Nel 1550, a complicare la vita dei chirurghi, erano comparse le armi da fuoco.
Le gravi ferite provocate dalle armi da fuoco, per il loro carattere particolarmente distruttivo e demolitivo erano estremamente difficili da trattare e costituivano un vero problema per i chirurghi al punto che fecero pensare erroneamente per almeno due secoli che fossero “ avvelenate “.
nbsp;Le pallottole penetrate all’interno dei tessuti con corpi estranei di accompagnamento, straccetti di stoffa, schegge, frammenti delle corazze ecc.provocavano lacerazioni minute di cute, muscoli, ossa, con conseguente successiva cancrena.. Si credeva che la polvere nera o pirica “ avvelenasse” il proiettile e di conseguenza anche la ferita.
La cura consistevanbsp; nell’usare il ferro rovente o in alternativa l’olio bollente allo scopo di distruggere il veleno entrato nella lesione.
La ferita poi doveva suppurare in maniera da “ sputar “ fuori il “ veleno “.
Le ferite da arma da fuoco
Nel 1550, a complicare la vita dei chirurghi, erano comparse le armi da fuoco...
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Pubblicato il martedì 17 aprile 2007 in: Storia della Chirurgia
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