Per lavorare in televisione bisogna:
A cura di Luca Pappalardo
Pubblicato il 18/05/2004
Indicazioni, posologia e avvertenze
Ha ormai felicemente sorpassato il mezzo secolo di vita ma nonostante la concorrenza sempre più agguerrita dei nuovi media la televisione è unanimemente considerata il mezzo di comunicazione di massa per antonomasia, il più potente, in grado di influenzare la società nei suoi vari aspetti, da quello economico a quello politico, nel modo più diretto e immediato.
Amata e corteggiata da sempre per questo da politici, imprenditori, politici imprenditori(..), pubblicitari, dittatori, golpisti, rivoluzionari, ovvero da tutti quelli che affermano quasi sempre con orgoglio di “non guardarla”, è allo stesso tempo criticata e denigrata da molti per i suoi contenuti spesso offensivi per l'intelligenza umana.
La TV continua però imperterrita ad irrompere nella vita quotidiana di tutti noi, anche e soprattutto di quei pochi irriducibili che a casa proprio non ce la vogliono avere illudendosi così di mantenersi immuni dal malefico contagio.
Questo straordinario mezzo di comunicazione è in realtà, come peraltro tutti gli altri, male usato, o usato a seconda dei punti di vista fin troppo bene a fini unicamente strumentali.
E’ importante quindi riuscire a comprendere i meccanismi che sono alla base del processo comunicativo evitando di abbandonarsi alla sindrome dello struzzo;
intanto per conquistare gli strumenti utili a difendersi attraverso una valutazione critica di quanto ci viene proposto, e se possibile per tentare di modificare attraverso le nostre piccole ma potentissime scelte casalinghe le traiettorie delineate da chi sogna un pubblico di lobotomizzati votanti e spendaccioni, spesso trovandolo.
Il tutto tenendo sempre ben presente che la televisione è in fondo esattamente come la politica:
puoi decidere in tutta libertà di non occupartene, ma puoi stare sicuro che lei, in qualche modo, si occuperà di te.