A cura di Dr.ssa Flavia Rainaldi, psicologa
Pubblicato il 27/04/2002
L’oggetto transizionale può essere un peluche, una copertina o lo stesso pollice del bambino...
Secondo Melanie Klein, il gioco ricopre per il bambino l’identico ruolo che il sogno svolge per l’adulto: la soddisfazione sostitutiva dei desideri. Inoltre, permette una proiezione verso l’esterno dell’angoscia interna e dei conflitti in quanto “il gioco trasforma l angoscia del bambino normale in piacere”.
Di diverso avviso Winnicot, che definisce nel modo seguente il gioco:”Quest’area in cui si gioca, non è la realtà psichica interna. E’ al di fuori dell’individuo ma non appartiene nemmeno al mondo esterno”. E’ un’area di illusione che fa da mediatrice tra il mondo interiore del bambino e l’esterno, quest’ultimo percepito dal bambino inizialmente come una proprietà in comune con la madre. Il bambino acquisisce l’autonomia all’interno di quest’area, grazie ad un OGGETTO TRANSIZIONALE.
L’oggetto transizionale può essere un peluche, una copertina o lo stesso pollice del bambino di cui questi non riesce a fare a meno e a cui si dimostra particolarmente affezionato.
Attraverso questo oggetto, il bambino impara ad accettare i limiti dei suoi poteri e diventa consapevole dell’esistenza autonoma degli altri. L’emergere della persona comporta, infatti, un movimento da uno stato di onnipotenza illusoria - in cui il bambino, tramite le facilitazioni materne, ha la sensazione di creare e di controllare il mondo in cui vive - ad una percezione obiettiva in cui egli accetta i limiti dei suoi poteri (Greenberg, Mitchell,1983)... (CONTINUA)