
L’uomo ha qualche evidente disagio mentale ma è riuscito sempre a mantenere la lucidità tipica degli assassini professionisti. Nel 2003 violentò la nonna e per questo è ancora sotto processo. Quinto figlio di dieci fratelli, ha il vizio dell’alcol e ha girato mezza Italia in treno. Afferma di non conoscere Roberta Riina. Sull’ultima vittima ha detto: “Volevo solo fidanzarmi”
“Un maniaco”. A chiedere in giro di Emilio Zanini, a Partitico tutti rispondono così. Il quarantenne che ha tentato di stuprare una donna lo scorso 30 marzo, lo si vedeva sempre vagare senza meta per il corso. Accompagnato dall’immancabile bottiglia in mano, era sempre solo. Non lavorava, non aveva nessuna occupazione. I suoi genitori sono da tempo separati. Lui è il quinto di dieci fratelli, cinque donne e quattro maschi. Alcuni di loro hanno problemi di droga alle spalle.
“Uno che viveva come uno zingaro - racconta Tommaso - che rubacchiava nelle villette di campagna per sopravvivere, tra un furto e l’altro. Capitava che qualcuno gli parlava - dice - e lui non ti rispondeva, era come sopra le nuvole, stonato. A dire la verità - confessa - nessuno si poteva mai aspettare che fosse lui l’assassino di Roberta Riina, che potesse arrivare a questo punto”.
Ma la fedina penale di Emilio Zanini faceva presagire questo e tanto altro. Nel luglio del 2003 fu la tentata violenza sulla nonna di 80 anni a fare sorgere il sospetto che il suo disagio potesse sfociare in azioni ancora più folli. Lo stesso comandante della locale stazione dei carabinieri in una nota alla procura segnalò la pericolosità del giovane. Ma lui continuò a muoversi indisturbato. Nonostante gli obblighi di dimora, più volte infranti, spesso scompariva nel nulla per evadere i domiciliari o gli obblighi di firma. Fino a quando non è incappato in una storia più grande di lui, per la quale non potrà pagare in altro modo che con il carcere a vita.
Redrum









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