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fondazionebufalino@tin.it
Allora
dirò all'improvviso che l'affetto più urgente nella mia vita, e dunque nella mia
opera, mi pare il sentimento della teatralità e dell'inverosimiglianza del
vivere, e una conseguente curiosa presunzione d'inesistenza (che naturalmente
dissimulo, stando al gioco, fingendo di esistere, scrivendo, rispondendo al
telefono e ai questionari dell' "Almanacco della Cometa" ... ) - Da ciò l'ironia
di fronte alla parata di demenze che chiamano storia e i parossismi i falsetti
le lacrime e il bisogno di mischiare retorica con pietà.
Benché
la vocazione alla scrittura in me sia stata assai precoce, fino a or ora non
avevo pubblicato una riga. Perché? Me lo sono
chiesto io per primo senza riuscire a trovare una spiegazione che non fosse
balbuziente o capziosa - Una vita come tante due tre malattie intere due tre
mezzi amici un umor malinconico con vampate d'ilarità un cristianesimo ateo e
tremante inetto a capire se l'universo sia salute o metastasi grazia o disgrazia
un odio della storia - Il libro per la solita isola? Un vocabolario.
Confesso
che il primo capitolo che scrissi (non è il primo nell'ordine canonico e non
conta dire qual è) nacque come un gioco serio - A questo capitolo, per così dire
prefabbricato, si sovrapposero gli altri - Sappia chi non l'ha letto che vi si racconta la convivenza di alcuni reduci di guerra
in un sanatorio della Conca d'Oro, nel '46 - Fra il protagonista e una paziente
dagli ambigui trascorsi nasce un amore un puerile e condannato amore più
di parole che di atti il cui sbocco è una fuga a due senza speranza e subito
dopo, la morte di lei in un alberghetto sul mare.
Sono
nato a Comiso in Sicilia nel 1920 - Primo profondo sentimento della mia infanzia
fu infatti il terrore e lo sconcerto d'esistere - Tutto quanto mi circonda non
cessa d'apparire intollerabilmente immotivato, come in una partita truccata,
giocata con dadi incomprensibili - Quel
mandorlo che fiorisce ogni febbraio a una curva di Monteraci e mi persuade
quietamente a vivere... - Circa la mia carriera dirò che ho esordito col romanzo
"Diceria dell'untore" (Le foto negli
interventi appartengono al volume fotografico da Lui curato: "Comiso ieri"
edito da Sellerio)
In una pagina o cinque che cosa si può offrire di sé? - Uno scrittore abbastanza
sgradevole Henry de Montherlant scrisse una volta che pubblicare è come parlare
a tavola in presenza della servitù - Un'opera può solo dirsi veramente viva se,
e finché è inedita mobile trasmutabile ad libitum come la vita. La pubblicazione
è viceversa una specie di funerale - (La
fonte delle foto di Gesualdo Bufalino è il sito ufficiale del comune di Comiso
ove è allocato il sito della fondazione Bufalino)
Isole
dentro l'isola: questo è appunto lo stemma della nostra solitudine, che vorrei
con vocabolo inesistente definire "isolitudine"
(Gesualdo Bufalino) - Con Diceria
dell'untore, Bufalino vince il premio Campiello '81; con Le menzogne della notte
(Bompiani 1988), vince il premio Strega '88. -
Nella foto
Bufalino e Sciascia