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A cura di Marni
Pubblicato il 22/03/2007
"Sì, sono una strega" E la scuola la caccia. Un'insegnante è stata licenziata perché ha ammesso di praticare la Wikka, una versione spirituale e religiosa della stregoneria. Ma lei ha fatto causa all'istituto per riavere la sua cattedra
Robe da matti. Anzi, robe da streghe. In Inghilterra, per l'esattezza a Londra, nella cittadina di Hove, un'insegnante è stata licenziata dalla scuola in cui lavorava perché ritenuta una 'strega bianca'.
Si tratta di Sommer De La Rosa. La donna, wikkana convinta - la Wikka è una versione spirituale e religiosa della stregoneria che conta circa 150 mila adepti nel Regno Unito e più del doppio in America -, assistente di classe, è stata accusata dall'istituto di "insegnare agli alunni cose inadeguate".
Lei ha replicato sostenendo di non aver mai fatto alcun incantesimo a scuola, di non aver cercato di convertire nessuno studente (pratica vietatissima nella religione Wikka, che si oppone al proselitismo) e di non essere mai giunta a bordo di una scopa volante.
In seguito al trattamento ricevuto, infatti, ha deciso di fare causa alla scuola per tentare di riavere il suo posto di insegnante di musica ed educazione religiosa. Alla prima udienza in tribunale la professoressa ha dichiarato: "Sono stata trattata con diffidenza dagli altri membri del corpo insegnante per via della mia religione pagana. Quando hanno scoperto che ero una 'strega bianca' sono cambiati nei miei confronti. Mi parlavano solo se strettamente necessario".
Un chiaro esempio di discriminazione, dunque. Ma l'istituto sostiene che la donna arrivava in ritardo alle lezioni. La De La Rosa ha poi aggiunto di essersi offesa quando una maestra le ha imposto di togliersi un ciondolo con il pentagramma, uno dei simboli tradizionali del paganesimo. E il processo continua.
Certo il Regno Unito è famoso per le sue storie di fantasmi, per i suoi culti fantastici (maghi e folletti), per i castelli e le leggende che li riguardano ma nessuno si aspettava che qualcuno ci credesse. Andatelo a dire alla povera Sommer...
Leggi il commento alla vicenda di Silvia Ancordi Guida di Pedagogia: