
LONDRA — L’assassinio di ragazze sole, indifese, in un angolo buio della giungla urbana, torna con frequenza nella cronaca nera inglese. Nelle sere del fine settimana escono in gruppo, giovanissime, cinguettanti, e dopo una serata al pub, dove la birra scorre a fiumi, o in discoteca, dove si smarrisce l’autocontrollo, tornano sole a casa, facile preda di maniaci sessuali, pronti all’omicidio. Così è successo anche a Sally Anne Bowman, 18 anni appena compiuti, uccisa a pugnalate nelle prime ore di domenica 25 settembre, a pochi metri dalla casa di Croydon, enorme borgo nella periferia sud di Londra. E forse anche il suo omicidio sarebbe stato archiviato presto, se Sally Anne non fosse stata così carina, non avesse sognato di comparire sulla copertina di Vogue anziché sulle pagine di cronaca nera dei tabloid. E se in fondo la sua tragedia non fosse uno spaccato della gioventù inglese, con aspirazioni forgiate dal culto delle celebrità. Quel sabato sera, Sally Anne uscì alle 9, con la sorellastra, mandando un bacio con la mano alla madre Linda, e un saluto: «A più tardi, mum ». Era appena tornata dall’isola greca di Kos, dove aveva festeggiato il compleanno con il fidanzato Lewis Sproston. Portava una minigonna di jeans, una camicetta bianca con farfalle ricamate e un bolerino all’uncinetto. Le due ragazze hanno incontrato amici nel centro di Croydon, sono andate al Lloyd’s Bar, un pub dove si balla, e hanno passato una serata spensierata.
Redrum








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