Come è nata l’idea di scrivere un libro sui meccanismi biologici che sono alla base della sessualità, amore ed estetica?
Il libro nasce principalmente come una curiosità intellettuale e come la necessità di proporre in maniera sintetica informazioni sicuramente di interesse generale, ma che al momento sono disperse in centinaia di articoli in riviste specializzate, e per di più in inglese, che non sono certamente fruibili dal grande pubblico. Erano quasi dieci anni che raccoglievo questo tipo materiale e quando ho pensato di avere una visone d’insieme sufficientemente ampia, di sono buttato in questa impresa. Certamente ha aiutato molto il fatto che professionalmente sono un neurobiologo, cioè mi occupo dello studio del cervello, ma anche che sono sempre stato affascinato dalla zoologia e dall’evoluzione, leggendo moltissima letteratura sull’argomento. Infine mi diletto nell’allevare pesci ornamentali e l’acquario è il sistema che permette di osservare il comportamento sessuale, quasi come in natura. Il libro nasce proprio come una sintesi tra questi due approcci: lo studio del cervello e la logica evoluzionistica che regola il comportamento sessuale. Esiste una spiegazione biologica del perchè preferiamo un certo tipo di persone e di relazioni, ci amiamo e ci lasciamo; ed esistono circuiti cerebrali nati per controllare questo tipo di comportamenti. Il libro è un tentativo di spiegare questo a lettori non specializzati.
In che modo le teorie biologiche interagiscono con quelle psicologiche e culturali in questi tre ambiti?
Le teorie biologiche non vogliono essere in contrapposizione con la psicologia e con le scienze sociali ma descrivere fenomeni universali che esistono “a priori”, rispetto alla cultura e dai quali la cultura e le esperienze personali attingono per generare la diversità tra le persone. Ad esempio, la biologia può spiegare perchè le donne preferiscono uomini più alti e gli uomini donne più giovani, può spiegare perchè alcune proporzioni nei visi vengono percepite come attraenti, ma non può spiegare perchè tra tante persone si scelga una in particolare e non un’altra.
Può farci un esempio?
Un esempio molto chiaro è rappresentato dalle differenze tra i due sessi. La biologia dimostra che esistono alcune differenze innate tra uomini e donne, ma il modo in cui queste differenze si ESPRIMONO, è dettato sia dalla società che dalla personalità del singolo. L’identificazione con un sesso rispetto all’altro si scompone in una parte biologica, controllata dagli ormoni sessuali, e da una identità di ruolo che viene appresa e che si relaziona al ruolo che il sesso di appartenenza ha nella società, nella quale l’individuo vive, così come al suo carattere.
La corteccia prefrontale può influenzare e regolare il nostro comportamento sessuale?
La corteccia prefrontale è la regione più anteriore del cervello, quella che corrisponde alla fronte, ed è anche la parte evolutivamente più recente del cervello umano, quella che ci distingue maggiormente dalle scimmie. La corteccia prefrontale è fondamentale per apprendere le convenzioni sociali (un altro esempio di integrazione tra biologia e cultura) e tra queste anche le convenzioni sessuali. Se pazienti subiscono durante l’infanzia una lesione della corteccia prefrontale avranno da adulti un comportamento sessuale estremamente libero ed in generale saranno molto freddi nelle relazioni interpersonali, privi di rimorso e sensi di colpa.
Nel libro si parla di studi particolari mirati ad identificare le aree cerebrali coinvolte nel processo cognitivo che ci fa definire un volto come gradevole o meno. può parlarci di questi studi?
Negli ultimi anni si è cercato di individuare sia le regioni del cervello che analizzano la bellezza dei volti, sia le proporzioni di un volto ideale.
Per fare ciò, si è mostrato a dei volontari visi belli o brutti ed una complessa macchina, simile alla TAC, ha rivelato quali regioni del cervello venivano attivate. L’attivazione interessava la corteccia prefrontale della quale abbiamo appena parlato, ma solo nel lato sinistro del cervello. Questi dati dimostrano ulteriormente come la corteccia prefrontale sia coinvolta nel controllo del comportamento sessuale.
Inoltre, utilizzando tecniche di computer graphics, si sono costruiti visi sintetici rivelando quali sono le proporzioni che vengono percepite come attraenti. Abbastanza sorprendentemente si è scoperto che esistono alcune caratteristiche (occhi grandi, menti piccolo, naso sottile, fronte alta, bocca piccola) che vengono considerate belle in tutte le culture. Queste caratteristiche sono quelle che maggiormente ci differenziano dall’Uomo di Neanderthal, come se rappresentassero l’effetto speculare di meccanismi ancestrali che impedivano ai nostri antenati di incrociarsi con essi. In altre parole, se i neanderthal con la loro fronte sfuggente, grandi sopracciglia, bocca e mento grandi venivano percepiti brutti, quanto più un individuo era diverso da loro, cioè aveva fronte ampia, mento e bocca piccoli e sopracciglia sottili, tanto più era percepito in maniera innata come bello.
E ora parliamo di un argomento che torna in voga durante il periodo estivo: la monogamia. Ha una base biologica oppure è frutto di condizionamenti culturali?
Si potrebbe dire che siamo monogami infedeli o, per usare un termine scientifico, monogami sociali. La monogamia compare nel mondo animale quando entrambi i genitori sono necessari per accudire la prole. La monogamia sociale è una condizione in cui, pur allevando i genitori insieme la prole, sono concesse una serie di “scappatelle”. In pratica il genitore “sociale” provvede a fornire le risorse necessarie (nido, cibo, difesa del territorio) mentre le “scappatelle” servono per cercare partner di “alta qualità genetica”, e per noi alta qualità genetica significa bello o comunque attraente.
Se una specie è monogama sociale, questo può essere scoperto da alcune caratteristiche nella sua anatomia e fisiologia e questo “marchio di fabbrica”, è chiaramente riconoscibile anche in noi umani. Ma questo non vuole dire che automaticamente si giustifica il tradimento. Tra aver voglia di fare qualcosa e farlo corre una bella distanza, tutta quella che separa la biologia dall’etica.
La determinazione delle basi biologiche sottostanti ai nostri comportamenti sessuali ed emotivi, in che modo può essere utile per lo studio della psicologia umana?
E’ molto importante comprendere che la mente umana è una collezione di meccanismi che funzionano in certo modo perchè hanno, o hanno avuto, una funzione biologica. Comprendere quale è stata la funzione di un certo meccanismo aiuta nella ricerca di metodi per correggerlo, quando lo stesso meccanismo diventa patologico o socialmente pericoloso. Ripeto, il fatto che certi meccanismi abbiano basi innate non vuol assolutamente dire che siano inevitabili ed immutabili. Se siamo in grado di sottostare a condizionamenti culturali non è perchè abbiamo meno istinti degli altri animali, ma perchè ne abbiamo molti di più. E’ la nostra natura che ci permette di apprendere; biologia e psicologia devono rappresentare approcci convergenti e complementari nella compresione di ciò che ci accomuna tutti: la natura umana.
GLI ARGOMENTI TRATTATI IN QUESTI INTERVISTA, SONO ESPOSTI IN MODO AMPIO NEL LIBRO DI ALESSANDRO CELLERINO “EROS E CERVELLO” EDITO DA TRACCEDIZIONI.
Dott.ssa Flavia Rainaldi









Anteprima del commento