La minaccia viene dall’applicazione di una legge obsoleta nata quando i pc e Internet non erano nemmeno nella mente dei loro inventori…
Una legge del 1941, aggiornata nel 2004.
Si sa, la legge non si discute: si applica. Ma, possibilmente, “cum grano salis”.
Il “sale” che manca a qualche burocrate che confonde la cultura con il commercio e che mette sullo stesso piano i siti didattici liberi, aperti, gratuiti (”gratuiti” anche, e soprattutto, intellettualmente) e i siti a scopo di lucro, i mercanti d’opere d’arte e i venditori di musica e video.
La petizione promossa dall’Anitel (Associazione Nazionale Tutor E-Learning) nasce dalla vicenda che vede protagonista un insegnante e il suo sito pesantemente multati dalla SIAE in base a quella legge.
Un caso che, se si dovesse moltiplicare per eccesso di zelo, costringerebbe centinaia di siti a chiudere, facendo sparire dal web migliaia di esperienze didattiche e formative d’alta qualità alle quali hanno attinto, da anni, altrettante migliaia e migliaia di insegnanti nella loro pratica didattica quotidiana.
Quei siti (nati dalla passione di singoli docenti che sono stati i pionieri nel campo dell’informatica applicata alla didattica e l’avanguardia nazionale nell’uso formativo, informativo e creativo di Internet) costituiscono la base culturale e formativa dalla quale anche i siti istituzionali della scuola hanno imparato molto in quest’ultimo decennio per quanto riguarda le modalità di utilizzo didattico di quelle che erano chiamate le “Nuove Tecnologie”: sono stati quegli insegnanti e quei siti ad insegnare al Ministero che cosa fossero gli ipertesti, la didattica multimediale e l’html. Non viceversa.
La petizione al Ministro della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali e al Ministero della Giustizia è aperta a tutti.
Una petizione per cambiare una legge sostanzialmente sbagliata perché omnicomprensiva e pericolosa se applicata alla lettera. Pericolosa per la libertà d’espressione e d’insegnamento.
Sono certo che la petizione sarà accolta: non si possono fermare i pensieri, le immagini, i suoni, la cultura e la formazione quando non ledono gli interessi di nessuno e non rubano niente a nessuno.
Anche perché un’immagine è solo una rappresentazione della realtà e la foto di un dipinto di Picasso non è il quadro di Picasso. Mi sembra chiarissimo. Ce l’hanno spiegato anche i filosofi. Ne può tener conto pure il legislatore.
La petizione è sottoscrivibile cliccando qui (sito ANITEL).
Se vuoi vedere il numero e l’elenco aggiornato dei cittadini firmatari CLICCA QUI.

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