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Speciale Androgenetica

parte 2°

A cura di Andrea Marliani

Pubblicato il 02/03/2005

Epidemiologia

foto intervento

Epidemiologia
a cura di Daniele Campo

Studi epidemiologici ufficiali sulla alopecia androgenetica, di solito considerata più un problema estetico che sanitario, non sono mai stati effettuati. Inoltre, la maggior parte dei dati disponibili sono basati su piccoli campioni non randomizzati che, per di più, usano spesso classificazioni diverse: di Hamilton, di Norwood, di Ebling, di Camacho, di Ludwig (per le donne) oppure quella di Savin (Rushton, 1999).
Comunque l'incidenza della perdita dei capelli a tipo androgenetico si avvicina, nel corso della vita, al 100% negli uomini di razza caucasica.
I primi dati percentuali su età e modalità della perdita dei capelli risalgono ad Hamilton. Secondo Hamilton nel 96% degli uomini e nel 79% delle donne dopo la pubertà, si riscontrano i segni di iniziale perdita di capelli evidenziata da un arretramento uniforme della linea di inserzione frontale (tipo Il della scala di Hamilton). Questo tuttavia non significa necessariamente l'inizio della vera alopecia androgenetica né rappresenta il primo stadio della calvizie: in questo caso noi preferiamo parlare di "Alopecia Frontoparietale Fisiologica". Lo stesso Hamilton rileva l'esistenza di una alopecia più pronunciata (grado V - VII della scala di Hamilton) nel 58% degli uomini di oltre 50 anni.
Anche secondo uno studio successivo di Norwood si ha calvizie di tipo maschile in oltre il 50% degli uomini adulti.
Una percentuale simile (42%) è stata ottenuta, tramite autovalutazione, in uno studio sulla calvizie in relazione all'infarto del miocardio su 772 uomini tra i 24 ed i 54 anni (Lesko, 1993).
Sono state osservate anche rilevanti differenze razziali: gli uomini di razza nera hanno una probabilità quattro volte più elevata di avere una folta capigliatura rispetto ai caucasici. Gli uomini orientali hanno una più bassa incidenza di perdita di capelli a tipo maschile rispetto ai caucasici ed un inizio di alopecia ritardato; addirittura, nei maschi cinesi, la perdita dei capelli risulta non comune, di solito lieve e più tardiva. É probabile, ma finora non confermato, che queste differenze razziali siano presenti anche nella popolazione femminile.
Nel maschio l'alopecia comincia, di norma, dopo la pubertà, verso i 18 - 20 anni, con una recessione simmetrica biparietale, spesso accompagnata da una netta perdita di capelli all'inserzione sulla fronte.
Solo nelle forme più gravi, descritte da Vera Price come "forme precoci" (EAGA = Early Andro Genetic Alopecia) e definibili anche come "Ipotrichia Ereditaria Semplice", l'alopecia inizia già verso i 15 - 18 anni con un decorso molto più rapido che poi porta allo stadio estremo della calvizie ippocratica (stadio IV e V di Hamilton) prima dei 25 anni.
Nella donna la calvizie ha un inizio più tardivo, una progressione molto più lenta con diradamento diffuso, meno evidente e più ampio sul cuoio capelluto; inizia, di solito, dieci anni più tardi, talvolta a seguito di alterazioni ormonali, gravidanze, menopausa, dopo l'uso di estroprogestinici o in seguito ad importanti variazioni ponderali. Resta comunque da stabilire se quella della donna sia una vera alopecia androgenetica o qualcos'altro.
É da stabilire anche se l'alopecia androgenetica sia una malattia vera e propria o una condizione parafisiologica in parte anche dovuta all'invecchiamento cronologico, cioè all'invecchiamento intrinseco. Non esiste molta letteratura sull'argomento ma si può citare un lavoro di Kligman, nel quale si distinguono e si comparano due situazioni, l'alopecia androgenetica e la "alopecia da invecchiamento" (AIA = Aging Alopecia). Secondo Kligman l'alopecia androgenetica è familiare, si presenta prima dei 50 anni, colpisce il vertice del cuoio capelluto con assottigliamento evidente del fusto del capello e diradamento del capillizio ed arriva a portare la cute ad essere completamente glabra. L'istologia ci mostra un follicolo miniaturizzato e dislocato in piani sempre più superficiali che da origine ad un capello sempre più sottile, più corto ed in parte depigmentato. Nella "alopecia da invecchiamento" l'assottigliamento del fusto del capello inizia solo dopo i 50 anni d'età e non vi è evidente familiarità nella sua origine. Il diradamento interessa tutta la capigliatura e non esita mai in un cuoio capelluto completamente glabro. Istologicamente si rileva che il follicolo, pur essendo più piccolo rispetto a quelli presenti in un soggetto giovane con tutti i suoi capelli, non arriva mai alle ridotte dimensioni dei follicoli colpiti da alopecia androgenetica e non sembra interessato, a differenza di quanto avviene nella alopecia androgenetica vera, da importanti fatti infiammatori.
Con l'avanzare dell'età, le due condizioni finiscono comunque per coesistere.

 

Riferimenti:

Hamilton J.B.: "Patterned loss of hair in man: types and incidence" Ann. NY Acad. Sci 1951; 53: 708.

Norwood O.T.: "Male pattern baldness: classification and incidence" South Med. J. 1975; 68: 1359.

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