Fino dagli anni Settanta,
si diffuse una metodologia di programmazione dovuta alla
razionalizzazione-tecnologizzazione dei processi
d’insegnamento-apprendimento, dove l’insegnante viene visto non più
come un artigiano di buon senso, ma come un professionista, che
governa la propria azione sulla base di una preparazione scientifica
e tecnica ed è ispirato a principi di razionalità.
Secondo
questi principi il percorso di una programmazione prevede varie fasi
·
L’analisi
della situazione di partenza,
dove si
indagano le diverse componenti della situazione scolastica in cui si
opera (bambini, ambiente sociale, ambiente scolastico)
·
Definizione
degli obiettivi, cioè
dei traguardi che possono essere raggiunti dai bambini concreti con cui ci
troviamo a lavorare in quell’ambiente
·
Selezione
dei contenuti, per
scegliere tra le molteplici possibilità esistenti le esperienze da proporre
ai bambini al fine di raggiungere gli scopi che ci siamo proposti, perché
la scuola è un luogo definito nello spazio e nel tempo e non è possibile
riportare in essa tutta la
realtà
·
Organizzazione
dell’ambiente e delle esperienze,
per controllare i fattori dell’organizzazione didattica perché abbiano luogo gli apprendimenti previsti e desiderati
·
Verifica
e valutazione per tenere
continuamente sotto controllo il processo di insegnamento e apprendimento
Queste
F A S I sono la base di ogni programmazione, che può essere
elaborata seguendo quelli che sono definiti
S T
I L I di PROGRAMMAZIONE, modelli a cui
gli insegnanti si rifanno nella loro organizzazione e pratica di lavoro.
Degli S T I L I parleremo in una
prossima occasione
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Cinzia Conti









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