
La storia si svolge in una città di provincia (Cremona) dove Mario (Fabio Volo), geometra iscritto ad architettura, sogna di potere con i propri amici aprire un locale. Le sue speranze ed i suoi sogni si scontrano con la lentezza della burocrazia, la mancanza di fantasia e la rassegnazione comune.
Un nuovo lavoro e l’amore lo confronteranno con l’invidia altrui ed il potere di un piccolo funzionario comunale.
Film specchio di un’Italia comune, fatta di buoni propositi e belle parole a mascherare mediocrità e conformismo. Ne risulta un ritratto realistico che fa luce sulla mancanza di appoggio e di prospettive per chi osa e cerca qualcosa di più, per la gioventù che cerca la strada per crescere e realizzarsi e non si accontenta solo di televisione e discoteca.
La commedia è sentimentale ed a lieto fine, ma ben strutturata e molto esplicita nel mostrare difetti, amori e malumori della provincia italiana.
Due sogni del protagonista svelano e trasformano la sua visione di realtà. Nel primo il padre defunto (Cochi Ponzoni) gli apre gli occhi sull’invidia gratuita che lo sta danneggiando (…”se l’invidia fosse vino…tutto il mondo sarebbe ubriaco”).
Il secondo sogno esplicita la disillusione del giovane Mario e la sua sensazione di non fare “parte del gioco”, la sua ribellione nei confronti di un sistema che non capisce e che sente estraneo. Mentre il bravissimo Arnoldo Foà, nella parte del Presidente della Repubblica, diventa archetipo del Padre saggio che conosce e vive la contraddizione del sistema, ma che sa anche incoraggiare e promuovere le qualità e la nuova maturità del protagonista.
Marni commento: Commedia più che accettabile
Marzia Mazzavillani Copyright § Vietata la riproduzione totale o parziale del testo
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