vicino a questo regista e al suo film,” esordisce Fiano, “perché Anne Frank è un mito, per me che sono sopravvissuto ad Auschwitz. Il film Dear Anne ci consente di guardare attraverso il tempo e di rivedere una vita in un mondo violento e senza cuore. Credo che questo film possa cambiare radicalmente la comunicazione al pubblico e soprattutto ai giovani degli eventi dell’Olocausto”. Lo sceneggiatore Roberto Malini descrive i contenuti dell’opera: “Dear Anne non è un film su Anne Frank e non è un film sul suo Diario. Il filosofo ebreo Adorno, sopravvissuto alle persecuzioni antisemite attuate dai nazisti, scrisse giustamente che nessuna opera d’arte potrebbe rappresentare l’immensità dei numeri e della tragedia che distrusse gli ebrei d’Europa. Dear Anne è un film sulla speranza, perché la protagonista della storia, che si chiama Emily, è una ragazza del nostro tempo che osserva attraverso il tempo la vita e la morte di Anne Frank e dal suo esempio prende tutto il coraggio che le serve per combattere contro un male che la consuma”. Dario Picciau sottolinea le parole dello scrittore: “Sì, è un film che conduce lo spettatore verso la sola strada illuminata dalla speranza, che è la via della memoria. Emily ripercorre la storia di Anne Frank e noi osserviamo attravesro il tempo quella storia. E’ così vera in ogni particolare la ricostruzione degli eventi che i più importanti istituti di ricerca sull’Olocausto, da Yad Vashem a Beit Lohamei Hagetaot, accordano al progetto il loro patrocinio”. Mentre il regista parla, scorrono sullo schermo i luoghi e gli esseri umani. E nei “balzi temporali” ci sembra di rivedere non solo Anne Frank e i suoi cari, ma anche Emily Dickinson, Oscar Schindler e altri personaggi vissuti prima della nostra generazione. Il pubblico
segue con attenzione i particolari tecnologici e con commossa partecipazione i temi del film. Quando parla Nedo Fiano – che Dario Picciau ringrazia per il supporto storico, umano e testimoniale che
non gli fa mai mancare – diversi spettatori hanno gli occhi velati dalle lacrime. Giulietta e Oscar hanno riservato come chiusura il trailer. La proposta dei film ad alta tecnologia, nata dalla collaborazione fra la Biennale e il Future Film Festival, si rivolge agli operatori esteri, Stati Uniti in primis. Dopo la proiezione del trailer, il film ha riscosso l’interesse da parte di alcuni dei più importanti distributori e
produttori internazionali. Il rinascimento del cinema 3D parte dall’Italia. Un aneddoto merita di essere riferito. Durante la proiezione del trailer, la gente osservava le immagini senza fiatare, con visibile emozione: dopo sessant’anni dalla sua morte, Anne Frank camminava, pensava e sognava ancora.
Per Emily – la sua amica di un domani che lei non conoscerà – e per tutti noi. In mezzo al pubblico, una ragazzina che ha l’età di Anne quando entrò in clandestinità, chiede alla mamma: “Chi è l’attrice che interpreta Anne Frank?”. Nelle sue parole, il significato di un progetto. Nelle sue parole, la poesia e la forza del nuovo cinema.
Il trailer è al link: www.dearannemovie.com
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