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Sessuologia clinica



TRAVESTITISMO O TRANSESSUALISMO?

A cura di Dott.ssa Flavia Rainaldi

Pubblicato il 01/03/2004



Un interessante mail di un nostro visitatore, ci offre la possibilità di approfondire un quesito spesso ricorrente riguardo la sessualità....

Salve cara dott.ssa Flavia,
Sono un ragazzo di 25 anni, non sono stato mai fidanzato, cmq le ragazze mi piacciono anke se qualke volta provo a imitarle , cioè mi vesto da donna. Vorrei sapere gentilmente se sto entrando in quella fase di transessualismo.
distinti saluti

Caro M.,
colgo l’occasione per rispondere alla tua domanda con un intervento che mi permette di affrontare temi importanti riguardo la sessualità, spesso causa di confusione e luoghi comuni da sfatare.
Si parla di FETICISMO DI TRAVESTIMENTO quando, durante un periodo di almeno 6 mesi, sono presenti fantasie, impulsi, o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, riguardanti il travestimento in un maschio eterosessuale. Alcuni uomini, quindi, trovano particolarmente eccitante il travestirsi con abiti del sesso opposto. Una parte di loro colleziona gli indumenti femminili con cui spesso si traveste. Possono indossare un solo capo di abbigliamento femminile (come la biancheria intima) sotto i vestiti maschili, oppure vestirsi, truccarsi e pettinarsi interamente come una donna.
L’impulso al travestimento, può cambiare nel tempo in maniera temporanea o permanente con diminuzione e /o scomparsa dell’eccitazione sessuale in risposta al travestimento. In questi casi il travestimento può essere considerato come un antidoto per ansia, stress e depressione e contribuisce a dare un senso di pace e calma. L’esordio può avvenire nella fanciullezza o prima adolescenza e in alcuni casi non è praticato in pubblico fino all’età adulta.

Il transessualismo, è invece un concetto introdotto da Benjamin che intendeva differenziare i travestiti da quelle persone che non solo usano abbigliarsi con abiti dell’altro sesso, MA CHE VORREBBERO ANCHE APPARTENERE AL SESSO OPPOSTO. Masters e Johnson (1987) la descrivono così: ”Gli individui transessuali sperimentano una perenne lacerazione interiore dovuta all’incongruenza tra il loro aspetto anatomico e la loro identità sessuale. Spesso descrivono il loro dilemma come l’essere intrappolati in un corpo sbagliato”. In questi casi, quindi, il desiderio di vestirsi con indumenti del sesso opposto è accompagnato anche da un intenso desiderio di appartenere totalmente all’altro sesso e di essere considerato e trattato come tale. Per raggiungere questo obiettivo, possono ricorrere anche al trattamento ormonale e/o chirurgico. Infine, essi sperimentano un persistente malessere o senso di estraneità riguardo il proprio sesso.
E’ necessario distinguere quindi:


- Il travestitismo “puro”


- Il travestitismo degli omosessuali (per abitudine o per occasioni scherzose. Le drag queen, caricature del femminile, ne sono un esempio)


- Il travestitismo come componente del transessualismo


L’uomo che ricerca il travestimento, non ricerca una persona dello stesso sesso non è quindi omosessuale (ma può essere bisessuale) e, contrariamente al transessuale, sente come “congruente” la sua sessualità con quella derivante dalla sua anatomia: il travestirsi è messo in atto allo scopo di procurarsi eccitazione sessuale. Alcuni travestiti, possono comunque presentare nella loro vita sintomi di "Disforia di Genere", una condizione che presenta dei gradi variabili di insoddisfazione verso il proprio sesso anatomico, desiderio di avere i caratteri sessuali del sesso opposto e di essere considerato appartenente a tale sesso. Questa condizione è comunque transitoria e può presentarsi in seguito a stress psicosociali, a malattia, lutto, separazioni, depressione etc.
A parte queste “linee guida diagnostiche”, ogni caso dovrebbe costituire motivo di approfondimenti specifici, aperti ad ogni possibile configurazione della propria sessualità, di cui il comportamento sessuale può essere espressione e soddisfacimento di bisogni soggettivi e preferenze.

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