A cura di Redrum
Pubblicato il 23/10/2002
In Europa il Medioevo è caratterizzato da una grande confusione e sovrapposizione di poteri, per cui sono in molti a poter comminare le pene, compresa quella capitale, che viene applicata in caso di omicidio, furto, sacrilegio e tradimento.
Per l’esecuzione di questo tipo di pena si utilizzano generalmente la decapitazione, l'impiccagione, l'annegamento o la tortura fino alla morte. Per un lungo periodo poi la commistione tra potere politico e potere religioso comporta la condanna a morte per chi si allontana dalle posizioni della Chiesa, senza contare le innumerevoli donne accusate di stregoneria e bruciate sul rogo.
Col passare dei secoli l’attuazione della pena capitale si diffonde e vengono messi a punto nuovi strumenti di morte. Per esempio nella Francia dell'Ancienne Regime si ricorre a supplizi differenti a seconda del rango sociale del condannato o del tipo di reato commesso: la ruota per i colpevoli dei delitti più atroci, l'impiccagione per i contadini, la decapitazione per i nobili, lo squartamento per i delitti contro lo Stato e il rogo per quelli contro la religione. Con la Rivoluzione, su proposta di Guillotin, vengono abolite le differenze di condanna con l'introduzione della ghigliottina.
La pena di morte rimane nella maggior parte degli ordinamenti giuridici fino alla fine del XVIII secolo, mentre a partire dal XIX secolo in numerosi Stati viene abolita e sostituita da altre punizioni, come il carcere a vita.
Durante il Novecento la pena capitale viene però utilizzata da alcuni governi dittatoriali per sbarazzarsi di chi li contrasta, come in Sudafrica durante l'apartheid, in Russia ai tempi di Lenin e Stalin e in Europa ai tempi del nazismo.