Ora alternativa alla religione cattolica

Un problema mai affrontato e, quindi, mai risolto.

Non si capisce davvero perché alcuni problemi nella scuola si trascinino da anni e anni, senza che si decida una soluzione.

Uno di questi è la cosiddetta “attività alternativa [AA] all’insegnamento della religione cattolica [IRC]” che non sempre le scuole garantiscono di attuare a chi l’ha richiesta (se non, addirittura, evitano in qualche modo di garantire).

La normativa esiste ed è chiara: il diritto di chi non ha scelto l’IRC è proclamato.

Clicca qui (vedere le voci Vademecum e Normativa).

Il problema resta, perché le scuole non hanno spesso le risorse per attuare l’AA (per risorse s’intende un insegnante che disponga delle ore di servizio per svolgerla). E così l’amministrazione scolastica disattende ad un dovere e vìola il diritto di chi ha richiesto l’AA.

Problema di facile soluzione, volendo: basta assegnare gli insegnanti necessari nell’organico, come si fa per l’IRC e per la Lingua Inglese obbligatoria nelle nostre scuole elementari. Un decreto da un minuto e da un articolo.

Eppure nessun ministro e nessun sindacato ci ha pensato (come si vede anche dai contratti della scuola).

Si dirà: mancano i fondi.

Risposta troppo facile!

I fondi in Italia mancherebbero anche per mettere i semafori agli incroci, eppure li mettiamo.

Quando una cosa è necessaria si fa e basta.

Oppure?

Oppure si cambia la legge.

Le AA non sono un optional in una società multietnica e multirazziale come la nostra.

E’ ora di capirlo.

I cittadini italiani non sono tutti cattolici; anzi, ci sono addirittura cattolici praticanti che non ritengono corretto che lo stato promuova l’IRC nelle scuole, perché le Parrocchie e gli Oratori sono i luoghi elettivamente deputati alla catechesi e qualificati per svolgerla.

Ecco allora la solita prevedibile obiezione: l’IRC non è un catechismo!

In effetti potrebbe non esserlo: basterebbe togliere la C e lasciare solo IdR, insegnamento delle religioni.

Se il senso religioso fa parte della vita e la storia delle religioni fa parte della storia dell’umanità, allora perché non insegnare queste cose, discuterle e analizzarle a scuola?

Perché proporre una scelta che (democratica fin che si vuole) oggettivamente esclude dalle classi, per 2 ore settimanali, i bambini di altre religioni (o di nessuna religione) che, per il resto dell’orario scolastico, condividono tutto con gli altri?

A scuola si fa intercultura, si cerca di abbattere le barriere dell’integralismo e delle differenze razziali, si progettano percorsi multiculturali: poi, per la religione, prendiamo i “diversi” e, democraticamente (avendo loro proposto una scelta… sostanzialmente obbligata!), li releghiamo - nel migliore dei casi - in un’altra aula a fare altro, quando si dovrebbe, tutti insieme, parlare di RELIGIONE che, storicamente, è uno degli elementi problematici da cui si sono generate la maggioranza delle guerre e degli odi millenari fra i popoli e le nazioni (eppure ogni Dio, il Dio di ciascuna religione, insegna la fratellanza e la pace).

Il problema potrebbe essere di facile soluzione, ripeto. So però che la mia, come altre, resterà ancora per lunghi anni una “voce che grida nel deserto” perchè per riformare l’IRC in IdR occorre ridiscutere un concordato fra la Repubblica Italiana e lo Stato della Città del Vaticano, con tutti gli annessi e i connessi.

Faccenda complessa e scottante che i governi di ogni colore cercano di evitare, per motivazioni spesso opposte, ma con la medesima determinazione a non crearsi guai in casa e a non diventare impopolari agli occhi di qualcuno…

Qui sotto alcuni link per i necessari approfondimenti.

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Pubblicato il sabato 13 ottobre 2007 in: Religione e non

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