Matrix

Regia: Andy e Larry Wachowski Titolo: Matrix Protagonisti: Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Laurence Fishburne,Hugo Weaving Anno: 1999 Durata: 136' Genere: Fantascienza Produzione: Stati Uniti

matrix sogniHai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non dovessi più svegliarti, come potresti distinguere il mondo dei sogni dalla realtà?”

Una delle frasi dette da Morpheus a Neo nel film Matrix colgono in pieno l’essenza di questo film visionario e terribile, in cui la realtà e il mondo virtuale compenetrandosi, danno vita a situazioni prettamente oniriche che oscillano fra incubi e sogni lucidi.

La realtà del 1999 è un programma di simulazione creato dai computer del XXI secolo per schiavizzare l’umanità, ma i ribelli capeggiati d Morpheus ( Laurence Fishburne) sono convinti che l’hacker Thomas Anderson ( Keanu Reeves) sia il messia Neo e gli mostrano cosa c’è dall’altra parte.

Un film che fa uso massiccio di immagini digitali per dire che il mondo non esiste, come insegnano le filosofie orientali, che la realtà virtuale è un incubo e che saccheggia accortamente vent’anni di fantascienza cinematografica (a partire da Terminator) per creare qualcosa che sembra nuovo, ma non lo è.

Intanto i registi sceneggiatori sviluppano le premesse di Philip K.Dick con rara coerenza, e si districano con una certa abilità tra i viluppi di un intreccio assai complesso.

Il risultato è una totale gioia per gli occhi, con scene d’azione tra le più belle mai realizzate in un film americano: non a caso uniscono vecchio e nuovo, le coreografie Kung-Fu di un regista di Hong-Kong ( Yuen Woo Ping) e le simulazioni al computer. Colpo azzeccato del produttore Joel Silver e dei registi Andy e Larry Wachowski. Quattro Oscar: montaggio, sonoro, montaggio degli effetti sonori e visivi.

(Liberamente tratto da Il Merenghetti- Dizionario dei film )

Marni commento: Per chi ama il genere, film del tutto godibile centrato sul sottile diaframma fra i mondi della realtà del virtuale, e sugli sconfinamenti nell’uno e nell’altro che appaiono come il risveglio da un sogno. La storia non consente distrazioni per la complicazione delle vicende che si incastrano procedendo nella visione. Da rimarcare come anche in questo genere futuristico sopravviva e domini l’archetipo dell’eroe inconsapevole di se,’ che solo attraverso una fase di apprendimento, conoscenza, maturazione, accede alle sue piene potenzialità (”Non pensare di esserlo…convinciti di esserlo” dice Morpheus a Neo durante l’addestramento) e riesce a salvare e salvarsi. Come dire che il viaggio dell’eroe è ancora attuale.

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Pubblicato il venerdì 15 febbraio 2008 in: Sogni al cinema

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