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Carl G. Jung

Libido, inconscio e sogni

A cura di Marni

Pubblicato il 08/11/2005

La psicologia analitica junghiana si distingue dalla psicoanalisi freudiana per il netto rifiuto del pansessualismo freudiano. Jung pensava che contenuti rimossi o i simboli non fossero di natura prevalentemente sessuale, ma la manifestazione di una energia unica e presente in tutta la natura: la libido.

Klimt alberoLa psicologia analitica junghiana si  distingue   dalla psicoanalisi freudiana per il  netto rifiuto del pansessualismo freudiano. Jung pensava che  contenuti rimossi o i simboli  non fossero di natura prevalentemente sessuale, ma la manifestazione di una energia unica e presente in tutta la natura: la libido.

Libido è la forza vitale, lo slancio che  perpetua  la vita, e che non è legata solo a fattori biologici come  nella concezione freudiana, ma comprende  aspetti spirituali ed un  movimento dinamico  verso il futuro.

 

Jung sposta il suo interesse  dalla tradizione scientifica, medica e fisiologica che, come Freud possiede, ad un ambito più vasto, comprendente l'animo umano e tutto ciò che lo nutre. Di qui l'interesse per i miti e le favole, letteratura e scienza, arte e religione, ed il rimpianto per  la massificazione e la perdita di spiritualità del mondo moderno. 

 

Anche nel territorio del sogno, Jung si differenzia dal maestro, introducendo i concetti di archetipi ed inconscio collettivo  ad ampliare le intuizioni di partenza. I sogni si   trasformano da  prodotto dell'inconscio individuale,  a qualcosa di più completo e misterioso,  frutto della creatività del sognatore, ma collegati anche ad un più ampio repertorio di immagini attinenti  all' inconscio collettivo.

 

Inconscio collettivo è la parte della psiche sede di contenuti che non sono mai stati acquisiti personalmente tramite l'esperienza,  ma che appartengono all'individuo come rappresentante della razza umana, come eredità genetica, ed è  contenitore  delle immagini archetipe, forme  determinate e simbolo di istinti primari che possono essere presenti  in ogni luogo e cultura. 

 

I sogni, nell'ottica junghiana non saranno  solo attinenti alla sfera individuale del sognatore, ai ricordi infantili  o ai desideri rimossi ed inconfessati, ma si muoveranno su binari che, dalla coscienza individuale del sognatore, lo condurranno verso i territori del collettivo, del trascendente delle possibilità esistenti e non esplorate dalla psiche individuale.

 

Un'ottica focalizzata non tanto sulla struttura  interna del sogno e sulla sua decifrazione, ma sulla finalità del sogno stesso, lo scopo.  L'interpretazione dei  sogni sarà, in questa visione, lo strumento per appropriarsi del potenziale evolutivo compreso nel sogno stesso.

 

 
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Marzia Mazzavillani Copyright   © Vietata la riproduzione totale o parziale del testo

 

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