La scuola deve offrire agli studenti occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base…
La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi, in questa prospettiva, per il successo scolastico di tutti gli studenti, con una particolare attenzione al sostegno delle varie forme di diversità o di svantaggio.
Lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali.
La scuola deve porre le basi del percorso formativo dei bambini e degli adolescenti sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive della vita.
In quanto comunità educante, la scuola deve generare una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed essere anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e propria.
Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite…
L’esperimento, la manipolazione, il gioco, la narrazione, le espressioni artistiche e musicali sono infatti altrettante occasioni privilegiate per apprendere per via pratica quello che successivamente dovrà essere fatto oggetto di più elaborate conoscenze teoriche e sperimentali.
Le frasi sopra riportate sono tratte dal documento ministeriale “Cultura, scuola, persona” presentato a Roma il 3 aprile 2007, come “Documento di base” sui principi del quale saranno elaborate le “nuove” Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione.
Il Documento è stato preparato dalla Commissione di esperti incaricata dal Ministro.
Che dire?
Nulla di nuovo sotto il sole: quelle affermazioni generiche e generali, un po’ filosofiche e un po’ sociologistiche, sono ovvie per la scuola statale italiana basata su una Costituzione ben chiara e dettagliata nei princìpi. Soprattutto sono ovvie e scontate per chi le ha imparate decenni fa negli istituti magistrali.
Facile ribadirle e, anche in questo caso, non sarebbe stato necessario disturbare una schiera di esperti nazionali, nè, tantomeno, chiederne un riscontro ad Edgar Morin, invitato alla presentazione del Documento a Roma.
NESSUNO, RAGIONEVOLMENTE, PUO’ NON DIRSI D’ACCORDO…
Il problema è un altro: alla scuola italiana servirebbero, di tanto in tanto, meno dichiarazioni di princìpio, ma un po’ più di semplici e sonanti euro, perché per realizzare quei princìpi alla scuola servono più persone, più materiali, più risorse, meno burocrazia, meno carta, meno convegni, più supplenti, più organizzazione, più psicopedagogisti, meno corsi, meno riforme, meno progetti, più laboratori, più strumenti musicali, più mouse…
Discorsi ne abbiamo fatti abbastanza. Ci serve altro. GRAZIE.
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