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A cura di Giancarlo
Pubblicato il 03/04/2005
La
nostra isola è sempre rimasta nel cuore di Giovanni Paolo II per il suo calore e
i suoi drammi - Ad Agrigento tuonò con l'indice puntato e l'indignazione che gli
infiammava le guance: "Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio -
Ai catanesi: "Sii felice, Catania: alzati" - "Questa terra è un crocevia tra la
civiltà europeo-cristiana e quella arabo-musulmana e vive continuamente la sfida
della tolleranza e del dialogo. La mia visita vuol essere un segno di
incoraggiamento un invito alla speranza"
Dicono che quando arriva la fine il morituro riveda in pochi attimi il film della sua vita. Chissà cosa ha pensato Wojtyla, forse l'adolescenza nelle campagne di Wadowice, l'elezione al soglio di Pietro, i suoi percorsi nel mondo. Ma questi sono passaggi umani, è più probabile che abbia parlato direttamente col Signore e gli abbia chiesto di alleviargli le atroci sofferenze come fece Gesù sulla Croce: "Padre, allontana da me l'amaro calice"
Ieri, per tutta la giornata, c'è stata l'attesa del mondo tra lacrime e pietà. Hanno pregato anche i siciliani, come tutti, e non si sa se hanno pregato per la sua vita o perché sopraggiungesse la fine ad alleviargli le sofferenze. Wojtyla amava la Sicilia, terra di forti contrasti che in qualche modo lo emozionava. Era stato in visita cinque volte. Negli ultimi giorni il Papa aveva perso anche la voce, ma la ricordiamo possente
quel 9 maggio del '93 quando dalla collina di Agrigento tuonò con l'indice puntato e l'indignazione che gli infiammava le guance: "Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio. Questa terra vuole la vita!" (e la mafia gli rispose d'estate con le autobombe nelle chiese romane di San Giovanni e di San Giorgio al Velabro). Lanciando l'accusa contro la mafia, il primo Papa a scagliarsi contro i seminatori di morte, Wojtyla si era rivolto ad una grande Croce che era stata portata da una chiesa dei Belice distrutta dal terremoto: "Nel nome di questo Cristo, di questo Cristo morto e risorto, io di
co ai responsabili: convertitevi!". Poi Wojtyla aveva abbracciato i genitori del giudice ragazzino Rosario Livatino ucciso dalla mafia: "Non posso non ricordare i figli di Sicilia caduti per affermare gli ideali di giustizia e di legalità"
Il giorno prima era stato a Trapani ed Erice, dove aveva visitato il centro scientifico di Zichichi. Un Papa stanco, ma dalla voce severa nella cittadella Premi Nobel e vescovi. E' disse: "Se un, fatuo orgoglio scientista può non riconoscere la mano di Dio nel Creato, la saggezza dell'umiltà deve servire almeno a lascia
re aperto l'interrogativo metafisico sul principio ultimo e trascendente dell'esistenza. Ricerca e religione sono entrambe al servizio della comunità umana, doni di Dio" La prima delle cinque visite era stata il 21 novembre'82 a Palermo e nel Belice. Era una Palermo afflitta, funestata da delitti eccellenti, erano stati uccisi il presidente della Regione Piersanti Mattarella nel gennaio '80 e a settembre '82, appena un mese prima della visita del Sommo Pontefice, là mafia aveva ammazzato anche il generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il cardinale di Palermo, Salvatore Pappalardo, aveva pronunciato il suo celebre discorso su "Sagunto
espugnata" davanti alla bara del generale. E Wojtyla si era preso in carico il dolore della città a cui aveva aggiunto quello dei terremotati del Belice, procedendo pellegrino tra le case distrutte e l'ansia di quelle povere popolazioni devastate dal sisma e ancora senza un tetto. Una Via Crucis tutta siciliana.
Il secondo viaggio avvenne l'11 giugno 1988 a Messina: il Papa sbarcò a Reggio e arrivò via mare. Incontrò migliaia di disabili e non mancò di visitare i quartieri che erano rimasti come ai tempi del terremoto del 1908. "Coraggio, Sicilia" disse prima di andare a pregare davanti alla Madonna nera di Tindari. La terza visita fu l'8 e 9 maggio 1993 toccando nel primo giorno Trapani, Erice
e Mazara del Vallo, e nel secondo Agrigento e Caltanissetta dove era andato tra i detenuti del carcere di Malaspina e tra i lavoratori della ditta Averna.
La quarta tappa il 4-5 novembre 1994 a Catania e Siracusa. Per accogliere Wojtyla c'erano sempre folle sterminate. Ai catanesi adunati al Cibalí, nella spianata di via Vincenzo Giuffrida e sotto gli archi della Marina davanti all'Arcivescovado disse: "Sii felice, Catania, patria di Sant'Agata. Sii felice nonostante tutte le difficoltà che devi portare in questi giorni. Catania, alzati!". E a Siracusa benedì il santuario della Madonnina delle lacrime: "Lacrime di dolore per quanti rifiutano la parola di Dio, lacrime di preghiera, lacrime di speranza". La quinta brevissima visita fu a Palermo il 23 novembre'95 al convegno delle chiese d'Italia.
Nel suo peregrinare la Sicilia gli era rimasta nel cuore per il suo calore e per i suoi drammi. Ora lo piangiamo tutti, credenti e non, laici e non, con riconoscenza e affetto. E anche se il mondo, dicono, sta scordando l'insegnamento del Padre, noi tutti ci ricorderemo di quest'Uomo. (cliccare sulle foto per ingrandirle)