
Oggi è difficile pensare alla ghigliottina usata nell’Europa contemporanea. Eppure, la macchina per la decapitazione istantanea, inventata nel 1789, ha funzionato per l’ultima volta nel suo Paese d’origine, la Francia, nel 1977. Ed è rimasta uno strumento legittimo sino al 1981, quando la pena capitale fu abolita per volontà del presidente François Mitterrand. Uno degli uomini che si sono maggiormente battuti per la sua abolizione è sicuramente l’avvocato Robert Badinter che, nel 1975 divenne famoso per la sua arringa in difesa dell’infanticida Patrick Henry. Il suo cliente ebbe la pena capitale commutata in ergastolo. Le sue arringhe e i suoi articoli sono diventati un vero e proprio manifesto contro il supplizio di Stato e ora sono state pubblicate in un unico volume, “Contro la pena di morte” (Spirali, Milano 2007). Ma in un periodo di terrorismo, come quello che stiamo vivendo negli ultimi anni, sono in molti a chiedere il ripristino della pena capitale. Karl Zinsmeister, dell’American Enterprise Institute, nel 2004 rivelava, sondaggi alla mano, che la maggioranza dei cittadini europei (anche in Francia e in Italia) ritiene giusta la pena di morte. Una maggioranza che, in Gran Bretagna, arriva addirittura ai due terzi dei sudditi. Da qui l’accusa americana che l’Europa è abolizionista solo perché è anti-democratica. Sono molti gli argomenti a favore del patibolo. Li abbiamo esaminati, uno per uno, con Badinter, ospite in Italia per la presentazione del suo libro.
Redrum








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