
Una sottile linea di sangue lega un solo uomo a due tragiche vicende italiane. Da una parte un drammatico conflitto a fuoco, con quattro vittime: due agenti di polizia, una prostituta e il suo assassino. Dall’altra una giovane prostituta albanese trovata decapitata nel Bresciano.
Queste le due storie che da oggi hanno un denominatore comune: Andrea Arrigoni, investigatore privato di 36 anni saltato agli onori delle cronache il 21 febbraio del 2005. Era la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2005 e tutto si consumò sulla statale Verona-Brescia, alle porte del capoluogo scaligero. Nel tentativo di bloccare un uomo che aveva rapinato una prostituta e le aveva sparato, due poliziotti furono investiti da una serie di colpi di pistola esplosi da un investigatore privato, Andrea Arrigoni, 36 anni, al quale risposero, restando però feriti mortalmente. I due agenti, Davide Turazza, 36 anni, e Giuseppe Cimarrusti, 26, in servizio alla Questura di Verona, morirono dopo il ricovero in ospedale; la tragedia si era già abbattuta sulla famiglia di Turazza, che aveva perso un fratello poliziotto, Massimiliano, sempre in una sparatoria, nel 1994. Anche Arrigoni, titolare di un’ agenzia di investigazioni private, la ‘Mercury” di Bergamo, morì nella sparatoria. La prostituta, una clandestina ucraina era già morta all’ arrivo dei due agenti. Turazza e Cimarrusti, in servizio di pattugliamento, si erano accorti di una Panda ferma su un piazzale di una concessionaria di autocaravan e avevano notato riverso all’ esterno il corpo di una donna. Per questo, si erano avvicinati all’ utilitaria, illuminandola con il faro della Volante: ma appena scesi dall’ auto, erano stati raggiunti dai colpi di pistola esplosi dall’ assassino. Rispondendo al fuoco, avevano ucciso Arrigoni.
Redrum









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