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Provincia Messina

LA CITTA' DI MESSINA - pag. - 2^-

A cura di Giancarlo

Pubblicato il 22/02/2004

La città - Storia - Assetto urbanistico nei secoli - La gastronomia - Il pesce e i frutti di mare - Folklore e Principali manifestazioni

STORIA: Nel 1412 Ferdinando di Castiglia restituì a Messina i privilegi che le permisero di diventare la più progredita delle città siciliane. Nel 1571 furono fatte straordinarie accoglienze al valoroso Don Giovanni e nelle sue acque si riunì la flotta cristiana che il 7 ottobre 1571 sconfisse i Turchi nella battaglia di Lepanto. Sotto gli Spagnoli Messina era in grande splendore.
Fin dal 1665 erano però sorte questioni tra la Corte di Madrid e Messina e nel 1671 si operò per sottomettere la città alla piena sudditanza alla Spagna.
 La città si divise nelle due fazioni dei Merli (popolani) sostenitori della Spagna, e dei Malvizzi (nobili) favorevoli alla libera costituzione messinese. Nel 1674 la lotta si trasformò in aperta ribellione contro la Spagna e la città si rivolse al Re di Francia Luigi XIV che inviò nelle acque delle Stretto una flotta che distrusse quella spagnola.
Nel 1678 Luigi XIV tradì Messina abbandonandola alle vendette spagnole. Ogni privilegio venne eliminato, l'Università fu chiusa, libri manoscritti ed opere d'arte, vennero distrutti o inviati in Spagna. A monito fu creata la Cittadella fortificata.
Nel 1743 scoppiò una terribile peste bubbonica che in pochi mesi uccise più di 50.000 abitanti. Seguirono le carestie del 1746, del 1747 e del 1760.
 Il 1° settembre 1847 cinque squadre di patrioti diedero il via alla grande rivoluzione contro la tirannia borbonica. Nel gennaio 1848 scoppiò la rivolta vera e propria che coinvolse l'intera città. La quasi totalità dei forti fu espugnata, mentre i Borbonici della Cittadella bombardarono Messina per otto mesi. Ferdinando II si guadagno così il soprannome di Re Bomba. Nel settembre il generale Filangeri sbarcò migliaia di soldati che riconquistarono Messina.
Durante la rivolta del 1848 si verificò il sacrificio dei giovani patrioti detti "Camiciotti" per la loro stramba divisa. Assaliti da soverchianti reggimenti svizzeri resistettero all'attacco fino alla fine delle munizioni e poi invece di arrendersi preferirono morire gettandosi in un profondo pozzo.
 Il 27 luglio 1860, dopo la vittoriosa battaglia di Milazzo, entrò liberatore Giuseppe Garibaldi e Messina entrò a far parte del Regno d'Italia.
Il 28 dicembre del 1908 si verifica una delle più grandi catastrofi della storia dell'umanità. Un violento terremoto, seguito dal maremoto, in pochi secondi rade al suolo l'intera città.
Quasi 80.000 persone perdono la vita.
Delle diecimila fabbriche esistenti ne rimangono intatte soltanto due. Si persero 186 chiese, 25 conventi, 15 monasteri. Si perde la Palazzata che era stata definita l'ottava meraviglia del mondo.

Il 12 gennaio 1909, il Parlamento deliberò che Messina venisse ancora una volta ricostruita. Il nuovo piano regolatore venne affidato all'Ing. L. Borzì e la città ricostruita seguendo rigide disposizioni antisismiche.
Per tutto il periodo bellico la città fu pesantemente bombardata dal cielo dagli aerei alleati. Il 17 agosto del 1943 la terza divisione americana, agli ordini del generale Patton, entrava in Messina dalla via Palermo, mentre l'ultimo mezzo navale tedesco fuggiva dalla spiaggia di Paradiso.
 

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