A cura di Dr.ssa Flavia Rainaldi, psicologa
Pubblicato il 11/12/2001
Seconda parte
L’età in cui emerge è molto simile in bambini allevati in contesti sociali e culturali diversi: è pressoché uguale nei bambini allevati dalla coppia genitoriale, in quelli allevati nei kibbutz israeliani, nei villaggi delle popolazioni d’America. Anche i bambini lasciati al nido non manifestano angoscia di separazione prima o con minore intensità rispetto a quelli continuamente accuditi dalle figure genitoriali. (Mussen, Kagan, Conger, Houston, 1998.
Le separazioni che possono avvenire in questo periodo, sono spesso dovute al rientro al lavoro della madre. Ciò può comportare cambiamenti nelle abitudini del bambino per la necessità di lasciarlo al nido, a dei parenti, ecc. Queste separazioni sono spesso vissute con difficoltà dal bambino: non è raro che egli perda l'appetito, il sonno o muti il suo atteggiamento. Anche se i bambini non lo dimostrano la separazione costituirà comunque un evento spiacevole per loro. E' importante che la separazione sia gestita nei modi più opportuni: affidare il bambino ad persona che ama i bambini (anche se non espertissima) e dare modo al bimbo di abituarsi in modo graduale alla separazione, ad esempio, un periodo di inserimento concordato con l'operatrice del nido o con la baby sitter, durante il quale la madre può assentarsi per un certo periodo per poi ricomparire. Il bambino potrà abituarsi al nuovo ambiente anche portando con sé le cose che ama, come il suo orsacchiotto. Infine affinché la separazione non sia fonte di ulteriori difficoltà, è bene stabilire un rapporto di fiducia con gli operatori d'infanzia, la baby sitter o i parenti che si prenderanno cura del bimbo.