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Parafilie (ex perversioni)

Perversioni femminili

A cura di Dott.ssa Flavia Rainaldi

Pubblicato il 14/07/2007



Cosa si intende per perversione femminile? Come si manifesta e da dove si origina? La Kaplan attraverso il suo libro "Perversioni femminili" , cerca di spiegare i complessi meccanismi di base psicologici e sociali che contraddistinguono le perversioni maschili da quelle femminili utilizzando come riferimento letterale il celebre romanzo di Gustave Flaubert "Madame Bovary"...

foto intervento



Per comprendere il significato di perversioni femminili ,così come lo ha esplicato la Kaplan nel suo libro omonimo, è necessario partire da una premessa: il concetto di perversione nelle sue manifestazioni comportamentali e inconsce.



A tale riguardo la Kaplan comincia con l’introdurre una critica verso certe teorie psicoanalitiche che da sempre hanno connotato il concetto di “strategia perversa”. Le perversioni continuano infatti, da sempre ad essere definite come “aberrazioni sessuali basate su un disperato bisogno di quelle cose o aspetti di cose che possono servire come condizioni obbligatorie per raggiungere erezione e orgasmo, un modo per dare un’espressione cosciente alla vita mentale inconscia“. Ciò che invece secondo la Kaplan contraddistingue una perversione non è l’intensificarsi di una o più attività sessuali, il tipo o ”estremizzazione” di certe attività erotiche , ma piuttosto la qualità di disperazione e fissità che obbliga le persone a mantenere quel rituale di comportamento.

In contrasto con ciò che accade nelle nevrosi o psicosi, una perversione richiede “un copione comportamentale” ovvero una “performance”. L’azione perversa viene eseguita da una persona che altra scelta non ha perché altrimenti sarebbe colta da un’insopportabile ansia o da una depressione o psicosi. La perversione non è una mera attrazione verso qualcosa o qualcuno ma piuttosto l’elusione di fantasie, affetti, pensieri che sarebbero psicologicamente dolorosi se divenissero coscienti: l’attore o protagonista sa solo che si sente costretto ad eseguire una certa azione o serie di azioni e che quando si trattiene dal farlo si sente ansioso in preda al panico e agitato.



Sono esempi di perversioni tipicamente maschili il feticismo, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo, masochismo e sadismo sessuale, pedofilia, bestialità e necrofilia. Queste attività sono considerate insolite e bizzarre, tipiche del sesso “spinto” e fanno risaltare la strategia della perversione maschile: portare alla coscienza un’esagerazione difensiva della mascolinità attraverso la quale molti uomini si sentono esaltati, vivi, carichi di energia e fieri di sé. Secondo la Kaplan le strategie delle perversioni femminili sono differenti da quelle maschili solo per il fatto che la strategia suscita esperienze coscienti, fantasie e performance differenti: perversioni tipicamente femminili sono rappresentate ad esempio, dalla sottomissione estrema, dalla cleptomania, mutilazioni e nella sindrome della moglie incestuosa. 



Ciò che rende cosi diverse le perversioni maschili o femminili è lo stereotipo sociale di genere che è messo in evidenza nel copione comportamentale della perversione: negli uomini l’esagerazione della mascolinità e del potere narcisistico, nelle donne la perversione mantiene in primo piano lo stereotipo sociale della femmina sottomessa con la sua elevata consapevolezza del peccato e del senso di colpa. In questo modo ella mantiene affetti e pensieri “pericolosi”, in quanto “ribelli” all’ordine generale dei ruoli maschili e femminili dettati dalla società, ai margini dell’ombra. Prendendo spunto dal romanzo di Gustave Flaubert "Madame Bovary", la Kaplan sottiliena come quest'ultima fosse l'emblema della donna resa schiava dagli stereotipi femminili, che nel periodo storico descritto costituivano l'ideale di femminilità.

L’ordine sociale ha infatti stabilito quali virtù femminili, rendono desiderabile e preziosa una donna e quindi ogni manifestazione “normale” come l’essere una buona moglie, madre o figlia può essere lo stratagemma attraverso il quale dar corso alla perversione che può coinvolgere la donna in uno scenario altrettanto “hard”. Di conseguenza, comportamenti “devianti” femminili non vanno ricercati nella pornostar, nella prostituta o nella donna che predilige manifestazioni considerate “estreme” della sessualità, ma nei ruoli “stereotipati” che la società ha attribuito alla donna e che ne hanno definito la sua desiderabilità e preziosità ossia nel ruolo di madre, moglie e di donna che, pur affermandosi socialmente in campo lavorativo, riesce comunque ad autosvalutarsi nella propria femminilità per non essere considerata un’ usurpatrice (in primo luogo da se stessa) del potere maschile che nella moderna società industriale si è andato così definendo.

Nei prossimi interventi vedremo degli esempi “esplicativi” di questa teoria

Bibliografia: Kaplan L. J. (1992) "Perversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary", Raffaello Cortina Editore, Milano


 

 

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