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Stati Serial Killer

serial killer di serial killer...

A cura di Redrum

Pubblicato il 07/05/2004

Un tribunale di Bengasi (il porto libico sulla sponda nord-orientale del golfo della Sirte) ha condannato a morte sei medici bulgari e un dottore palestinese ritenuti colpevoli di aver infettato volutamente centinaia di bambini libici con il virus dell'Hiv.

foto intervento

La vicenda e' una storia dai contorni agghiacchianti; secondo i giudici, i sette operatori sanitari, arrestati a Tripoli all'inizio del 1999, contagiarono 426 ragazzini, piccoli ospiti di un orfanotrofio, iniettandogli sangue contenente il virus all'origine dell'Aids. Dei bambini contagiati, 43 sono gia' morti.

Non sono dello stesso avviso gli esperti ocidentali che hanno preso in esame il processo. C'è addirittura che denuncia pesanti torture in carcere nei confronti dei sei. Lo scopritore del virus, il francese Luc Montagnier, sostiene che la colpa del contagio va attribuita alla pessima situazione igienica in cui versava l'ospedale di Bengasi, sin da un anno prima dell'arrivo dei bulgari.

Secondo l'accusa, i sei avrebbero intenzionalmente iniettato ai bambini sangue infetto per compiere esperimenti per trovare una cura per l'Aids. Ventitré degli oltre 400 infettati sono già deceduti.


Tutti e sei gli imputati, però, hanno sempre proclamato la loro innocenza. E i periti della difesa hano cercato di dimostrare che il contagio sarebbe avvenuto a causa della cattiva igiene dell'ambiente in cui i sanitari lavoravano. Accuse, come si è visto, avvalorate da Montagnier.


Ma la commissione di medici libici che hanno fatto la perizia per conto del tribunale ha rigettato qualsiasi perizia provenisse dall'Occidente, sostenendo che i bambini sono stati infettati tramite trasfusioni.


In un primo momento la Libia aveva addirittura gridato al complotto ordito da parte di Israele e degli Stati Uniti. Accuse che sono state successivamente ritirate. L'Unione Europea, Amnesty International e altre organizzazioni hanno criticato il modo con cui è stato portato avanti il processo. Secondo il ministro degli Esteri bulgaro, Solomon Pasi, i sei sarebbero stati pesantemente torturati. Pasi sostiene che i sanitari siano stati sottoposti a scariche elettriche, siano stati picchiati con bastoni. Inoltre, i loro carcerieri sarebbero stati adusi a saltrare sui loro toraci con gli scarponi e due delle infermiere sarebbero state stuprate.

Il ministro della Giustizia libico, Ali el Hasnawi, comunque ha ricordato che possono fare ricorso alla Corte Suprema e sperare in una commutazione della pena, ed ha sottolineato l'imparzialita' del tribunale che li ha condannati alla pena capitale.
Il presidente bulgaro Georgi Parvanov ha definito ''del tutto inaccettabile'' la condanna a morte. ''Non posso accettare la colpevolezza dei cittadini bulgari cosi' come e' stata provata'', ha dichiarato Parvanov, il quale auspica che una corte d'appello ''imparziale'' esamini le prove. Il portavoce del governo, Dimitar Zonev, ha poi fatto sapere che Sofia chiedera' aiuto agli Stati Uniti per arrivare ad una soluzione della controversia.
''Io faro' di tutto per chiedere al colonnello Gheddafi di usare la sua autorita' nel proseguimento di questo caso'' ha dichiarato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, a margine di un incontro a Bruxelles.
''Nella sentenza -ha aggiunto Prodi- vi e' scritto che essi (i medici ndr) hanno deliberatamente sparso l'infezione del virus Hiv a centinaia di bambini libici''. Prodi ha spiegato che ''l'Unione europea ha ripetuto tante volte la sua preoccupazione riguardo a come sono state condotte le indagini, il trattamento della difesa, i grandi ritardi nel portare questo caso di fronte alla Corte e i ritardi nella decisione. Si e' anche espressa preoccupazione per la mancanza di prove forti sulle colpe degli imputati''.

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