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A cura di Giancarlo
Pubblicato il 05/02/2004
Il greco siculo, il latino siculo, l’arabo siculo, il franco siculo, l’ispano siculo, l’italo siculo, sempre una lingua, una sola: "il Siciliano" - Divenne la prima lingua letteraria italiana (Dante, nel De Vulgari Eloquentia) - La Sicilia, ha elaborato la prima lingua letteraria italiana - il Siciliano, lingua ufficiale per oltre due secoli (il XIII e il XIV ) -
Nell’intento
di
approfondire
ulteriormente la questione, pongo a mia volta, a me stesso e a voi, una domanda:
Il SICILIANO è
LINGUA o DIALETTO? Affrontiamo complessivamente i due quesiti,
tramite le autorevoli valutazioni storico - critico - letterarie di Mario
Sansone e di Salvatore Camilleri:
1) dal punto di vista glottologico ed espressivo non c’è alcuna differenza essendo la lingua letteraria un dialetto assurto a dignità nazionale e ad un ufficio unitario per complesse ragioni storiche;
2) il Siciliano, con la poesia alla corte di Federico II, è stato determinante per la nascita della poesia italiana;
3) il Siciliano è stato lingua ufficiale per oltre due secoli (il XIII e il XIV );
4) il Siciliano è stato strumento letterario di poesia e di prosa: nella seconda metà del sec. XV diede vita alle Ottave o Canzuni, nel sec. XVIII a un autentico poeta come Giovanni Meli e nel XIX secolo a Nino Martoglio, ad Alessio Di Giovanni, al Premio Nobel Luigi Pirandello(foto a sx). E ancora, la sua influenza si riscontra in Verga e Tomasi di Lampedusa;
5) il Siciliano,
per ispirazione, toni e contenuti, è capace di esprimere tutta la
complessa realtà,
dall’aspetto
lirico all’epico, dal tragico al comico, in tutte le sue essenze, potenzialità,
sfumature.
E riportiamo ancora le parole di Guido Barbina: "Tralasciamo, perché puramente accademico e fuorviante, il pretestuoso problema della differenziazione fra lingua e dialetto e taluni passi tratti dall’articolo: - Le lingue minoritarie parlate nel territorio dello Stato Italiano - di Roberto Bolognesi". "Tecnicamente i termini lingua e dialetto sono interscambiabili" e aggiunge "il loro uso non implica nessuna precisa distinzione genetica e/o gerarchica. Tutti i cosiddetti dialetti italiani sono lingue distinte e non dialetti dell’Italiano".
"Il dialetto - as
serisce
a tal proposito Salvatore Riolo - non è una corruzione né una
degenerazione della lingua e non potrebbe mai esserlo, perché i dialetti non
sono dialetti dell’italiano, non derivano, cioè, da esso ma dal latino,
e soltanto di questo potrebbero eventualmente essere considerati corruzione".
E infine, secondo lo Studio del Centro Ethnologue di Dallas: "Il Siciliano è differente dall’Italiano standard in modo abbastanza sufficiente per essere considerato una lingua separata, è inoltre una lingua ancora molto utilizzata e si può parlare di parlanti bilingui, in Siciliano e in Italiano standard".
Alla luce di queste considerazioni - ma ben altre se ne potrebbero portare a supporto tra le quali, di particolare rilievo: la presenza di Vocabolari, di testi di Ortografia, di Grammatica, di Critica, eccetera - ritengo si possano sciogliere(entrambi positivamente) i quesiti che ci siamo posti; ovvero:
A) - ha senso perseguire la trascrizione corretta del Siciliano;
B) - il Siciliano può essere considerato, a pieno titolo, Lingua.
Rebus sic stantibus,
PERCHE'
IL SICILIANO? E QUANDO?
La questione, in realtà, è ben altra! La scelta del sistema di comunicazione non è, infatti, abito soggetto alla moda, al clima, al fine. La scelta nel nostro caso, ci avverte ancora il Camilleri (foto a fianco interattiva), è dettata a priori: il "SENTIRE SICILIANO". Il che significa: "esprimersi con FORME, con SPIRITO, con IMMAGINI PROFONDAMENTE SICILIANI e non già con scialbe traduzioni dall’Italiano"; significa ancora"liberarsi dal preconcetto che il dialetto debba solamente rivolgersi alle piccole cose, al folclore, al ricordo". "Il dialetto può esprimere tutte le complesse realtà: la storia, la filosofia, la sociologia, tutte le scienze, non in quanto tali, ma come patrimonio culturale che chi scrive consuma nell’atto della creazione". E allora, QUALE SICILIANO? Quello di Catania o quello di Palermo? Quello di Siracusa o quello di Trapani o l'Agrigentino, l’ Ennese, il Messinese, il Nisseno, il Ragusano? Perché non tutti assieme? "Il prodotto di tutti essi, appunto, l'idioma, la lingua Siciliana".
Chiudo con un monito: "come la società tradizionale anche - lingue così dette 'minoritarie' - non possono permettersi il lusso della nostalgia; la loro sopravvivenza è legata alla capacità di adeguarsi al mondo che evolve".