
Nelle ultime elezioni, lo spamming è divenuto anche uno strumento di propaganda elettorale. Un movimento politico lo ha utilizzato per sensibilizzare gli elettori alle proprie idee, spedendo oltre 390.000 email. A seguito di alcune denunce, il Garante della Privacy ha condannato tale comportamento.
Lo spammer raccoglie questi indirizzi di posta elettronica in vari modi: attraverso newsgroup, elenchi pubblici o percorrendo altre vie, a volte discutibili. Una ricerca condotta negli Stati Uniti, ha evidenziato come lo spamming costi ogni anno alle aziende diversi miliardi di dollari.
Mentre l’Unione Europea, attraverso uno studio, ha confermato come entro cinque anni circoleranno 20 miliardi di email pubblicitarie, una media di 60 per ogni utente in rete.
L’invio di queste email inoltre può rallentare o bloccare del tutto i sistemi informatici degli Internet Service Provider. Senza parlare del fastidio per gli utenti privati.
Esistono solo due modi per difendersi dallo spamming: la prima ricorrendo a strumenti tecnici, la seconda usando quelli giuridici.
Gli Internet Service Providers tendono a bloccare le mail degli spammer conosciuti; i programmi di posta elettronica contengono appositi filtri capaci di cestinare, immediatamente, le missive indesiderate.
Ma non sempre questi ed altri accorgimenti tecnici sono sufficienti.
Roberto Grementieri









Anteprima del commento