
dr. TARGET="frame86820">Andrea Marliani
dermatologo - endocrinologo
in Firenze
La striscia donatrice, una volta prelevata, viene immersa in
soluzione fisiologica in un contenitore di vetro sterile (Petri-dish)
a sua volta adagiato in un contenitore di ghiaccio, che ne mantenga
la temperatura di 6 - 10° C (il calore favorisce la disidratazione
dei bulbi e, con questa, la morte cellulare).
Mentre il chirurgo con calma va a suturare l’area di espianto
un assistente prende ora in carico la losanga di cute prelevata
e ne inizia la dissezione, sotto microscopio stereoscopico, in
tante fettucce dello spessore di 1 o 2 unità follicolari.
Per facilitare questa prima operazione l’assistente, con una pinzetta
anatomica, esercita con la mano sinistra una leggera trazione
su un’estremità della striscia adagiata su un abbassalingua
sterilizzato e fissata con un piccolo ago, provvedendo quindi
con la mano destra al sezionamento che così avviene con
la massima visibilità dei bulbi. Ogni strisciolina così
prodotta viene immediatamente immersa in soluzione fisiologica
e affidata agli altri assistenti che concludono, sempre sotto
microscopio, la separazione e preparazione delle unità
follicolari. Nel corso di tutto questo processo, sia la striscia
originaria che le piccole strisce da essa ricavate vengono continuamente
vaporizzate di soluzione fisiologica.
Il taglio deve essere netto e preciso, praticato con un bisturi
lama del 10, prestando la massima attenzione a preservare l’integrità
delle strutture bulbare. L’accorgimento di lasciare del tessuto
adiposo attorno alle papille dermiche eviterà di traumatizzarle
durante l’inserimento nei siti di ricezione.
La preparazione dei graft e delle unità follicolari può
richiedere alcune ore, secondo il numero e l’esperienza degli
assistenti e la quantità di unità follicolari da
preparare. Durante questo tempo, il paziente rimane comodamente
seduto in poltrona e potrà rilassarsi leggendo, ascoltando
musica o guardando un film.
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