economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Incontri della Società Italiana di Tricologia

Atti del XXIII Incontro

A cura di Andrea Marliani

Pubblicato il 23/10/2007

- Società Italiana di Tricologia

Atti del XXIII Incontro S.I.Tri.
- Società Italiana di Tricologia -
Società scientifica fondata nel 1996

La Società Italiana di Tricologia presenta il programma definitivo del "XXIII Incontro" . La nostra consueta riunione semestrale si svolgerà per la prima volta a Roma, domenica 21 ottobre 2007. Parteciperanno all'incontro i medici tricologi più qualificati in campo nazionale con i colleghi delle cliniche universitarie più rappresentative in questo settore. L'evento prevede l'attribuzione di crediti ECM (5 punti). Questo incontro dal tema "Alopecie diffuse" è diretto alla discussione di un argomento attualmente molto dibattuto, soprattutto, per quanto riguarda le sue ripercussioni sul sesso femminile.

 

La Società Italiana di Tricologia
La Società Italiana di Tricologia fondata a Firenze nel 1996 riunisce i medici che si occupano prevalentemente di tricologia in Italia. Tale associazione scientifica ha un carattere multidisciplinare dove le diverse competenze delle varie specializzazioni mediche, farmacologiche, biologiche, chimiche, psicologiche ed umanistiche si intersecano in uno scambio sempre molto produttivo.
La Società Italiana di tricologia sin dalla sua fondazione ha svolto due riunioni ogni anno, ininterrottamente sino ad oggi, una in autunno ed una in primavera. Per tradizione dopo la presentazione del tema fatta dal presidente di turno il primo intervento viene svolto da un umanista che introduce l'argomento con una analisi in chiave antropologica.
Tali riunioni hanno una durata di un solo giorno e si tengono d'abitudine di domenica. I relatori hanno, nel corso delle diverse edizioni, preso l'abitudine di incontrarsi sin dal giorno prima per il piacere di stare insieme tra specialisti che si occupano dello stesso argomento con una cena conviviale.
Le riunioni della Società Italiana di Tricologia hanno un carattere estremamente informale dove i vari relatori possono presentare gli standard diagnostici e le linee guida dei vari trattamenti per le patologie di competenza tricologica come anche ipotesi non sempre o non ancora accreditate dalla intera comunità scientifica oppure semplici idee o supposizioni allo scopo di produrre una discussione che possa portare con il contributo e le esperienze degli altri ad aprire nuovi percorsi diagnostici e terapeutici, medici e chirurgici.

 

 

Estratto dallo "Statuto"
La Società Italiana di Tricologia® si costituisce come Associazione scientifica, apolitica e senza fini di lucro ed ha come scopo di fare della Tricologia una Branca Scientifica della Medicina Polispecialistica e, più in generale, della Cultura Umanistica.

Questo fine verrà perseguito attraverso tutte le iniziative che via via saranno individuate e fra le quali indichiamo primariamente le seguenti:

1) promuovere la ricerca scientifica della patologia e della fisiologia del pelo, del capello e del cuoio
capelluto;

2) promuovere il progresso della "TRICOLOGIA" anche tramite l'insegnamento;

3) definire protocolli di riferimento per ricerche, cliniche e di laboratorio, sulla terapia dei defluvio,
degli effluvi e sulle malattie del cuoio capelluto;

4) verificare l'efficacia e la razionalità delle terapie tricologiche proposte dall'industria farmaceutica e
farmacocosmetica;

5) verificare la qualità, la razionalità e l'innocuità dei prodotti offerti dall'industria tricocosmetica;

6) cercare un coordinamento con l'Industria farmaceutica e farmacocosmetica per una razionalizzazione
scientifica di tutto il settore;

7) affiancare e confrontarsi, in campo tricologico, con l'attività scientifica delle Società culturalmente
affini;

8) dare ai Soci un punto di riferimento sicuro ed un supporto scientifico nella loro attività quotidiana;

9) pubblicare quanto di nuovo, attuale e scientifico viene fatto in Italia e nel Mondo in campo
tricologico per tenere alta l'informazione e la Conoscenza dei Soci, Cultori della materia e dei
pazienti;

10) denunciare ai Soci, ai Pazienti ed alla Pubblica Opinione le frodi in campo tricologico.
S.I.Tri.® (oppure SITri®) è la sigla ufficiale e registrata di abbreviazione che indica la "Società
Italiana di Tricologia".

 

RELAZIONI

"Le Alopecie Diffuse"
Roma - domenica 21 ottobre 2007

 

Ore 10 - Sessione Antimeridiana
Moderatori: Prof.ssa Marcella Guarrera - Prof. Andrea Marliani - Dott. Roberto d'Ovidio

 

 

Prof. Alfredo Rebora (Professore emerito - Università di Genova)
Quando e perché l'uomo ha perso i peli e come ha fatto a sopravvivere
Perché l'uomo, solo di 193 specie di primati, sia praticamente glabro rimane un mistero. Sono state avanzate numerose ipotesi, ma nessuna è convincente. In realtà il problema non è il perché siamo senza pelliccia, una domanda senza senso biologico, ma quando s'è verificata la mutazione e come hanno fatto gli ominidi a sopravvivere. Dopo un breve riassunto delle principali teorie, verranno presentate le poche evidenze disponibili e fissata la data della mutazione spiegato il meccanismo attraverso il quale la mutazione, evidentemente deleteria, non ha influito sul successo della specie.


Prof. Torello Lotti (Professore ordinario di dermatologia - Università di Firenze)
Lettura magistrale: Alopecie cicatriziali
Il termine Alopecia Cicatriziale viene usato per indicare la perdita definitiva dei follicoli piliferi e dei capelli, di solito in chiazze, qualunque ne sia stata la causa determinante. L'elemento più significativo che caratterizza una l'alopecia cicatriziale, è l'irreversibilità del processo patologico per la distruzione delle cellule staminali nella regione della protuberanza del follicolo pilifero. L'alopecia cicatriziale può essere definita come "forma di alopecia permanente ab inizio, per distruzione dei follicoli piliferi, con atrofia e sclerosi che coesistono sempre anche se con predominanza diversa". Compito del medico è porre una corretta diagnosi per evitare al paziente cure inutili e per instaurare, quando possibile, una terapia corretta che possa portare all'arresto dell'evoluzione della malattia. Quando il processo patologico sarà arrestato la terapia di queste forme diventerà chirurgica. All'esame obiettivo la cute si presenta sottile, liscia e lucente (per atrofia), con pochi singoli capelli che emergono dai follicoli superstiti. Con un dermatoscopio è possibile osservare la perdita degli osti follicolari. Altro segno patognomonico è la possibile presenza di più capelli che originano da un singolo ostio follicolare in una chiazza cicatriziale (pili multigemini o ciuffi di peli). Questo fenomeno, prodotto dalla fusione infiammatoria dei follicoli, non si osserva mai nelle alopecie non cicatriziali.Si distinguono due grandi gruppi di alopecie cicatriziali acquisite: le forme primitive e le forme secondarie.


Alopecie cicatriziali acquisite primitive
Il bersaglio della noxa infiammatoria, nelle alopecie cicatriziali acquisite primitive, è il follicolo stesso. Al pull test si rileva la caduta di capelli in anagen. Si tratta quindi di defluvi in anagen.
Le cause più comuni di alopecia cicatriziale acquisita primitiva sono il lichen planus, il lupus eritematoso discoide, la follicolite decalvante, la pseudopelade (pseudoarea) di Brocq. Tutte le altre forme sono rare o raramente diagnosticate o nosologicamente più incerte.
Il capitolo è uno dei più complessi e controversi della Tricologia e della Dermatologia, come dimostra la mancanza di una classificazione unanimemente accettata, l'uso di numerose denominazioni per indicare una stessa patologia e l'impiego di uno stesso nome per indicare differenti entità cliniche (ad esempio alopecia cicatriziale centrale centrifuga). Talvolta la diagnosi differenziale fra le diverse forme, sia su piano clinico che istopatologico, è difficile se non impossibile. Questa confusione riflette la mancanza di conoscenza precisa dei fattori eziologici e dei meccanismi patogenetici alla base di queste malattie. Nella patogenesi delle alopecie cicatriziali acquisite primitive ha particolare importanza la sede topografica dell'evento infiammatorio perifollicolare che coinvolge, con evoluzione cicatriziale, aree critiche come l'infundibolo con la cosiddetta zona del bulge, dove sono concentrate le cellule staminali follicolari. La classificazione è ovviamente complessa ed articolata ma la caratteristica istologica dell'infiltrato cellulare perifollicolare permette di distinguere due tipi fondamentali di alopecia cicatriziale acquisita primitiva: le forme neutrofiliche e le forme linfocitarie, ciascuna ulteriormente suddivisibile in numerose varietà.

Alopecie Cicatriziali Acquisite Primitive linfocitarie:
- Lichen Planopilaris Decalvante
- Sindrome di Graham- Little
- Alopecia Frontale Fibrotica
- Alopecia Cicatriziale in corso di Androgenetica
- Lupus Eritematoso Discoide
- Pseudoarea di Brocq
- Alopecia Parvimaculata
- Alopecia Cicatriziale Centrale Centrifuga
- Sindrome Degenerativa Follicolare

Alopecie Cicatriziali Acquisite Primitive neutrofiliche:
- Follicolite Decalvante
- Tufted Hair Folliculitis
- Acne Cheloidea della Nuca
- Dermatosi Pustolosa Erosiva del Cuoio Capelluto
- Cellulite Dissecante

Dott. Roberto d'Ovidio (Coordinatore Gruppo di tricologia AIDA)
Alopecia androgenetica ed Alopecia diffusa femminile: continuum o sovrapposizione?
Il diradamento e l'assottigliamento dei capelli nelle aree parietali, con relativo risparmio delle tempie e dell'occipite caratterizzano l'alopecia androgenetica femminile come definita da Ludwig nel 1977. Ultimamente, per diverse ragioni - non ultima quella del raro riscontro in queste donne di significative alterazioni ormonali- si sta ponendo in questione la definizione "androgenetica" ed è stata riproposta da alcuni esperti americani - ma anche europei - l'identificazione di un' "alopecia con pattern femminile", quasi un ritorno all' "alopecia diffusa femminile" utilizzata precedentemente alla classificazione di Ludwig. Criterio diagnostico fondamentale rimane però l'osservazione del fenomeno della miniaturizzazione del pelo solo nelle aree affette dal diradamento. Come diagnosi differenziali sono da porre essenzialmente il Telogen Effluvium Cronico, l'Alopecia Areata Diffusa o Incognita ed alcune forme di alopecia cicatriziale a pattern centrifugo. A nostro parere sono possibili senz'altro fenomeni di sovrapposizione tra queste patologie, piuttosto che un continuum. Questo comporta dal punto di vista clinico di dover utilizzare contemporaneamente terapie non sempre sinergiche nei confronti del problema o -addirittura- completamente inadeguate e fonte di fallimento anche in trias clinici altrimenti ben progettati. Verranno illustrate le ragioni che secondo noi propendono per il mantenimento della definizione "Alopecia Androgenetica Femminile" e per la ridiscussione della definizione "Telogen Effluvium" che non è che un epifenomeno ed una patomorfosi dalle cause assolutamente eterogenee cui il follicolo pilifero risponde in maniera standardizzata con la "fuga in Telogen" e che quindi non possiede in sè dignità di malattia e tantomeno quindi terapie specifiche.

Dott. Alfredo Rossi (Coordinatore GITRI)
Alopecie diffuse: I pattern dermatoscopici
I capelli possono essere affetti da numerose patologie, alcune di esse si debbono considerare come proprie di questa struttura in quanto ad essa limitate, è il caso della tinea capitis, altre, la maggioranza, sono a carattere sistemico e le alterazioni del capello altro non sono se non l'epifenomeno di un disturbo generalizzato. Scopo della relazione è di illustrare le tecniche attualmente disponibili per lo studio di questo annesso cutaneo. Come avviene per tutte le metodiche di laboratorio ci troviamo, anche in questo settore, di fronte ad un'ampia gamma di possibilità che comprendono esami semplici, realizzabili in tempi estremamente ridotti, facilmente eseguibili in qualsiasi laboratorio e/o studio medico ed a basso costo, o tecniche decisamente più sofisticate che richiedono attrezzature particolarmente complesse, personale qualificato in grado di gestirle ed ovviamente molto dispendiose.
Oggi un ruolo importante per la diagnostica tricologia è assunto dall'utilizzo della analisi digitale delle immagini (Videodermatoscopia digitale) che ha contribuito allo sviluppo di una serie di metodiche che hanno rivoluzionato gli standard della visita tricologica. Infatti quello che un tempo si poteva ottenere con una serie di metodiche empiriche e laboriose oggi è possibile ottenerlo in maniera semplice e standardizzata, immagazzinando tutta una serie di informazioni circa lo stato di salute del cuoio capelluto e del capello stesso. La possibilità di ottenere immagini che giustamente elaborate ci consentono di ricercare i vari markers per la diagnosi e il follow-up dei pazienti affetti da alopecia ha cambiato il modo di porsi del Dermatologo nei confronti del paziente tricologico. Inoltre la possibilità di poter avere un archivio di tutti i pazienti con la relativa documentazione clinica e strumentale consente all'operatore di poter ottenere in tempi brevi tutte le informazioni idonee alla gestione del paziente, infatti l'adozione di un software per la gestione del paziente con alopecia rende più semplice l'inquadramento nosografico delle condizioni. Gli autori discuteranno circa l'utilità dell'utilizzo delle nuove tecnologie per la gestione del paziente con alopecia.

Prof. Andrea Marliani (Presidente fondatore SITRI)
La dismorfofobia: clinica e terapie
Sono sempre più frequenti pazienti dermatologici e segnatamente tricologici che si vedono affetti da alopecia o da disturbi cutanei importanti e gravi ma che obiettivamente non ci sono!
Una volta si sarebbe parlato di una "fissazione". Questo è il quadro clinico della dismorfofobia, descritto, più di cento anni fa , dallo psichiatra italiano Enrico Morselli (1886). La dismorfofobia, è definita come "ossessione per un difetto immaginario dell'aspetto esteriore". Gli americani parlano oggi di "Body Dismorphic Disorder". I dismorfofobici sono pazienti di solito intelligenti, istruiti, spesso di classe alta e spesso con alte responsabilità sociali ma che appena parlano di capelli allargano gli occhi, fissano la pupilla, perdono di raziocinio e razionalità e sembrano persone diverse.
La dismorfofobia è da considerare una depressione schizzoide, con problemi di parcellizzazione del corpo. La comparsa del disturbo avviene generalmente durante l'adolescenza ma la patologia può diventare cronica e riscontrarsi anche in età avanzata.
La cultura attuale sta facendo crescere questa patologia, da problema di pochi a malattia di moltissimi, esasperata dalle immagini diffuse dai media, con le quali i giovani sono inevitabilmente costretti a confrontarsi con il risultato, pressoché scontato, di risultare perdenti. La preoccupazione di questo "difetto" comporta una significativa tensione emotiva, senso di disperazione, isolamento sociale e mancata vita di relazione. I pazienti pensano sempre e solo al loro problema, sviluppano comportamenti ritualistici
ripetitivi e ossessivi, come il guardarsi alla specchio, l'acconciarsi in modo eccessivo e il porre frequenti domande per ottenere rassicurazioni dalla famiglia, dagli amici e dai medici. All'anamnesi si possono spesso riscontrare l'isolamento sociale e mancata vita di relazione: una famiglia ossessiva, ed amici stressanti.
Il disturbo psichico più frequentemente associato alla dismorfofobia è la depressione,
che si sviluppa però nella maggior parte dei pazienti in seguito alla comparsa della dismorfofobia e la depressione, è spesso di per sé causa di un Effluvio Cronico che mantiene ed aggrava lo stato depressivo.
La consapevolezza del vero problema è variabile... può essere di grado elevato, inesistente o diversa nel tempo. La non-malattia dermatologica "dismorfofobia" comprende spesso anche disturbi sensitivi, sempre soggettivi, come dolore, bruciore o prurito nella sede corporea "affetta" sempre in assenza di patologia cutanea. Si arriva a situazioni di vero delirio... situazioni da considerare come:
psicosi schizoidi ipocondriache monosintomatiche.
Il trattamento dei pazienti con dismorfofobia è sempre difficile, lungo e anche delicato per il comportamento spesso irascibile, talvolta aggressivo e talora suicida ed il suicidio o il tentato suicidio in questi pazienti è una emergenza sociale, una epidemia silenziosa. Parliamo della seconda causa di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Questi soggetti richiedono una costante rassicurazione, telefonano frequentemente, prenotano visite da tutti gli specialisti di cui sono sempre insoddisfatti.
Per il medico non preparato a questo, i dismorfofobici possono essere causa di forte disagio, ad esempio quando il paziente dice di essere calvo e magari ha più capelli del medico, che, a sua volta, non e calvo. Queste situazioni spesso inducono il medico ad errori terapeutici anche gravi, come l'eccesso di terapia o la sottovalutazione del paziente. Che fare allora di fronte ad un paziente che si definisce calvo ma non lo è, che magari già visitato da un collega, sta assumendo finasteride, usando minoxidil e facendo già tutte le terapie possibili ed anche quelle improbabili?
Le terapie psicologiche e comportamentali si sono dimostrate deludenti! Anche perché questi pazienti le rifiutano perchè certi di non averne alcun bisogno. Si ritiene che la terapia di scelta consista nel somministrare a lungo termine un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina ad un dosaggio maggiore rispetto a quello usato per il trattamento della depressione. Questi pazienti però quasi sempre rifiutano anche una terapia farmacologica e così occorrerà trovare il modo di farla accettare a dosaggi di compromesso, talvolta anche molto ridotti e a questi la grande maggioranza presenterà una risposta parziale con diminuzione dell'ansia, della depressione, dell'ossessione e dei comportamenti ritualistici, a questo punto, comunemente i pazienti sono però disposti ad adeguare la terapia a dosaggi più idonei.
Per fare accettare a questi pazienti una sia pur blanda iniziale terapia farmacologia occorrerà spesso ricorrere anche ad una piccola "astuzia"psicologica:dopo l'esposizione da parte del paziente,
il medico non deve mai negare l'esistenza suo problema ma deve mandare messaggi verbali e non verbali di accettazione e condivisione, negare il problema non porterebbe ad un dialogo ma farebbe fuggire il paziente senza risolvere la sua ossessione e lo indurrebbe a cercare inutilmente un altro specialista, in sostanza il medico deve ragione al paziente, però una ragione con riserva, del tipo: "è vero che lei perde i capelli, ma " e qui in base alla personalità del paziente si verbalizzano considerazioni collaterali, come: "vediamo di cercare insieme una soluzione non deve però essere così ansioso perché l'ansia porta a perdere ancora più capelli, e deve essere curata"... così il problema si sposta su un piano diverso e il farmaco diventa necessario contro la caduta dei capelli.
In questa sorta di partita a scacchi è indispensabile, sempre fare sempre la prima mossa dando ragione al paziente perchè la ragione è dei matti!

 

Ore 15 - Sessione Pomeridiana
Moderatori: Prof. Paolo Piazza - Dott. Paolo Gigli - Dott. Alfredo Rossi

 

 

Dott. Paolo Gigli- Pistoia
Acido fosfatidico: potenzialità in tricologia
L'acido fosfatidico e' un fosfolipide che svolge funzioni di secondo messaggero intracellulare. La fosfolipasi D (PLD) è un enzima chiave in una via di trasduzione che idrolizza la fosfatidilcolina (PC) e porta alla formazione dei secondi messaggeri acido fosfatidico (PA) e diacilglicerolo (DAG). Nel follicolo pilifero e' possibile distinguere 2 tipi cellulari principali:
1)cellule connettivali -papilla dermica
2)cellule epiteliali -guaina epiteliale interna ed esterna,cellule della matrice
Shapiro e Price hanno concluso che nella valutazione di principi attivi finalizzati a stimolare la crescita dei capelli in patologie , un 'importante indice di valutazione e' l'entità con cui questi principi vanno a stimolare la proliferazione dei cheratinociti del follicolo
E' stato dimostrato che sia l'acido fosfatidico che l'acido lisofosfatidico attraverso meccanismi recettoriali e non , promuovono la crescita e moltiplicazione di numerosi tipi cellulari in vitro: fibroblasti umani, cellule endoteliali, cellule osteoblastiche. L'Acido fosfatidico inoltre agisce controllando la divisione cellulare essendo coinvolto nei meccanismi di passaggio tra g1 e s.
Effetti dell'acido fosfatidico su colture di cheratinociti e cellule epiteliali del topo da laboratorio:
1) Risulta efficace nel promuovere crescita e moltiplicazione delle cellule epiteliali del follicolo;
2)Come e' ben noto il TGF-b1 e' capace di indurre apoptosi delle cellule epiteliali del follicolo,e quindi di innescare la fase catagen l'aggiunta di acido fosfatidico alla coltura cellulare neutralizza l'effetto inibitore del TGF-b1.
In vivo nel modello del topo da laboratorio l'acido fosfatidico applicato topicamente sulla cute dorsale si e' mostrato capace di indurre l'anagen e di stimolare la crescita dei peli.
In ratti rasati, dopo 18 giorni una soluzione di minoxidil 1% ha portato a ricrescita su circa il 75% dell' area rasata; sempre dopo 18 giorni 0,4% di acido fosfatidico ha portato a ricrescita sul 63% dell' area rasata. Con il solvente utilizzato nella sperimentazione la massima percentuale di acido fosfatidico solubilizzabile e' stato lo 0,4%.
Conclusioni. L'insieme dei dati ottenuti sia in vivo che in vitro mostrano le potenzialita' di uso in tricologia del principio attivo in questione, i dati in vivo in particolare ne suggeriscono la possibilita' di uso topico sul cuoio capelluto in forma di lozione.

 

Prof. Umberto Nardi - Roma (Professore incaricato di Botanica Farmaceutica - Univ. Catt. Roma)
Sostanze simil-progestiniche naturali quali antagonisti del testosterone
Nel regno vegetale si ritrovano sostanze, spesso in prodotti usati nella comune alimentazione umana, che possono imitare se non addirittura sostituire molecole e, il più delle volte, complessi chimici come un ormone. E' questo il caso del Polline dei fiori in cui si ritrovano sostanze simil progestiniche che vengono largamente usate anche nel settore terapeutico. In particolare quale antagonista del testosterone nell'uomo nella profilassi e cura dell'ipertrofia prostatica. In uno studio clinico mirato ad evidenziare l'efficacia di tale pratica terapeutica, si sono osservati anche effetti sulla pilificazione e sulla pilogenesi. Tali osservazioni hanno portato ad ipotizzare un uso della frazione progestinico simile del polline e/o del polline stesso, quale integratore alimentare nei casi di alopecia. L'ipotesi prende spunto anche dall'attività che questa sostanza svolge all'interno dell'alveare e dall'uso che le api ne fanno. Le differenze fisiologiche, anatomiche e funzionali dei vari individui che popolano le colonie apistiche, spiegano ampiamente quanto l'uso del polline possa risultare molto utile anche all'uomo.

 

Dott. Sabatino Papandrea
Uso dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine autologhe nelle alopecie
L'impiego dei fattori di crescita da plasma ricco in piastrine ha avuto, recentemente, un gran impiego nel miglioramento estetico della cute per neocollagenogenesi reticolare.
L'importante risposta clinica verificata sui miei pazienti ed i principi scientifici della tecnica mi hanno indotto a provare questa metodologia anche nel miglioramento del metabolismo del capello.
Il lavoro clinico è stato programmato sull'alopecia androgenetica, sull'alopecia areata e sul capello distrofico. La valutazione della risposta è stata eseguita sia sul piano medico, che fotografico che strumentale. La tecnica utilizzata per questa ultima valutazione è stata il tricogramma.
Il trattamento, eseguito con infiltrazioni intradermiche di PRP nel cuoio capelluto a cadenza mensile per 3 sessioni, ha evidenziato un aumento percentuale della fase anagen nell'alopecia androgenetica, un rispessimento della zona nell'alopecia areata e soprattutto un evidente miglioramento dello stato e dell'aspetto dei capelli in caso di capello distrofico.
Possiamo concludere che l'attivazione metabolica da parte dei fattori di crescita contenuta nel PRP induce un miglioramento del trofismo della matrice del capello.

 

Dott. Carlo Grassi - Montecatini Terme
Trapianto di unità follicolari (FUT) nella cura della calvizie : criteri di utilizzo dismorfofobia: clinica e terapie
La cura chirurgica della calvizie si è progressivamente evoluta ed oggi ha raggiunto un alto grado di efficacia ed affidabilità sia nell'uomo che nella donna. La metodica non è comunque semplice da eseguire e richiede un lungo periodo di apprendimento. Soprattutto difficile è preparare un personale addestrato, essenziale per una perfetta manipolazione degli innesti. La suddivisione delle singole unità follicolari ed il loro inserimento sono ovviamente i tempi operatori più delicati ma anche il prelievo deve essere perfetto così da non mettere in pericolo la sopravvivenza dei bulbi residui e ridurre le scorte disponibili e "restare senza carburatnte in mezzo al mare". A questo proposito la TET è sicuramente da preferire , soprattutto se non disponiamo di una esperienza particolare. Le capacità tecniche non sono comunque gli unici requisiti perchè il trapianto possa avere successo. Altrettanto importante è imparare ad amministrare quanto la regione donatrice mette a disposizione del chirurgo così da poter mantenere nel tempo un risultato naturale. La riserva posteriore, abbondante in alcuni casi e appena sufficiente in altri, è sempre limitata e va sfruttata con intelligenza. L'estensione della zona sottoposta a rinfoltimento è quasi sempre più importante della densità che va privilegiata solo nelle forme più limitate e stabilizzate. Quanto alla distribuzione degli innesti consigliamo sempre di restare il più possibile "centrali" e integrare poi la copertura ottenuta nella direzione del diradamento.

 

Dott.ssa Simona Turtù - Ascoli Piceno
La microscopia a luce polarizzata: il tricogramma
Il microscopio in luce polarizzata rappresenta un prezioso ausilio per chi tratta le problematiche dei capelli. L'osservazione della morfologia e di tutte le caratteristiche del capello permette una diagnosi precisa e mirata, distinguendo situazioni che all'occhio clinico presentano molte somiglianze, mentre l'esame delle caratteristiche microscopiche può essere dirimente nella diagnosi differenziale. Inoltre la diagnosi microscopica è completamente oggettiva, dato che può essere visionata sia dal medico che dal paziente, il cui coinvolgimento nello studio del proprio capello è già terapeutico.
D'altro canto, i dati che otteniamo dallo studio in microscopia a luce polarizzata (indici di vitalità del capello, deformazioni del bulbo, stato di salute delle guaine con percentuali di lattato di ammonio e squalene) non sono solo quantificabili, permettendo così di capire la velocità e lo stadio dell'evoluzione di una patologia, ma consentono anche un follow-up nel tempo per valutare l'efficacia della terapia attuata.
Noi abbiamo inserito lo studio del capello in microscopia a luce polarizzata non solo nella nostra pratica clinica di tricologi, ma anche nella nostra attività di dermochirurghi che effettuano l'autotrapianto di capelli.
Questo tipo di intervento deve essere posizionato in un preciso momento dell'evoluzione dell'alopecia androgenetica, per avere il risultato migliore e più duraturo possibile. In questa ottica, il paziente candidato all'autotrapianto va preparato adeguatamente all'intervento, e poi mantenuto in modo idoneo dopo l'intervento stesso, per non inficiare il risultato ottenuto. Lo studio del capello in microscopia a luce polarizzata permette il controllo dello stato e dell'evoluzione di un'alopecia androgenetica, la possibilità di adottare ancora una terapia medica o di dover ricorrere necessariamente ad un approccio chirurgico, l'efficacia di una terapia medica che prepari il paziente all'intervento, e la capacità nel post-intervento di mantenere i capelli trapiantati. In questo senso, la microscopia a luce polarizzata si pone come ausilio al medico in ogni momento del suo iter: nella diagnosi, nella prognosi, nella scelta terapeutica e nel follow-up.

 

Dott. Daniele Campo - Roma
Alopecia Psicogena: verso una possibile patologia psicosomatica
Introduzione. Si è osservato che la caduta dei capelli comporta la percezione della riduzione della propria attrattiva personale, la paura di invecchiare e presenta una ripercussione negativa sulla vita sociale, associata ad una frequente riduzione del tono dell'umore. Addirittura, si è osservata una peggior qualità di vita in pazienti affetti da questo problema. Altri studi, tuttavia, mettono in dubbio un legame causa-effetto così impostato, suggerendo la possibilità che la perdita dei capelli sia secondaria ad un condizione psicologica di disagio personale. Inquadrata in tale ottica, l'alopecia costituirebbe una malattia psicosomatica in piena regola.
Scopo. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare la possibilità che aspetti psicologici possano rivestire un ruolo causale nella genesi e nel mantenimento della perdita dei capelli in soggetti colpiti da diradamento di capelli di tipo diffuso con associata iperseborrea.
Materiali e metodi. Sono stati arruolati di 29 pazienti con diradamento diffuso, più marcato nell'area media anteriore, tutti i pazienti presentavano iperseborrea.
Risultati. Dei 29 pazienti sottoposti a valutazione psicodiagnostica, 27 hanno mostrato la presenza di un quadro depressivo.
Conclusioni. Il nostro studio sottolinea, comunque, come aspetti psichici possano avere un ruolo determinante nella genesi e nel mantenimento della perdita dei capelli capelli in soggetti colpiti da un diradamento di capelli di tipo diffuso e con associata iperseborrea, mettendoci nelle condizioni di ipotizzare una nuova entità nosografia che si presenta con caratteristiche cliniche ben distinte e che potremmo denominare Alopecia psicogena.

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS