A cura di Andrea Marliani
Pubblicato il 02/01/2005
La calvizie non è solo "Calvizie Maschile Androgenetica", molte sono le possibili cause e forme di calvizie: vediamo le principali ...
Alopecia androgenetica ('calvizie comune')
E' la forma più frequente delle alopecie 'definitive'
non cicatriziali. E' detta anche, con termini tutti riduttivi,
seborroica, precoce, maschile. Lo stesso termine di 'androgenetica'
è da considerare riduttivo ed impreciso. E' caratterizzata
da iniziale perdita dei capelli del vertice e successivo coinvolgimento
alopecico di tutta la parte alta del cuoio capelluto, con tipico
risparmio della nuca e delle tempie, fino alla calvizie 'a corona'.
L'alopecia androgenetica è accompagnata spesso, ma non
costantemente, da seborrea e desquamazione furfuracea. Essendo
questa la forma di alopecia di cui trattiamo più diffusamente
in tutta la monografia non ci dilunghiamo oltre in queste righe.
Alopecia areata
Dopo l'alopecia androgenetica ed il telogen effluvio è
sicuramente la forma più frequente fra le alopecie non
cicatriziali. E' generalmente caratterizzata da una o più
chiazze, rotondeggianti od ovalari, di diametro medio di 3-4 cm,
prive di capelli o di peli (in particolar modo della regione della
barba), senza alterazioni (talvolta è presente leggera
e reversibile atrofia dell'epidermide) e segni clinici di infiammazione
(solo in rari casi il colorito può essere roseo e associato
a modesto edema), con follicoli piliferi conservati (ma talvolta
non visibili ad occhio nudo) ed apparentemente indenni. La cute
è talvolta leggermente ipotonica (iperlassità probabilmente
dovuta alla scomparsa delle radici dei capelli). Alla periferia
delle chiazze, che hanno tendenza ad allargarsi in modo centrifugo,
sono presenti dei piccoli capelli in fase anagen, corti e spezzati
(4-12 mm di lunghezza), di aspetto distrofico, caratteristicamente
sempre più assottigliati andando dall'estremità
distale (scura e rigonfia) verso il bulbo (assottigliato e decolorato),
definiti 'capelli a punto esclamativo'. Sono tipici dell'alopecia
areata e conseguenza dell'alterato funzionamento delle cellule
della matrice. L'asportazione, con pinzette, di questi capelli,
è particolarmente agevole a causa della mancanza delle
guaine di ancoraggio. Sia il tricogramma che il controllo microscopico
dei capelli caduti in un lavaggio dimostrano un defluvio in anagen
distrofico.
Per quanto riguarda l'eziopatogenesi sono stati, di volta in
volta, chiamati in causa stati depressivo ansiosi, malattie endocrine,
infettive etc. anche se l'ipotesi che attualmente gode di maggior
credito è quella di una patologia autoimmune verosimilmente
scatenata da uno stato ansioso-depressivo. Secondo il parere di
alcuni Autori, non da tutti condiviso, l'alopecia areata si determinerebbe
quando un insulto forte porta ad un brusco arresto delle mitosi
di tutti i capelli che in quel momento si trovano nella fase più
delicata della crescita e a massimo indice mitotico (sottofase
anagen VI) con successiva caduta in anagen distrofico. Istologicamente
nella chiazza recente si osserva un infiltrato linfocitario prevalentemente
perifollicolare e perivascolare, nella chiazza stabilizzata un
follicolo distrofico (piccolo e atrofico) e in quella di vecchia
data scomparsa dell'infiltrato perifollicolare e atrofia completa
del follicolo (circondato da fasci collageni ispessiti ed anelastici).
La preferenziale localizzazione al vertice può essere spiegata
tenendo conto che a questo livello l'anagen è più
lungo rispetto alle zone temporo-parieto-occipitali eccettuati
i margini di inserzione; questo dato giustifica fra l'altro la
scarsa tendenza autorisolutiva e gli spesso insoddisfacenti risultati
della terapia delle alopecie di queste ultime zone (alopecia areata
maligna od òfiasi). Sempre per lo stesso motivo è
rarissima una alopecia areata isolata di ciglia e sopracciglia
(a causa della brevità dell'anagen) che è invece
generalmente da porre in relazione con una tricotillomania. Come
già accennato, normalmente non è necessaria alcuna
terapia dato che i capelli ricrescono da soli (spesso all'inizio
bianchi per una discrepanza fra l'attività mitotica del
melanocita e quella del cheratinocita) in tempi variabili fra
qualche settimana e qualche mese. Nei casi più refrattari
possono essere utilizzate terapie locali con corticosteroidi per
infiltrazione (rischio di atrofia), sostanze rubefacenti, fenolo,
raggi ultravioletti, criomassaggi con neve carbonica etc., associate
a terapie generali sia corticosteroidee (da riservare a casi selezionati)
che psiconeurologiche (incluse quelle farmacologiche). Riteniamo
opportuno consigliare di affrontare il programma terapeutico senza
attendere più del necessario la 'guarigione spontanea'
perché, nel caso questa poi non si verifichi, stimolare
la risposta follicolare, relativamente alle nostre esperienze,
ci risulta molto più difficile. In casi non rari qualsiasi
terapia risulta peraltro inefficace.
Non ci dilunghiamo ulteriormente e rimandiamo il lettore al capitolo
dedicato
Alopecia 'fronto-parietale' maschile
Clinicamente è caratterizzata da innalzamento della
linea fronto-parietale dei capelli che assume, nel maschio, la
tipica forma ad M ('stempiatura'). Corrisponde allo stadio I di
Hamilton e agli stadi 1 e 2 di Hamilton modificati secondo Norwood
(vedi) e non è un preludio obbligato all'alopecia androgenetica.
Infatti, non di rado si osservano soggetti calvi che conservano
inalterata la linea di attaccatura frontale e viceversa, e più
frequentemente, soggetti 'stempiati' con densità dei capelli
nella zona del vertice perfettamente mantenuta. L'alopecia androgenetica
e l'alopecia fronto-parietale maschile si comportano quindi come
due forme indipendenti, determinate probabilmente da geni diversi
e non necessariamente coesistenti nello stesso individuo.
Alopecia iatrogena (da farmaci)
E' una alopecia in telogen, o talvolta in anagen, diffusa
e spesso intensa. Storica ad esempio l'alopecia da acetato di
tallio, una volta usato come alopecizzante per la terapia delle
tigne del cuoio capelluto, ma reperibile ancora oggi nei ratticidi
(rischio di ingestioni accidentali o a scopo suicida). Sottolineando
che tutte le alopecie iatrogene risolvono spontaneamente alla
sospensione del farmaco responsabile riportiamo di seguito un
elenco dei farmaci e delle sostanze alopecizzanti di uso (ed abuso!)
più comune, elenco che, nonostante tutti gli sforzi di
chi lo redige risulterà sempre incompleto.
Acido borico Dixirazina Penicillamina Acido nicotinico Eparina Potassio tiocianato Acido retinoico estroprogestinici Probenecid Allopurinolo Etambutolo Procainamide Anabolizzanti steroidei Etionamide Propanololo Androgeni Griseofulvina Sali d'oro Arsenico Ibuprofene Tallio Bismuto Idantoinici Tiamfenicolo Bleomicina Imiprazina Tiouracile Captopril Indometacina Vitamina A Ciclofosfamide Iodio Carbamazepina Levodopa Cimetidina Litio Citostatici Mercurio Clofibrato Metildopa Clomifene Metisergide Clonazepam Metoprololo Cloramfenicolo Methotrexate Cloroprene Monossido di carbonio Colchicina Morfina Corticosteroidi Naprossina Danazolo Nitrofurantoina Dicumarolo Sulfasalazina Dietilpropionato Verapamil
Da -Adverse Drug Reaction Bullettin n.106 dell'agosto 1995- riportiamo, quasi testualmente, questa nota che ci è parsa particolarmente importante: 'il captopril può raramente indurre una alopecia nel quadro di una malattia con le caratteristiche dell'acrodermatite enteropatica, con la contemporanea comparsa di chiazze psoriasiformi acrali, cute secca e distrofia ungueale. Probabilmente il farmaco forma complessi con lo zinco e determina così una carenza funzionale di zinco. La condizione viene risolta da terapia orale di zinco E' probabile che siano a rischio solo pazienti con insufficienza renale'. Segnaliamo, per curiosità, che esiste un'alopecia farmacologica alimentare da sostanze tossiche assunte con gli alimenti (alopecia da funghi, che contengono muscarina, alopecia da anacardi che contengono sostanze ad azione dicumarolica etc.).
Alopecia da radiazioni
La radiodermite del cuoio capelluto può fare seguito
a trattamenti radianti a scopo terapeutico (tumori maligni etc.),
ad accertamenti diagnostici, ad eventi bellici o ad incidenti
sul lavoro. Nella radiodermite acuta (rara) si può avere
alopecia transitoria mentre in quella cronica, che può
manifestarsi anche dopo 20-30 anni e più dalla data di
inizio dell'esposizione, la cute diviene secca ed atrofica (ridotta
di spessore), mancano le strutture pilosebacee e si evidenziano
teleangectasìe (dilatazioni permanenti dei vasi terminali
della cute) e discromìe (variazioni del tipo e della tonalità
dei colori). Sulle radiodermiti croniche possono facilmente insorgere
epiteliomi spinocellulari (anche a distanza di anni).
Alopecia da trazione
E' un'alterazione piuttosto frequente e rappresenta la diretta
conseguenza di trazioni continue e ripetute sui capelli: legatura,
trecce, bigodini, 'messa in piega', 'permanenti' etc. Nei casi
più modesti il danno è evidenziabile solo al microscopio
per la presenza, nella ripartizione percentuale dei capelli caduti
in un lavaggio, di anagen e di capelli spezzati (normalmente assenti).
In quelli più gravi invece già all'esame clinico
si osservano eritema perifollicolare, pustole e leggera desquamazione;
come per la tricotillomania (vedi), a lungo andare, possono determinarsi
dei danni irreversibili. Le sedi più colpite sono quelle
dei margini di inserzione, dato che a questo livello la trazione
meccanica è massimale.
Alopecia post-gravidica
Si manifesta con un 'telogen effluvium' (caduta di soli telogen
maturi) 2-3 mesi dopo il parto; tende a risolvere spontaneamente
ed è dovuta alla brusca caduta degli estrogeni circolanti
(con conseguente relativa e transitoria carenza degli estrogeni
stessi) e all'azione della prolattina (fisiologicamente molto
alta durante la gravidanza e l'allattamento) associate allo stress
del momento.
Alopecie post-infettive
Si manifestano durante o dopo stati morbosi ben definiti.
Quella tifica e quelle che avvengono durante gravi stati febbrili
determinano in genere un effluvium in anagen, mentre quelle conseguenti
a malattie febbrili più blande, alla sifilide secondaria,
all' epatite virale e ad infezioni ad andamento cronico in genere
si presentano solitamente con il quadro del 'telogen effluvium'.
Alopecie carenziali
Verranno trattate nel capitolo relativo a dieta e integratori
alimentari.
Aplasìa cutis
L'aplasia cutanea è una rara anomalia dovuta a difetto
di sviluppo embrionario della cute. Si evidenzia alla nascita
come un'area di 1-2 cm priva di cute, rotondeggiante od ovalare,
di aspetto erosivo o ulcerato, a fondo liscio o fortemente eritematoso.
La lesione evolve in alcune settimane verso una cicatrizzazione
(atrofica o cheloidea) che può essere ritardata dalla ripetuta
formazione di croste. Nell'area interessata gli annessi cutanei
(peli e ghiandole) sono totalmente assenti. L'aplasia circoscritta
del vertice si associa generalmente ad altre manifestazioni: agenesìa
delle ossa sottostanti, microcefalìa e ritardo mentale,
sordità, spina bifida, labio e palatoschìsi, ipotiroidismo,
insufficienza pancreatica etc. La terapia è orientata a
favorire la riparazione cicatriziale nell'area colpita impedendo
infezioni opportunistiche.
Follicolite decalvante
Affezione abbastanza rara, più frequente nel maschio
che nella femmina, colpisce preferibilmente l'età adulta
ed è caratterizzata inizialmente da infiammazione follicolare
con pustole (rilievi circoscritti cutanei contenenti pus) a capocchia
di spillo situate in corrispondenza dei follicoli piliferi e successivamente
da distruzione del follicolo stesso con caduta dei capelli e formazione
di chiazze alopeciche cicatriziali, rotondeggianti od ovalari,
con pustole disposte alla periferia. Talvolta possono permanere
all'interno delle chiazze pustole isolate o qualche follicolo.
La presenza abituale delle pustole lungo la circonferenza delle
chiazze giustifica l'estensione centrifuga del processo. Nelle
vecchie lesioni predominano le zone di atrofia cicatriziale e
le pustole rappresentano un reperto occasionale. Per quanto riguarda
le cause, anche se spesso si può isolare un germe, lo stafilococco
aureo, dal liquido delle pustole, è verosimile che alla
base del processo debba esserci un difetto della risposta immunitaria
o della chemiotassi leucocitaria. La terapia, immunostimolante
e antibiotica per via generale, ha di solito effetto solo durante
il periodo di somministrazione.
Lichen planus
Il lichen planus è una frequente eruzione cutanea
caratterizzata dalla comparsa di papule (rilievi circoscritti
cutanei formati da un ammasso di cellule) che: sulla cute assumono
un caratteristico aspetto poligonale (diametro 3-10 mm) con colorito
rosso-lilla (in particolare sono interessate la superficie flessoria
degli avambracci e dei polsi, il dorso delle mani, i genitali,
gli arti inferiori); a livello delle regioni palmo-plantari si
manifestano come semplici rilievi di tipo corneo (simulanti delle
callosità); sulle mucose si presentano infine come papule
biancastre disposte a nervatura di foglia (sulla mucosa geniena,
cioè all'interno delle guance) o rotondeggianti (sulla
lingua). Sul cuoio capelluto la malattia inizia con una fase abbastanza
fugace di papule dal tipico colorito lilla associate a eritema
e desquamazione, seguita poi da cheratosi follicolare (lichen
follicolare) e successiva atrofia cicatriziale. Quando la chiazza
cicatriziale ha tendenza ad allargarsi in modo centrifugo la cheratosi
follicolare può essere presente ai bordi. Da ultimo le
lesioni si presentano di colorito bianco-avorio, irregolari e
la diagnosi non è più possibile (pseudopelàde)
se non si reperiscono altrove le lesioni tipiche. Istologicamente
a livello dell'epidermide si osserva ipercheratosi (aumento di
spessore dello strato corneo), àcantosi (aumento di spessore
degli strati spinoso e granuloso) e degenerazione vacuolare delle
cellule basali; a livello del derma predomina un infiltrato cellulare,
prevalentemente T linfocitario e macrofagico, aderente all'epidermide
e con margine inferiore nettamente definito infiltrato a banda)
associato a corpi colloidi eosinofili. La patogenesi dell'affezione
è verosimilmente immunodeterminata (probabilmente da linfociti
T ad attività citotossica sulle cellule dello strato basale
dell'epidermide). La terapia, problematica, viene effettuata soprattutto
con i corticosteroidi per via intralesionale o generale.
Lupus eritematoso
Il lupus eritematoso può interessare il cuoio capelluto
sia nella forma sistemica (LES) che in quella discoide fissa (LED).
Nel primo caso i capelli in parte cadono (l'alopecia è
di solito reversibile) e in parte si presentano secchi, fragili
e spezzati; sul margine frontale possono essere presenti caratteristici
capelli corti (hair lupus). Nel secondo caso la manifestazione
è invece più caratteristica: un numero variabile
di chiazze prive di capelli (in genere da 1 a 4) si presenta con
eritema (arrossamento), ipercheratosi follicolare marcata (fittoni
duri, di materiale corneo, in corrispondenza dei follicoli piliferi)
e atrofia (marcata riduzione di spessore della cute) a cui si
associano, come sintomi di secondaria importanza, desquamazione,
discromia (variazioni di colore) e teleangectasie (dilatazioni
permanenti dei piccoli vasi superficiali cutanei). L'esito è
cicatriziale definitivo e quando residuano solo le cicatrici la
diagnosi differenziale con le altre alopecie cicatriziali è
praticamente impossibile. L'eziologia è sconosciuta e la
patogenesi autoimmunitaria (sarebbe legata alla comparsa di cloni
di cellule immunocompetenti attive contro antigeni normali dell'organismo).
Nel siero, con l'immunofluorescenza indiretta, sono dimostrabili:
autoanticorpi rivolti contro costituenti nucleari, costituenti
citoplasmatici, costituenti sierici e contro antigeni di superficie
sia di elementi figurati del sangue (globuli rossi, globuli bianchi
e piastrine) che di organi; complessi Immuni; crioglobuline; riduzione
dell'attività complementare totale e di singole frazioni
del complemento; deficit dell'immunità cellulo-mediata.
Nel lupus eritematoso possono essere documentati reperti immunopatologici
anche a livello cutaneo: con la tecnica dell'immunofluorescenza
diretta si dimostra un deposito granulare di immunoglobuline e
complemento alla giunzione dermo-epidermica (membrana basale)
ed in sede vascolare che prende il nome di Lupus Band Test. L'istologia
è caratterizzata essenzialmente da ipercheratosi, alterazione
degenerativa vacuolare liquefacente focale dei cheratinociti dello
strato basale, infiltrato monocitario periannessiale e giunzionale.
La terapia, con risultati variabili soggetto per soggetto, viene
effettuata con corticosteroidi ed antimalarici di sintesi.
Mucinosi follicolare (alopecia mucinosa )
Questa malattia, ad eziologia sconosciuta, è stata
descritta da Kreibich nel 1926 e da Gougerot e Blum nel 1932.
Si presenta in tre forme principali: la prima, mucinosi follicolare
acuta benigna, è caratterizzata da chiazze eritematose
di qualche centimetro di diametro e da papule del colore della
pelle normale, localizzate a viso, collo, spalle e cuoio capelluto
(dove i capelli cadono lasciando gli ostii follicolari sporgenti);
colpisce prevalentemente bambini e giovani adulti e risolve senza
trattamento. La seconda, mucinosi follicolare cronica benigna,
si presenta con lesioni simili alle precedenti, ma più
numerose e diffuse e associate ad altre di aspetto nodulare; colpisce
per lo più individui adulti ed è benigna nonostante
il lungo decorso e le frequenti esacerbazioni. La terza, mucinosi
follicolare secondaria o paraneoplastica (15-25% dei casi), sempre
associata ad un linfoma (tumore maligno delle cellule linfocitarie),
è caratterizzata da placche multiple generalizzate ed infiltrate,
interessa quasi esclusivamente individui fra i 40 ed i 70 anni
di età. Nel primo caso l'alopecia è reversibile,
nel secondo e nel terzo caso diventa invece lentamente cicatriziale.
Istologicamente si osservano: a livello dell'epidermide, restringimenti
nucleari ed alterazioni degli organuli intracitoplasmatici; a
livello del derma un infiltrato linfomonocitario più o
meno significativo. Il danno è invece evidente a livello
della guaina esterna della radice e della ghiandola sebacea dove
si osservano inizialmente piccole aree di aspetto cistico che
successivamente possono confluire distruggendo definitivamente
l'apparato follicolare.
Pseudoarea di Brocq
Con il nome di 'pseudoarea' Brocq ha descritto un'alopecia
di tipo atrofico-cicatriziale in piccole e numerose aree, a localizzazione
elettiva al vertice, caratterizzata da evoluzione lenta e progressiva
in assenza di fenomeni infiammatori significativi. Le chiazze
si presentano di colore bianco-avorio e glabre . Non di rado l'atrofia
risparmia, all'interno delle singole chiazze, alcuni capelli che
tuttavia sono facilmente asportabili con modesta trazione. Sia
questi capelli, che quelli posti alla periferia delle chiazze
mostrano, se asportati, una guaina traslucida, gelatinosa, più
o meno spessa, che riveste per alcuni millimetri la radice. La
pseudoarea colpisce soprattutto le donne fra 20 e 40 anni e, pur
estendendosi progressivamente in modo centrifugo, difficilmente
determina un'alopecia totale. Istologicamente si osserva un infiltrato
linfomonocitario perifollicolare. L'eziologia è controversa
ma, la maggior parte degli Autori è ormai orientata a considerarla
un'entità autonoma solo quando non si riesce a collegarla
con malattie specifiche (LED, lichen planus, sclerodermia, follicolite
decalvante etc.) delle quali rappresenterebbe una particolare
espressione a livello del cuoio capelluto.
Sclèrodermìa
Le sclerodermie sono dermatosi croniche, anch'esse autoimmuni,
caratterizzate da insidiosa e lenta trasformazione, circoscritta
o diffusa, della cute che assume un aspetto cicatriziale, ispessito,
non sollevabile in pieghe e un colore simile alla cera o all'alabastro.
Nell'ampia dizione di 'sclerodermia' rientrano sia forme localizzate,
puramente dermatologiche, contraddistinte da chiazze a limiti
netti a volte circondate da un caratteristico bordo rosso-lilla,
con decorso autolimitato benigno, sia forme diffuse ad andamento
progressivo in cui lo stato sclerodermico inizia subdolamente,
ad esempio alle mani, al torace, al volto, per poi diffondersi
alle zone adiacenti costruendo in ultimo intorno al soggetto una
specie di 'armatura' che rende difficoltosi o impedisce del tutto
i movimenti articolari; in un periodo successivo vengono interessati
altri organi, l'esofago, l'intestino, i polmoni, il cuore etc.
con esito finale quasi sempre fatale. La patogenesi della sclerodermia
è attualmente prospettata come immunologica: nel siero,
con l'immunofluorescenza indiretta, sono dimostrabili anticorpi
contro vari apparati (collagene, mitocondri, apparato del Golgi,
centriolo etc.) ma, soprattutto (60-80% dei casi), anticorpi antinucleo
cellulare (A.N.A.) diretti contro i nuclei delle cellule endoteliali
dei capillari dermici che, secondo molti Autori, rappresenterebbero
la primitiva lesione della sclerodermia sistemica. L'istologia
è caratterizzata essenzialmente da ipertrofìa (aumento
di volume) e neoformazione di fasci di collagene e da progressiva
iperplasìa dell'intima dei vasi (aumento del numero delle
cellule che rivestono la parete interna del vaso, quella cioè
a contatto con il sangue), soprattutto arteriolari, fino a stènosi
completa del lume. La terapia, prolungata e spesso inconcludente,
si basa su corticosteroidi, griseofulvina e farmaci vasoattivi
per le forme sistemiche e su corticosteroidi locali e antimalarici
di sintesi per via generale per quelle circoscritte.
Tigne - Kèrion- Tigna favosa
Tigne
Con il termine tigna si intende l'aggressione del capello
(o del pelo) da parte di un micete ('fungo'). La tigna del cuoio
capelluto (tìnea càpitis) si presenta con una o
più chiazze eritematose, desquamanti, nelle quali i capelli
sono spezzati e di aspetto impolverato (spore del fungo). A seconda
del tipo di micete in causa le chiazze potranno essere singole
o poco numerose, a limiti netti, rotondeggianti, di diametro fino
a 5 cm, con capelli troncati 2-3 mm sopra l'emergenza dal cuoio
capelluto (tigna microsporica), oppure più numerose, a
limiti indistinti, di disegno irregolare e larghezza non superiore
a 1-2 cm, con capelli troncati all'emergenza (punti neri) associati
ad altri 'superstiti' all'interno della chiazza (tigna tricofitica).
Il contagio può derivare dal contatto con animali domestici
(Micròsporum canis), animali da stalla (Tricòphyton
mentagrophytes, Tricòphyton verrucosum), suolo (Micròsporum
gypseum), altri esseri umani (Micròsporum audouinii, Tricòphyton
tonsurans, Tricòphyton violaceum). Nella tigna microsporica,
da noi più frequente, l'esame microscopico 'a fresco' del
capello ammalato e delle squame mostrerà spore e filamenti,
specialmente piccole spore attorno al capello, tipo ectotrix,
o anche filamenti all'interno del capello, tipo endotrix, e/o
filamenti ed artrospore nelle squame.
Kèrion
Nella tigna tricofitica il capello mostra al suo interno
numerose artrospore in catene parallele e filamenti con il tipico
aspetto endotrix (capello a sacchetto di noci) mentre poche spore
sono visibili all'esterno in posizione ectotrix. La tigna, se
ben curata, guarisce definitivamente in 4-6 settimane. Nel Kèrion
alcuni dermatofiti, ed in particolare i tricofiti zoofili sopra
ricordati, determinano perifollicoliti e follicoliti profonde
e suppuranti che successivamente si fondono dando origine a chiazze
rilevate fortemente eritematose, sormontate da formazioni papulo-nodulari
e pustolose dalle quali fuoriesce pus in quantità abbondante
in seguito a pressione anche modesta. I capelli che si trovano
all'interno delle chiazze vengono inizialmente troncati dal micete
e successivamente eliminati definitivamente dal processo suppurativo
cicatriziale.
Tigna favosa
La tigna favosa, rara in Italia, è una micosi del
cuoio capelluto determinata di solito dal Tricòphyton schonleinii,
antropofilo, e, più raramente, dai Tricòphyton quinckeaneum
e gallinae. Si presenta con chiazze eritemato-squamose perifollicolari
centrate da una pustola (abbastanza grande) che successivamente
si apre lasciando una patognomonica depressione giallastra a scodellina
(scùtulo), di 5-7 mm di diametro, dallo sgradevole odore
di 'urina di topo', costituita da ammassi di filamenti miceliali,
spore e lamelle cornee disposte in modo concentrico attorno al
follicolo. L'esame alla luce di Wood evidenzia una fluorescenza
giallo-verdastra. Gli scutuli possono estendersi in modo centrifugo
raggiungendo i 2-3 cm di diametro e confluire poi in ampie masse
crostose giallo-verdastre, stratificate e friabili, all'interno
delle quali si possono trovare dei capelli assottigliati, opachi,
decolorati, 'impolverati' e facilmente asportabili. La terapia
è prolungata e, se non effettuata correttamente e precocemente,
può non impedire l'evoluzione finale in alopecia cicatriziale
(caratteristicamente all'interno delle chiazze permangono ciuffi
di capelli superstiti).
Tricotillomanìa
Il termine indica un disturbo psico-neurotico in genere difficile
da diagnosticare con certezza e ancora più difficile da
fare accettare ai genitori del paziente. Si tratta per lo più
di bambini che, più o meno coscientemente, prendono l'abitudine
di attorcigliare e tirare i capelli con le dita. L'alopecia si
manifesta preferibilmente nelle aree fronto-parietali con chiazze
irregolari della grandezza di anche diversi centimetri, nelle
quali i capelli sono in parte assenti ed in parte spezzati all'altezza
di 2-3 mm (al di sotto di questa lunghezza non è infatti
possibile afferrarli con le dita). Il cuoio capelluto appare indenne.
Se nell'area interessata vengono asportati i capelli superstiti
si potrà osservare la completa assenza di quelli in fase
telogen. Istologicamente, nei casi gravi, il follicolo può
subire fratture nella continuità della matrice e distacco
della guaina epiteliale esterna da quella connettivale con successive
emorragie intra ed extra follicolari. Ciò determinerà,
anche se lo stimolo cessa, la persistente impossibilità
di produzione di un capello normale (tricomalacìa). La
terapia è di competenza medico-psichiatrica.
Tumori
Il cuoio capelluto è sede frequente di tumori benigni
e maligni, primitivi o metastatici. Frequenti ad esempio sono
i nevi, l'epitelioma basocellulare, le cheratosi attiniche, quelle
seborroiche etc. L'esame clinico e, nei casi dubbi quello istologico,
chiariranno la diagnosi.