L’uso delle foglie di salice era conosciuto fin dai tempi più remoti. Nei giardini degli antichi egizi durante il periodo del Nuovo Regno (1551-1070a.C.) la pianta del salice veniva fatta crescere accanto a quelle del fico, del melograno, a palme da datteri e viti.
Le foglie erano usate a scopo terapeutico, ma anche i fiori e la corteccia erano utilizzate per trattare ferite ed infiammazioni.
Ippocrate di Kos (460-377a.C.) consigliava contro i dolori delle doglie un infuso di foglie di salice o la linfa estratta dalla corteccia.
I Romani usavano la corteccia per trattare febbri e dolori reumatici.
Nel Medioevo fu dimenticata questa salutare terapia e fu riscoperta nel 18° secolo.
In occasione dell’embargo sulle importazioni deciso da Napoleone nel 1806, si verificò una grave carenza di chinino proveniente dal Perù per la cura della malaria e si intuì che poteva essere sostituito dal decotto di salice per la sua attività antipiretica.
Nel 1859 Hermann Kolbe, professore di chimica all’università di Narburg scoprì la struttura chimica dell’acido salicilico e riuscì a sintetizzare la molecola in laboratorio.
Felix Hoffmann che lavorava come chimico presso la ditta Bayer riuscì a sintetizzare l’acido acetilsalicilico, molecola arricchita del gruppo acetile, che presentava maggiore efficacia analgesica ed antinfiammatoria ed era più tollerato dall’organismo umano. I buoni risultati della nuova molecola di sintesi spinsero la Bayer a mettere il farmaco in commercio. Una circolare del 23 gennaio 1899 annunciava anche il nome del prodotto “Aspirina”. A sta per acetile, spir per spiraure, acido spiritico, analogo all’acido salicilico, ina è il suffisso usato dai chimici per indicare sostanze scoperte o isolate in natura.
Paracelsa









Anteprima del commento