A cura di Dr.ssa Flavia Rainaldi, psicologa
Pubblicato il 02/10/2001
Seconda parte
Marcelli distingue, da punto di vista clinico, tre tipi di menzogne:
1) La menzogna utilitaristica
Corrisponde alla menzogna dell’adulto: cioè la bugia detta per trarne un vantaggio o per evitare un fastidio. L’esempio più lampante è la bugia “scolastica” dove il bambino cerca di nascondere un suo insuccesso.
2) La menzogna compensatoria
Riflette la ricerca di un’immagine che il bambino ritiene irraggiungibile o perduta: si inventa una famiglia ricca o più istruita, si attribuisce voti scolastici, sportivi o amorosi ecc. Rientra nella normalità fino a 6 anni, età oltre la quale queste fantasie possono rappresentare alterazioni psicopatologiche più marcate.
3) La mitomania
Viene descritta da Dupré come: “la tendenza patologica più o meno volontaria e cosciente alla menzogna e alla creazione di favole immaginarie”. Il bambino gravemente mitomane si confronta con carenze affettive assai gravi. Simile alla mitomania, è il delirio onirico dove il bambino vive in un sogno con tema megalomanico in cui la distinzione tra delirio e fantasia non è sempre facile.
Il comportamento ambientale, di fronte alle bugie utilitaristiche, ne determina l'evoluzione: non si deve assumere un comportamento disattento o troppo credulo in quanto si rischia di alimentarne l'utilizzo. Per contro, anche un comportamento eccessivamente severo può incrementare l'effetto opposto: il bambino per paura del rimprovero, adotterà nuove bugie per coprire le prime. Può esere utile adottare un comportamento che porti a:
1) rilevare la bugia, senza insistere troppo e cercando di farne capire al bambino l'inutilità
2) creare un clima dove la sincerità arrechi sempre un vantaggio
3) ricordarsi che anche il bambino deve poter fare i propri errori senza essere eccessivamente rimproverato
4) non istituire divieti ma fissare, insieme al bambino, dei limiti da non oltrepassare
5) tenere presente che il bambino ubbidisce più volentieri se i divieti sono poco numerosi e opportunamente motivati
6) ricordarsi che troppi divieti e punizioni non permettono al bambino di sviluppare una propria e autonoma misura del comportamento