Pocos poetas tan generosos y luminosos como el muchachón de Orihuela cuya estatua se levantará algún día entre los azahares de su dormida tierra.
No tenía Miguel la luz cenital del Sur como los poetas rectilíneos de Andalucía sino una luz de tierra, de mañana pedregosa, luz espesa de panal despertando. Con esta materia dura como el oro, viva como la sangre, trazó su poesía duradera. ¡Y éste fue el hombre que aquel momento de España desterró a la sombra! ¡Nos toca ahora y siempre sacarlo de su cárcel mortal, iluminarlo con su valentía y su martirio, enseñarlo como ejemplo de corazón purísimo! ¡Darle la luz! ¡Dársela a golpes de recuerdo, a paletadas de claridad que lo revelen, arcángel de una gloria terrestre que cayó en la noche armado con la espada de la luz!!
Pablo Neruda!!
Il 28 marzo 1942, a tre anni esatti dalla fine della guerra civile spagnola e in piena seconda guerra mondiale, moriva di tubercolosi polmonare, in una cupa e dimenticata galera di Spagna, il poeta Miguel Hernandez.
La fame, gli stenti, le privazioni, il duro trattamento carcerario destinato ai politici,” cioè agli sconfitti di parte repubblicana, casualmente o inaspettatamente sopravvissuti alla vendetta e alle fucilazioni dei falangisti, e infine l’assoluta insufficienza di medicinali, di cure e di assistenza medica e ospedaliera avevano indebolito e quindi abbattuto — dopo lunghi mesi di malattia e quattro di vera agonia - la giovane e robusta costituzione dell’ex pastore levantino, dell’ex miliziano, del più sorprendente, umano e profondo poeta di quella che, soprattutto in suo nome, potrebbe essere definita la generazione sacrificata della letteratura spagnola contemporanea.
Aqui me ajusticiaron lentamente, qui mi hanno giustiziato lentamente,” gli farà dire Pablo Neruda. E difattì, mentre il mondo era distratto” dalle vicende del conflitto mondiale, il dittatore Franco aveva potuto lentamente e tranquillamente fucilare o lasciar morire varie migliaia di patrioti, e tra questi Miguel Hernàndez.
Charo









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