Per lavorare in televisione bisogna:
A cura di Luca Pappalardo
Pubblicato il 04/03/2008
Politici, magistrati, procuratori e Corte d’appello contro un’umile e indifesa fiction televisiva. Come mai?
La notizia
(ANSA) - Roma, 3 marzo
Rischia di essere rinviata di nuovo la fiction RAI La Vita Rubata sull'uccisione di Graziella Campagna prevista su Raiuno il 10 marzo.
Lo chiedono al ministro della giustizia, il presidente della Corte d'Appello di Messina ed il procuratore generale nell'imminenza della sentenza del processo in Corte d'Assise, prevista per il 18 marzo.
Il produttore della fiction Alessandro Jacchia della Albatross chiede che a questo punto decida la magistratura con un provvedimento d'urgenza ex art.700.
Il commento
La televisione è uno strumento diabolico, ed è lunga la lista di quelli che per avere successo nella vita, in politica come in altri campi, sono pronti a fare un patto col diavolo. Belzebù però fa anche paura, perché può trascinarti all’inferno quando meno te l’aspetti, soprattutto se all’orizzonte ci sono le elezioni politiche.
Graziella Campagna era una brava ragazza di soli 17 anni quando venne rapita e uccisa da due pericolosi latitanti di mafia perché aveva visto qualcosa che non doveva vedere. Graziella lavorava da poco in una lavanderia e per sbaglio aveva avuto tra le sue mani l’agendina personale di uno dei due. Il mafioso distratto l’aveva lasciata nella camicia da lavare. In quell’agenda erano segnati meticolosamente i nomi di tutti i favoreggiatori della lunga latitanza, uomini insospettabili, politici ed esponenti delle forze dell’ordine.
Quel gesto banale e fortuito, come il ritrovamento dell’agendina e la sua pronta consegna alla titolare della lavanderia forse non all’oscuro di tutto, rappresentò per la ragazza una vera e propria condanna a morte, prontamente eseguita.
Della storia si era a lungo occupata una delle trasmissioni giornalistiche italiane più intelligenti ed utili, Chi l’ha visto?, riuscendo perfino nello scopo di far riaprire il caso frettolosamente insabbiato anni prima. I killer infatti erano stati individuati e fermati con relativa facilità, ma con altrettanta semplicità erano stati rilasciati immediatamente.
Per tenere alta l’attenzione sul caso, dopo il primo stop alla messa in onda di qualche mese fa, Chi l’ha visto aveva recentemente mandato in onda in anteprima anche dei brani della fiction incriminata, commentati in diretta telefonica dal protagonista Beppe Fiorello.
Come mai il mondo politico, in particolare quello di centrodestra, ovvero dei partiti che hanno da sempre intrecciato a livello locale nel sud uno stretto rapporto di affari e reciproca protezione con la mafia, si interessano tanto a questa fiction? Semplice: nella realtà Graziella Campagna era la sorella minore di un appuntato dei carabinieri, Piero Campagna. Il fratello di Graziella giurò immediatamente, di fronte al corpo della sorella, di non darla vinta agli esecutori del delitto e cominciò ad essere una spina nel fianco di colleghi e superiori interessandosi in prima persona alle indagini. Il povero carabiniere dovette però scontrarsi da subito con un muro di resistenze, boicottaggi e perfino di prese in giro nel suo stesso ambiente di lavoro, quello che in teoria avrebbe dovuto dare la caccia agli assassini. Sulla propria pelle, e su quella della sorella, Piero dovette rendersi conto del fatto che la mafia godeva di una rete di protezioni ed infiltrazioni che non risparmiavano nessun settore della cosiddetta società civile.
Il film TV che vede Beppe Fiorello nei panni di Piero Campagna non fa sconti ai protagonisti in negativo di questa storia italiana. Una storia poco conosciuta dalle masse, troppo impegnate a guardare il Grande fratello, Buona domenica e la De Filippi per leggere i giornali o informarsi con coscienza, ma che rischiano di essere svegliate dal torpore proprio grazie a una fiction rompiballe.
Alla vigilia delle elezioni i film in onda sui canali televisivi nazionali dovrebbero svagare, commuovere, divertire, non certo far riflettere i telespettatori sul fatto che la mafia è viva e in salute proprio grazie all’appoggio di politici e, in qualche caso, di uomini in divisa. A questo e solo a questo pensa chi si prepara a spartirsi la torta del potere politico, non certo a Graziella Campagna e alla sua famiglia. In particolar modo dopo i recenti fenomeni mediateci come il vaffa day di Grillo e il successo di libri come Gomorra di Roberto Saviano e La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.
Ancora più utile sviare l’attenzione del popolo fesso quando ci si prepara, ad esempio, a presentare nelle proprie file personaggi già condannati per favoreggiamento nei confronti di mafiosi, come un certo Totò Cuffaro o un certo Marcello Dell’Utri.
Le reazioni politiche per bloccare il progetto, con l’aiuto di magistrati compiacenti in perfetto stile mafioso, non si sono fatte attendere. Il pubblico italiano invece aspetta da mesi di vedere il risultato di questo lavoro, e probabilmente dovrà aspettare ancora un po’. Il pizzino recapitato al ministro è stato chiaro: la fiction rompicoglioni potrà anche andare in onda, soprattutto perché se n’è parlato troppo per insabbiarla, ma una larga fetta della classe politica italiana vuole che vada in onda solo dopo le elezioni, non prima.
E’ il caso di dire che staremo a vedere.