Le Tigne

Con il termine tigna si intende l'aggressione del capello (o del pelo) da parte di un micete ("fungo"). La tigna del cuoio capelluto (tìnea càpitis) si presenta con una o più chiazze eritematose, desquamanti, nelle quali i capelli sono spezzati e di aspetto impolverato (spore del fungo).

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“Le Tigne”

dr Andrea Marliani

Firenze

Con il termine tigna si intende l’aggressione del capello (o
del pelo) da parte di un micete (”fungo”). La tigna
del cuoio capelluto (tìnea càpitis) si presenta
con una o più chiazze eritematose, desquamanti, nelle quali
i capelli sono spezzati e di aspetto impolverato (spore del fungo).

A seconda del tipo di micete in causa le chiazze potranno essere
singole o poco numerose, a limiti netti, rotondeggianti, di diametro
fino a 5 cm, con capelli troncati 2-3 mm sopra l’emergenza dal
cuoio capelluto (tigna microsporica), oppure più numerose,
a limiti indistinti, di disegno irregolare e larghezza non superiore
a 1-2 cm, con capelli troncati all’emergenza (punti neri) associati
ad altri “superstiti” all’interno della chiazza (tigna
tricofitica).

Il contagio può derivare dal contatto con animali domestici
(Micròsporum canis…), animali da stalla (Tricòphyton
mentagrophytes, Tricòphyton verrucosum…), suolo (Micròsporum
gypseum…), altri esseri umani (Micròsporum audouinii,
Tricòphyton tonsurans, Tricòphyton violaceum…).
La tigna, se ben curata, regredisce e si risolve definitivamente
in 4-6 settimane.

Nel Kèrion alcuni dermatofiti, ed in particolare i tricofiti
zoofili sopra ricordati, determinano perifollicoliti e follicoliti
profonde e suppuranti che successivamente si fondono dando origine
a chiazze rilevate fortemente eritematose, sormontate da formazioni
papulo-nodulari e pustolose dalle quali fuoriesce pus in quantità
abbondante in seguito a pressione anche modesta. I capelli che
si trovano all’interno delle chiazze vengono inizialmente troncati
dal micete e successivamente eliminati definitivamente dal processo
suppurativo cicatriziale.

La tigna favosa, rara in Italia, è una micosi del cuoio
capelluto determinata di solito dal Tricòphyton schonleinii,
antropofilo, e, più raramente, dai Tricòphyton quinckeaneum
e gallinae. Si presenta con chiazze eritemato squamose perifollicolari
centrate da una pustola (abbastanza grande) che successivamente
si apre lasciando una patognomonica depressione giallastra a scodellina
(scùtulo), di 5-7 mm di diametro, dallo sgradevole odore
di “urina di topo”, costituita da ammassi di filamenti
miceliali, spore e lamelle cornee disposte in modo concentrico
attorno al follicolo. L’esame alla luce di Wood evidenzia una
fluorescenza giallo-verdastra. Gli scutuli possono estendersi
in modo centrifugo raggiungendo i 2-3 cm di diametro e confluire
poi in ampie masse crostose giallo-verdastre, stratificate e friabili,
all’interno delle quali si possono trovare dei capelli assottigliati,
opachi, decolorati, “impolverati” e facilmente asportabili.

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La terapia è prolungata e, se non effettuata correttamente
e precocemente, può non impedire l’evoluzione finale in
alopecia cicatriziale (caratteristicamente all’interno delle chiazze
permangono ciuffi di capelli superstiti).

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Pubblicato il venerdì 26 marzo 2004 in: Dermatologia Tricologica

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