La tratta degli spettatori

La domanda e l'offerta di teste nel mercato pubblicitario - prima parte - I target

Se si chiede a un ipotetico gruppo di telespettatori qual è la funzione della televisione i più ingenui risponderanno che lo scopo principale della TV è quello di intrattenere.

Cosa non sbagliata in assoluto, ma la risposta non potrebbe essere considerata soddisfacente.

I più scaltri diranno che la televisione serve a vendere. Cosa? I prodotti pubblicizzati ovviamente.

Vero anche questo, ma non ancora esatto, i prodotti la TV li fa vendere ad altri, ovvero ai propri clienti.

Qualcuno dirà allora che la televisione vende in realtà gli spazi pubblicitari.

Che è di nuovo una cosa vera, ma ancora non si è centrato il punto, gli spazi da soli non servono a niente.

Veramente in pochi nella migliore delle ipotesi saranno coscienti del fatto che la TV, soprattutto quella generalista e purtroppo sia pubblica che commerciale, si occupa principalmente di una cosa: procurarsi, schedare e rivendere esseri umani, cioè il pubblico, tutti noi me compreso.

Questo commercio più o meno nascosto avviene secondo le regole classiche di ogni tipo di scambio commerciale, cioè far incontrare nel miglior modo possibile la domanda e l’offerta, o se è il caso creare la domanda per poter poi soddisfarla guadagnandoci.

In pratica, le aziende di qualunque tipo per sopravvivere devono vendere e hanno bisogno di raggiungere il pubblico con i loro messaggi pubblicitari.

Chi deve vendere un prodotto però non ha bisogno semplicemente di un numero di persone indistinte a cui comunicare il proprio messaggio ma deve poter raggiungere un certo tipo selezionato di pubblico, definito in gergo “target” cioè bersaglio, piuttosto che un altro.

Se io vado al mercato e ho voglia di mele verdi e un po’aspre non mi va di spendere dei soldi con quello che costa la frutta ultimamente e farmi rifilare delle mele cotogne rosse e dolciastre.

Allo stesso modo una società che vuole vendere abbigliamento trendy per ragazzine non vorrà pagare milioni di euro per ritrovarsi a comunicare il proprio messaggio a un pubblico di casalinghe e pensionati.

La televisione, che è la più rinomata società specializzata nel commercio di umani, deve quindi non solo individuare e raccogliere la materia prima, ma anche catalogarla, schedarla, suddividerla in diversi gruppi e tipologie, per stabilire i prezzi e andare al mercato a rivenderla cercando di ricavare il più possibile da ogni singola testa.

Si dice proprio così in gergo pubblicitario, pagare “a testa”, cioè un tanto per ogni telespettatore di un certo programma o fascia oraria.

-Continua-

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Pubblicato il domenica 18 aprile 2004 in: La TV e le supposte

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