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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Wed, 08 Oct 2008 04:41:04 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>La citta&#039; che cambia...</title>
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	<pubDate>Sat, 23 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>mosca_citta_di_cupole_d_oro</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B><IMG height=114 src="http://www.natasha9.supereva.it/mosca86.jpg" width=176 align=left border=0></B>Ogni giorno la grande Mosca vede aprirsi un nuovo ristorante o un nuovo negozio. &#8220;Russa, russa, fino al midollo delle ossa&#8221;, per dirla con Chaikovskiy, la citta&#8217; non si fa scrupoli. Da un lato, i pope con la barba lunga, il riflesso cangiante e rassicurante delle icone, le chiese piene.. Dall&#8217;altro la molteplicazione dei locali alla moda aperti 24 ore su 24, delle discoteche con le ballerine attaccate al palo della lap dance, dei ristorant con il fuoriprogramma&#8230;<br />
Era ieri, era mille anni fa: le babushki che si mettevano in fila davanti ai negozi sprovvisti quasi di tutto, e le ragazze, tutte vestite male.. E poi, di un colpo, le ragazze sono diventate carine! Truccate come auto rubate, cuoi e tacchi a spillo, eccole che ormai vanno pazze per i visoni, gli accessori Gucci o Chanel, gli stranieri scompagnati. Ragazzi coperti di tattuaggi che affoano i cyber-cafe&#8217; (Time&#8217;online, il piu&#8217; grande spazio Internet della citta&#8217;, si trova sotto la piazza Rossa, non si svuota mai). Ecco il nuovo volto della citta&#8217; che vuole dimenticare il suo passato.<br />
<B><IMG height=114 src="http://www.natasha9.supereva.it/mosca66.jpg" width=176 align=right border=0> </B>Mosca, attualmente, com&#8217;era<B> New York vent&#8217;anni fa</B>. <B>Impossibile annoiarsi!</B> I moscoviti viaggiano, paragonano e si ispirano a quello che si fa altrove. La citta&#8217; assorbe e apprende molto rapidamente. Vivacitta&#8217;, eccessi, ottimismo.. Eccesso fa la parte del carattere russo.. Troppi gioielli, troppe pellicce, macchine super accessoriate&#8230;i &#8220;nuovi russi&#8221; (si sono arricchiti dopo la perestroika) girano in Mercedes di ultimi modelli, mentre che il salario medio rimane ridicolmente basso: il professore universitario guadagna mediamente due cento dollari al mese&#8230;<br />
L&#8217;industria del divertimento e&#8217; in pieno boom. Andrei Dellos (Cafe&#8217; Puskin, Shinok, Bochka e altri) e Arkadiy Novikov (Piramida, Tsarskaya Okhota ecc, i due tycoon della ristorazione moscovita, si sono spartiti i locali piu&#8217; in vista. I centri commerciali fioriscono. Le maggiori marche italiane e francesi si affacciano sulle strade principali.  Habitue&#8217; di Ibiza e Marbella, i migliori DJ hanno incluso Mosca nel loro circuito. E ami gli artisti in tournee sono stati cosi tanti. In poche parole, la capitale si stordisce pronta a soddisfare il festaiolo che sonnechia in ogni russo. E se qualcuno vi chiede: &#8220;Cosa c&#8217;e&#8217; di nuovo all&#8217;Est?&#8221;, sia una sola risposta: &#8220;La DOLCE VITA, compagno!&#8221;</p>
<p><B><IMG height=99 src="http://www.natasha9.supereva.it/bochka.jpg" width=129 align=right border=0>BOCHKA</B>, via 1905 goda 2 Tel 007 095 252 3041  Aperto giorno e notte interrotamente,  Ambiente rustico, tipo &#8220;la mia isba in fondo al bosco&#8221;. Specialita&#8217; russe a prezzi adeguati. Prenotare il venerdi, serata festiva, quando lo chef cucina un BUE INTERO, o, in alternativa, cervo o montone.  E dove, secondo voi, si puo&#8217; cucinare il bue? Ovvio!  Nel grande camino centrale del ristorante..</p>
<p><B><A href="http://www.natasha9.supereva.it/cafe.puskin.jpg"><IMG height=114 src="http://www.natasha9.supereva.it/cafe.puskin.jpg" width=129 align=left border=0></A>CAFE PUSHKIN</B>  Tverskoi boulevard 26a Tel 007 095 229 5590 Aperto 24 ore su 24.  Bill Clinton ne conserva un buon ricordo, Ludmilla Putin vi si ritrova con le sue amiche&#8230; Questa ex&#8217;residenza privata e&#8217; stata sistemata con cura meticolosa da Andrei Dellos.Il ristorante piu&#8217; chic di Mosca prpone squisite cotolette Pojarskiy, dei blinis con caviale e dei bordeaux i cui prezzi toccano il cielo. Servizio impeccabile (cosa rara), decor superbo e terrazza eccezionale durante l&#8217;estate.</p>
<p><B><IMG height=114 src="http://www.natasha9.supereva.it/shinok.jpg" width=159 align=right border=0></B><A href="http://www.shinok.ru/eng/"><B>SHINOK</B></A>, 1905 goda street, 2 Tel 007 095 255 0204.  Un&#8217;autentica taverna ucraina con babuska in scialle, veri animali di fattoria e incantevoli cameriere. Il miglior BOTSCH della capitale.</p>
<p><B>KUMIR</B>, Triokhprudnyi per., 9 Tel 007 095 231 2525 (Metro Majakovskaya, 500 m).  Cornice neonovecentesca per buongustai eleganti con portafogli forniti. Il personale di questo bistrot e&#8217; russo, ma sorvegliato dallo chef francese Michel Troisgros. Il piatto di casa: il filetto di salmone in salsa di spinaci.</p>
<p><IMG height=104 src="http://www.natasha9.supereva.it/oblomov2.jpg" width=118 align=left border=0><B>OBLOMOV</B>, 1st Monetchikovskiy per 17 Tel 007 095 953 6620. Aperto da mezzanotte alle cinque del mattino. Un ex&#8217;abitazione privata, ovattata e bizarra, sistemata su tre livelli (sala da te&#8217; al pianoterra, ristorante al primo piano, saloni orientali al secondo).  Il locale e&#8217; popolato dai personaggi del romanzo di Goncharov.  Accoglienza sorridente, specialita&#8217; russe, atmosfera azzeccata.</p>
<p><B>PYRAMIDA</B>, Piazza Pushkin Tel 007 095 200 3603.  Che cosa penserebbe l&#8217;autore immortale dell&#8217;Eugene Onegin di questo stravagante indirizzo che i giovani adorano, dove possono incrociare celebri artisti russi? Neon blu, camerieri in tiro vestiti d&#8217;arancio e nero, cucina asiatica di buon livello e DJ appolliato sulle ginocchia di un faraone. Aperto 24 ore su 24.</p>
<p><I>Tratta di articolo di Vanni Sarti</I></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050423020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050423020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050423020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050423020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207509.shtml"/></p>
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	<title>Sesso, rap e vodka</title>
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	<pubDate>Wed, 20 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>novita_in_libreria</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><IMG height=186 src="http://www.natasha9.supereva.it/denezkina.jpg" width=118 align=left border=0>Irina Denezkina, ha vent&#8217;anni. E&#8217; nata a Ekaterinburg. E&#8217; stata finalista nel premio pietroburghese &#8220;Nacional&#8217;nyi Bestseller (il bestseller nazionale). <A href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&#038;isbn=8806165046">Dammi! Song for lovers</A> è il suo primo libro. È un fenomeno internazionale questa ventenne che ha sconcertato lettori e critici: i diritti del romanzo sono stati venduti in mezzo mondo, dalla Gran Bretagna alla Germania, dagli Stati Uniti all&#8217;Olanda. Paragonata a Salinger e alla Sagan, la Denezkina è considerata la vera voce della nuova Russia. A dir la verità la critica locale si è scandalizzata di fronte al mix di sadica innocenza e d&#8217;indifferenza esistenziale. Qualcuno l&#8217;ha definito «pornografia adolescenziale». Intanto Irina sta surclassando per numero di copie vendute e per celebrità i big della generazione precedente, scrittori ex squatter della tarda perestrojka che hanno superato i quarant&#8217;anni e hanno fatto fuori il vecchiume dell&#8217;era sovietica.</p>
<p>La Denezkina, nata e vissuta a Ekaterinburg, gelido e inquinato centro industriale degli Urali, anticamera della Siberia, frequenta l&#8217;Università di giornalismo a San Pietroburgo, dove «non ti insegnano a scrivere perché se no ti rovinano le doti naturali», dice. Come tanti altri aspiranti scrittori, ha esordito su Internet. Il suo è uno stile naïf, che sfodera con civetteria: &#8220;Tutti i miei personaggi sono reali. Ho lasciato persino i cognomi veri. La mia amica Volkova si è offesa perché l&#8217;ho presentata come una ragazza facile&#8221;. Ma Irina sembra avere poco in comune, soprattutto nell&#8217;aspetto, con i suoi amichetti punk e metallari che ascoltano Richard Ashcroft, il bel tenebroso inglese che legge i filosofi francesi e canta &#8220;Song for lovers&#8221; (da cui il titolo del libro). E che vanno pazzi per DeCl, il rapper più famoso della Russia .</p>
<p>Denezkina si presenta come un tipino acqua e sapone: jeans, Adidas e maglioncino risicato. Ma non bisogna fidarsi delle apparenze: il segreto di questa pulp-neoesistenzialista è che con il suo talento attinge energia e ferocia dal mondo in cui ha passato la sua adolescenza. &#8220;Volevo che tutto fosse come nella vita, fino nei minimi particolari&#8221;, dice. E c&#8217;è riuscita. I suoi alcolisti, gli homeless, i dissociati, i nullafacenti che passano dal pub al cassonetto dove rovistano per riempirsi lo stomaco, sono l&#8217;altra faccia della Russia di Putin, degli intellettuali e dei manager e dei mafiosi di San Pietroburgo, del russo più à la page: che lavora a Mosca, veste a Parigi, fa affari a New York.</p>
<p>La copertina del libro Volkova ha 17 anni ed è alta un metro e 80. Capelli a coda di cavallo lisciati col gel, magliette striminzite e short aderenti dove strizza le sue forme come in un insaccato. Bella, abbondante e soda, guarda ai coetanei come a esserini ignobili e si concede solo a giovanotti che abbiano trent&#8217;anni e passa, il portafoglio gonfio e la Mercedes metallizzata. Craze, che ha la stessa età di Volkova, assomiglia a un animaletto di peluche d&#8217;epoca sovietica: ha un aspetto miserabile e spennacchiato, fa il batterista e si accompagna con un rapper con i pantaloni a campana, cappelluccio in testa e viso affilato. Il rapper ha una catena in mano con cui spacca la testa a quelli che non gli vanno a genio. L&#8217;ex soldato Denja, infine, ha uno &#8220;<B>trabiliante menefreghismo negli occhi</B>&#8220;. In Cecenia ha combattuto nella celebre divisione Tamanskaja e ce l&#8217;ha fatta. È tornato vivo. Più rintronato che mai. Adesso fa la guardia giurata e dice che &#8220;non prende più niente a cuore&#8221;.</p>
<p>Per dimenticare il dolore, per vivere come in apnea, ci sono sesso, droga e vodka anche se ancora non si ha l&#8217;età. Perché l&#8217;età, certo, non ce l&#8217;hanno quei quindicenni che guardano i Simpson, fumano, tracannano birra, quei metallari, rap e punk della Generazione Mtv, quelli che al campo estivo violentano in cinque una loro amichetta, quelli che fanno sesso con una ragazzetta, le dicono ti amo e al mattino non se ne ricordano il nome, quelli che hanno due piercing all&#8217;ombelico e tre al naso. Quelli, insomma, del cui grido di profonda, radicale insoddisfazione e rivolta si è impossessata Irina Denezkina, scrittrice, russa di cui sta per uscire in Italia &#8220;Dammi! Song for lovers&#8221; (Einaudi - Stile libero), una straordinaria galleria di ritratti.</p>
<p>La Russia più vera è però quella delle periferie e degli slums, degli alveari di cui Ekaterinburg è uno splendido esemplare. &#8220;Finestra sull&#8217;Asia&#8221; e sulla Siberia, è <B>moderna, dura, glaciale</B> come può esserlo il cuore della ricerca scientifica e industriale ai tempi dell&#8217;ex Urss. Circondata da magnifiche foreste, sventrata da grandi viali, Ekaterinburg è dissociata come dissociati sono i ragazzi della Denezkina. Il suo nome, ripristinato nel 1992, era stato cancellato dalla rivoluzione bolscevica e sostituito da Sverdlovsk, in omaggio a Jakob Sverdlov, il primo presidente dell&#8217;Urss. Per anni è stata vietata agli stranieri, per via degli esperimenti di tecnologia militare.</p>
<p>Ma i ragazzi di Irina, che sono cresciuti tra librerie, teatri e canali tv satellitari, <B>non hanno assorbito niente</B> di tutto questo e parlano con i monosillabi delle chat. Sono stati allevati all&#8217;ombra dei McDonald&#8217;s, chiacchierano di Beatles, del gruppo dei Ruki Vverch (mani in alto), di Internet, dei cani, del sesso, dei viaggi nello spazio. Indossano pantaloncioni con il cavallo basso e celebrano la sagra della mutanda, arrotolata, a stelle e strisce, che fa bozzetto con l&#8217;elastico arrotolato. Sentono una profonda comunione con i borderline e con tutti quelli che sono a pezzi, come i reduci dal fronte ceceno.</p>
<p>&#8220;Questi adolescenti hanno il male di vivere incorporato, che penetra fin nelle ossa&#8221;. Paura di vivere: i quindicenni della Denezkina anche dal recente passato non possono attingere energie e speranze. Hanno introiettato l&#8217;orrore e le menzogne dei padri che, insieme a pane nero, burro salato e vodka, hanno assimilato anni di solitudine, silenzi e bugie. A Ekaterinburg spetta il triste primato di essere stato il primo agglomerato urbano dove c&#8217;è stato un cospicuo numero di vittime dell&#8217;antrace. A seguito di esperimenti militari, nel 1979 morirono per la dispersione di materiali nocivi 200 persone. La versione ufficiale parlò di «decessi dovuti a cibo avvelenato&#8221;.</p>
<p>Queste cose gli adolescenti pulp di Irina, che passano le nottate dormendo uno sopra l&#8217;altro con le ragazze che la mattina si svegliano con la maglietta macchiata di sperma e &#8220;non sanno a chi l&#8217;hanno data&#8221;, le hanno assimilate. Sanno che gli adulti hanno vissuto alla meno peggio, barcamenandosi tra compromessi e false verità. Per loro l&#8217;alternativa è difendersi con la violenza delle parole o, ancor meglio, delle mazze ferrate. Nelle ultime pagine una professoressa, direttore didattico, pur di salvaguardare il posto, decide che è meglio tacere sulle sanguinose imprese a colpi di sprangate dei quindicenni che le sono stati affidati.</p>
<p>Questo è l&#8217;esempio degli adulti e la risposta è il menefreghismo dei ragazzi. Il mondo si divide in due tipologie fondamentali, spiega, una delle protagoniste Tanka che ha una sua filosofia della vita: il mondo si divide tra i duri e quelli con le palle. &#8220;I duri sono quelli che gridano: &#8220;Ti spacco il muso!&#8221;. &#8220;E quelli con le palle?&#8221;, domanda l&#8217;amica Ljudka: &#8220;Quelli che te lo spaccano&#8221;.</p>
<p>Irina Denezkina, <B><I>Dammi! Song for Lovers</I></B>, Einaudi Stile Libero, pagg. 205, Euro 12,80</p>
 
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	<title>Annali di Enzo Biagi</title>
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	<pubDate>Wed, 20 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>i_diari_piu_riusciti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B>Cuor di colomba 7 dicembre, sant&#8217;Ambrogio</B><br />
Alle elezioni parlamentari Vladimir Putin ha trionfato e oggi la Russia scommette tutto sul presidente. Nella storia della rivoluzione russa c&#8217;è un personaggio, Feliks Dzerzinskij, che firmava tranquillamente condanne a morte e scherzava coi ragazzi per la strada e quando era in prigione, annotava: &#8220;I ferri non mi fanno soffrire: è solamente il loro eterno tintinnio che mi irrita&#8221;. I compagni dicevano di lui: &#8220;Ha un cuore di colomba&#8221;. Aveva una sua morale: &#8220;Tutto è permesso quando si agisce non nel nome dell&#8217;oppressione, ma per preparare la libertà universale&#8221;. Del resto Lenin ammoniva: &#8220;I detentori del potere devono sapere che alla violenza risponderemo con la violenza&#8221;. Il 5 settembre 1918 fu una data storica: il Consiglio dei commissari del popolo decise che i nemici di classe dovevano essere isolati nei campi di concentramento. Ecco dunque che il vero inventore del sistema poliziesco sovietico non fu Stalin, ma Lenin e Hitler diventa così un imitatore. Che Dio protegga la Russia.</p>
<p><B>Orchestrina a Krjukovo</B><br />
<I>29 ottobre, sant&#8217;Ermenegilda</I></p>
<p>&#8216;Canta che ti passa&#8217;. Il ministero della Giustizia russo ha organizzato un concorso canoro tra gli 800 mila detenuti: chi vince esce ed è libero. I russi ripudiano il peccato, il peccato li offende. Da un dormitorio per i minatori di Arkalik, nelle terre vergini, tolsero, tanto per fare un esempio, una riproduzione della &#8216;Venere&#8217; del Giorgione.</p>
<p>In Russia anche la galera cambia nome: diventa &#8216;colonia&#8217;, ogni cento detenuti c&#8217;è un &#8216;educatore&#8217;, non una guardia. Visitai la colonia di Krjukovo: c&#8217;era posto per mille carcerati, le pene variavano dai tre ai cinque anni. Il direttore indossava la divisa militare, era un uomo anziano, dai modi umani. Nelle camerate le brande apparivano in perfetto ordine, la dispensa odorava di cetrioli e di pesce in salamoia, in cucina, nelle grandi pentole, bollivano le verdure e la carne del &#8216;borsc&#8217;.</p>
<p>I prigionieri erano al lavoro nelle officine, portavano giubbotti imbottiti, fabbricavano pezzi di macchine utensili. Il professor Karpetez, responsabile dell&#8217;istituto che studia le cause del crimine, mi spiegò che il 70 per cento dei delitti passionali erano dovuti all&#8217;etilismo, che in Georgia le offese alla legge erano quasi sempre determinate da contrasti sentimentali, mentre a Mosca predominavano i reati contro la proprietà e che era sempre l&#8217;alcol la ragione del 90 per cento dei casi di teppismo, e di un quarto degli incidenti stradali. Dice infatti un vecchio proverbio: &#8216;La gioia della Russia consiste nel bere&#8217;.</p>
<p>Mi avvertirono che non avrei trovato dietro i cancelli di ferro degli adulteri perché le relazioni tra uomo e donna, fuori dal matrimonio, non potevano essere punite. Nella sala di ritrovo, sul palcoscenico, c&#8217;era una orchestrina che stava provando e il ricciuto cantante era un ladro. Ogni sabato sera c&#8217;era un concerto, e la domenica, giorno di festa, la proiezione di un film. Sveglia tutte le mattine alle sei e si spegnevano le luci alle dieci. Chiesi al direttore quale era la pena per omicidio: 15 anni, quattro per un furto di pochi rubli ai danni dello Stato. Lo aveva già detto Lenin: &#8216;La legge è un atto politico&#8217;.</p>
<p>Nel teatrino l&#8217;orchestra continuava a provare. Le parole della canzone mi sembravano accorate. L&#8217;interprete tradusse: &#8220;Ti attendo, vento dell&#8217;infanzia, accarezzami ancora i capelli&#8217;.</p>
<p><STRONG>Volevo vedere cosa è rimasto di Dio&#8230; </STRONG></p>
<p>La battaglia tra l&#8217;Urss e il Cielo è cominciata nel 1917, e continua. Nelle scuole, sui giornali, in caserma, perfino a teatro. I ragazzi si divertono a leggere Tartufo, e l&#8217;insegnante spiega che a Molière venne negata, dai preti faziosi, la sepoltura nel camposanto, ma non bisogna preoccuparsi troppo per le sanzioni della Chiesa: Tolstoj, nonostante la scomunica, visse in buona salute fino a 82 anni. Nella Krasnaja Zvjezda si racconta che il soldato semplice Pjotr Kunda, un protestante, malgrado i premurosi e successivi interventi di quattro ufficiali, che volevano liberarlo, “è ancora prigioniero delle sue convinzioni religiose”. Il diffuso periodico Sjelskaja Zizn (Vita rurale) narra di una contadina, Ljusja che, affascinata dalla liturgia, il coro sommesso e i ceri, l&#8217;odore dell&#8217;incenso e i bagliori delle icone, volle sposarsi con l&#8217;antico rito. Ebbene, dopo sei mesi, è fuggita dal ronsorte piangendo, perché per fondare una famiglia non basta la benedizione di un dio che non esiste, Come in tutti i balletti, anche nel Fiore di pietra c&#8217;è un cattivo, ma il malvagio di questa vicenda ha gusti particolari: prima di entrare in un&#8217;isba per rubare, e per rapire una fanciulla, si fa con devozione il segno della croce.</p>
<p>Ho accennato a qualche storia, per chiarire subito che l&#8217;inchiesta è complicata: c&#8217;è anche chi, dopo aver messo da parte la Bibbia, non si sente neppure soddisfatto della soluzione materialista, e cerca, nell&#8217;Universo, una forza coordinatrice superiore. Non si sa, con esattezza, quanti sono, oggi, i cristiani ortodossi: nessun censimento lo ha mai potuto stabilire. Chi dice cinquanta, chi sessanta milioni di praticanti, e c&#8217;è chi sostiene che il 30 per cento dei neonati della campagna vengono ancora battezzati, e il 15 per cento dei bambini che vengono al mondo nelle città. Solzenitzyn appartiene a questa confessione: se non si tiene conto della sua religiosità non si possono capire le sue scelte. Poi bisogna tener conto dei cattolici lituani, o di quelli che vivono nei territori polacchi passati con la guerra all&#8217;Urss, dei musulmani, dei Vecchi Credenti, dei battisti, dei luterani, degli israeliti.</p>
<p>“La religione” affermava Marx “è l&#8217;oppio dei popoli”: ma la Svjatajia Rossija, la Santa Russia, non vuole cedere, non vuole morire. Mentre l&#8217;élite dell&#8217;epoca imperiale parlava francese, e leggeva Voltaire e gli enciclopedisti, e della devozione si avvaleva come strumento di potere, la massa, legata ai vecchi costumi, imparava a leggere nella raccolta dei Salmi, si edificava con le vite dei santi, restava incantata dalle pie avventure degli eremiti o dei questuanti. “Il solo elemento precristiano che è restato per tanto tempo vivo nella fede russa, e vi è ancora implicito,” scrive Pierre Pascal “è la credenza nella forza e nella santità della Terra.” Si narra ancora la storia della signora Morozova, che in prigione, sentendosi morire, chiese a un soldato di lavare il suo unico abito perché, disse “sarebbe sconveniente che questo corpo scendesse con una veste impura nel seno di sua madre la Terra”. Attraverso Cristo trovano Dio, che il mugik può incontrare ogni giorno sulla strada, perché parlano la stessa lingua, e ambedue credono nella salvezza dell&#8217;uomo. L&#8217;icona, con il volto di Gesù e della Madonna che il pittore si preparava a dipingere raccogliendosi con digiuno e la preghiera, domina la vita: nelle chiese e nei crocicchi, sulle porte, e in ogni stanza, accompagna gli eserciti che vanno a difendere la patria, e alla Vergine di Smolensk è attribuita la vittoria di Poltava, e alla vigilia di Borodino, Kutuzov chiede la protezione, per battere i francesi, di Nostra Signora di Kazan. Per ogni necessità c&#8217;era un patrono, sempre adeguato ai bisogni della povera gente: Basilio proteggeva i maiali, Cosma e Damiano i polli, Zosima le api, Geremia gli attrezzi. La chiesa era maestra, e al suo insegnamento il popolo si atteneva. I peccati più condannabili erano quelli contro la carità: il furto, il brigantaggio, l&#8217;assassinio, ma anche l&#8217;usura e la maldicenza. Le regole tenevano conto delle tentazioni più forti e delle circostanze. Un detto afferma: “L&#8217;inferno è costruito con cuori duri”. Vasilij Rozanov ha spiegato che per i russi sentimentali la virtù maggiore è l&#8217;umiltà. Giudicare il prossimo è sempre stata considerata la colpa più grave.</p>
<p>Nel 1917 milioni di uomini hanno creduto, religiosamente, di creare un mondo senza guerre e senza oppressi. Chi lanciò l&#8217;ammonimento: “Chi non lavora non mangia”? San Paolo. Chi incitò “Lasciate agire la collera di Dio”? San Paolo. Per i combattenti sconfitti e per i contadini affamati la rivoluzione era anche un movimento cristiano contro lo Stato che li opprimeva e li mandava a morire; la rivolta aveva un motto che ricordava il coro degli angeli sulla grotta di Betlemme: “Pace a tutto l&#8217;universo”. Ma lo Stato sovietico ha la sua dottrina e la mette in pratica: il marxismo. Nega tutte le religioni, la sua base è l&#8217;ateismo. “Le chiese” sostiene “sono al servizio delle forze nemiche borghesi e reazionarie.” La polemica ideologica si scatena: la religione educa al disprezzo del lavoro, eredità del peccato di Adamo e di Eva; la morale comunista esalta l&#8217;amore per il paese del socialismo, e l&#8217;odio per gli avversari, e i preti invitano al perdono e ad intercedere per coloro che ci hanno offesi.</p>
<p>(da “Dio resiste”, in Russia, Rizzoli, Milano 1974 - Club Italiano dei Lettori, Milano 1981, pp. 267-277)</p>
<p>Da consultare inoltre: </p>
<p>Biagi Enzo, Lubjanka. Comunismo: bilancio 80 milioni di morti, 1992, 250 p., Lit. 10000, &#8220;Supersaggi&#8221; n. 63, Rizzoli </p>
<p>Biagi Enzo, Russia, br., Lit. 8500, &#8220;Bur&#8221; n. 455, Rizzoli</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050420020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050420020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050420020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050420020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207194.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Cuor di colomba 7 dicembre, sant&amp;#8217;Ambrogio
Alle elezioni parlamentari Vladimir Putin ha trionfato e oggi la Russia scommette tutto sul presidente. Nella storia della rivoluzione russa[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La pronipote di Tolstoj canta jazz...</title>
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	<pubDate>Wed, 20 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>non_solo_bolshoi_teatri_musica_</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dicono voglia musicare il romanzo <I>Anna Karenina</I>. Un progetto ambizioso? Sì, ma bisogna capirla: la bella Viktoria è la pronipote dell’autore, Leone Tolstoj. Lei non scrive però: è una vocalist jazz. Romantico, no? Bella e bionda, 29 anni, Viktoria si è cambiata il cognome in Tolstoy “all’occidentale”. Ed è nata e cresciuta in Svezia, figlia di un noto musicista jazz e di una discendente del romanziere.<br />
<IMG height=213 src="http://www.natasha9.supereva.it/viktoriya.jpg" width=302 border=0> <IMG height=213 src="http://www.natasha9.supereva.it/viktoriya2.jpg" width=182 border=0><br />
Il suo è “un talento naturale”, come lo definisce lei stessa sulle pagine del suo <A href="http://www.viktoriatolstoy.com/">sito ufficiale</A>: dotata di una voce patinata e leggera - la paragonano a Diana Krall -non prende una sola lezione di canto. Impara per osmosi e debutta a soli 19 anni con l’album <I>Smile, Love and Spices</I> (1994) che le vale l’apprezzamento della scena musicale svedese.</p>
<p>Nel 1996 esce <I>För Älskad</I> (<I>Too Loved</I>) che ha un’impronta più pop e le porta il successo commerciale. Subito dopo Viktoria firma per la prestigiosa etichetta jazz Blue Note e pubblica il suo terzo album<I> White Russian</I>, fino ad ora considerato il suo lavoro migliore. Scritto insieme al compatriota <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Esbjörn Svensson</B>, leader del trio e.s.t., <I>White Russian</I> supera i confini svedesi. E Viktoria comincia ad accompagnare in concerto non solo gli e.s.t. ma anche grandi nomi come Ray Brown e McCoy Tyner.</p>
<p>Nel 2000 esce il suo primo album di standard, <I>Blame It On My Youth</I> e poi, il salto. Nel 2003 ottiene un contratto in esclusiva con ACT Music &#038; Vision, casa discografica degli e.s.t., di Nils Landgren e Nguyen Le e nel 2004 pubblica l’album solista <I>Shining On You</I>. Le musiche sono interamente scritte da Esbjorn Svensson mentre la produzione è di Nils Landgren. E il leggendario armonicista Toots Thielesman l&#8217;accompagna in <I>No Regrets</I>.</p>
<p><EM>Shining On You</EM> è un titolo che evoca la bellezza luminosa e affascinante di Viktoria e il suono del suo pop-jazz, più che mai soffice, easy e ‘crooning’. Proprio il genere che va di moda ora: e infatti l&#8217;album entra dritto nelle classifiche pop svedesi. E Viktoria gira l&#8217;Europa con tour, apparizioni tv e un videoclip patinato, <EM>Upside Out.</EM></p>
<p>Riuscirà la bionda nordica a convincere il pubblico jazz o piacerà a quello pop? In Italia, come un dice un recente sondaggio di Fimi (Federazione dell&#8217;industria musicale italiana), i dischi jazz sono acquistato dal 9,2% degli italiani con punte del 15 % oltre i 65 anni. Persone che sono forse più amanti di Ella Fitzgerald o Miles Davis che dei crooner di oggi. Saprà sedurli la bella Viktoria? Lo vedremo il prossimo giugno, quando la giovane Tolstoy passerà in Italia per alcune date dal vivo. E magari intonerà canzoni che narrano la storia d’amore di Anna Karenina e del conte Vronskij. Altro che Elisa di Rivombrosa.</p>
<p>Tratta da <A href="http://www.gqonline.it/">GQ online</A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050420020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050420020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050420020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050420020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207070.shtml"/></p>
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	<description>Dicono voglia musicare il romanzo Anna Karenina. Un progetto ambizioso? Sì, ma bisogna capirla: la bella Viktoria è la pronipote dell’autore, Leone Tolstoj. Lei non scrive però: è una vocalist[...]</description>
	
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	<title>Wladimir Kaminer: ironia frizzante</title>
	<link>http://guide.supereva.it/ucraina_e_paesi_baltici/interventi/2005/04/207033.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 19 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>novita_in_libreria</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B><A href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&#038;c=PIQ3W7577IJWW">Militarmusik</A> di Wladimir Kaminer<br />
</B>Guanda Pag. 168    13,00</p>
<p><IMG height=211 src="http://www.natasha9.supereva.it/8882464490.jpg" width=157 border=0><br />
L&#8217;autore rivolge il suo sguardo dissacratorio alla nuova realtà dell&#8217;Unione Sovietica e racconta le piccole miserie quotidiane di una società che sta crollando tra infamie, paradossi e assurdità. L&#8217;eroe di <I>Militarmusik</I> è infatti proprio lui, Wladimir Kaminer, nato il 17 ottobre del 1967, nel cinquantesimo anniversario della grande rivoluzione. Fin dal primo giorno la sua vita è un&#8217;irresistibile farsa, con il padre costretto a sborsare in mance l&#8217;equivalente di un mese di stipendio per potere portare a casa il figlio dall&#8217;ospedale, in una città bloccata dalle celebrazioni. Wladimir è ancora un bambino, eppure è già un magnifico affabulatore, che ama inventare le storie più incredibili. Dice di voler fare l&#8217;attore e si iscrive all&#8217;Accademia, ma poi si abbandona ad un&#8217;esistenza scapestrata, alla rincorsa di un modello di vita occidentale fondata su Pepsi, jeans e musica rock. Intraprende una serie di improbabili lavori: è direttore artistico in un teatro per bambini, giardiniere mai pagato in un parco cittadino, accompagnatore di un carico di manzi su un treno che dalla Lettonia lo condurrà in Uzbekistan. Diventa scopritore di nuovi talenti musicali e se ne va in giro per la Russia a organizzare concerti rock in case private dove gli spettatori stanno stipati come sardine. La sua è una vita da vitellone in una società socialista nella quale &#8220;chi non aveva mire politiche e non voleva combattere il sistema era sempre riuscito a farcela anche senza lavorare&#8221;.<br />
Tratta dal sito <A href="http://magazine.enel.it/golem">Golem</A></p>
<p><A href="http://magazine.enel.it/golem"></A></p>
<p><EM><IMG height=211 src="http://www.natasha9.supereva.it/8882464504.jpg" width=157 border=0></EM></p>
<p><EM>«Da dove vengo io, la vita è troppo difficile per essere vissuta. A causa del forte vento e dei pessimi mezzi di trasporto, ogni spostamento diventa una fatica improba. A quattordici anni uno è già così incredibilmente stanco che riesce a riprendersi solo dopo i quarantacinque. Capita spessissimo che qualcuno esca a fare compere e poi non torni più, o che si metta scrivere un romanzo e, improvvisamente, a pagina 2000, si renda conto di aver perso il filo e debba ricomiciare da capo. È una vita senza tempo, in cui una delle più grosse conquiste è quella di riuscire a morire nel proprio letto. Qui le cose vanno molto diversamente, e in qualche modo è addirittura possibile vivere più vite contemporaneamente: la propria è quella di un altro. Per coloro a cui piace l’idea di una doppia vita, Berlino è la città ideale. Qui nulla è come appare. Recentemente, per esempio, ho visto esibirsi in un audioballetto sul palco di un teatro di Berlino la consulente finanziaria della mia filiale della Sparkasse, una signora gentile dalle forme generose che porta il nome “Wolf” appeso alla&#8230;».<br />
</EM><STRONG>da <A href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&#038;c=PSC4WG5GUJXXV">Russendisko</A> (Guanda, 13,50 ) </STRONG></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050419020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050419020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050419020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050419020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207033.shtml"/></p>
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	<description>Militarmusik di Wladimir Kaminer
Guanda Pag. 168    13,00

L&amp;#8217;autore rivolge il suo sguardo dissacratorio alla nuova realtà dell&amp;#8217;Unione Sovietica e racconta le piccole miserie[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Scegli la tua VODKA!!!</title>
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	<pubDate>Tue, 19 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>itinerari_golosi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><IMG height=134 src="http://www.natasha9.supereva.it/keglevich.jpg" width=99 border=0><IMG height=134 src="http://www.natasha9.supereva.it/skyy.jpg" width=99 border=0> <IMG height=134 src="http://www.natasha9.supereva.it/arctic.jpg" width=99 border=0> <IMG height=134 src="http://www.natasha9.supereva.it/moskovskaya.jpg" width=99 border=0>  <IMG height=134 src="http://www.natasha9.supereva.it/belvedere.jpg" width=99 border=0><br />
<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Moskovskaja</B><br />
Vodka luxury russa, distillato di grano con metodo tradizionale, 37,5 gradi alcolici. Elegante, pura, ideale on the rocks e nei long drink. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Smirnoff</B><br />
La russa più bevuta in America. Prodotta con grano di prima qualità, tripla distillazione, 37,5 gradi alcolici. Regina nei cocktail top. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Wiborowa</B><br />
Vodka polacca, prodotta con segale, tripla distillazione, 40 gradi alcolici. Corpo morbido, equilibrato. Perfetta per cocktail e liscia.<br />
<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Artic</B><br />
Ottima liscia, servita fredda, anzi: ghiacciata nei tipici shot. Il forte distillato di grano, 40 gradi alcolici, aggiunge tono e vigore. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Skyy</B><br />
Sofisticata, giovane, sexy, 40 gradi. La californiana (dal 2002 acquisita da Campari) nota per la sua purezza, è la «vodka che non fa venire il mal di testa». </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Keglevich</B><br />
Una vodka soft e delicata, distillata da puro grano, secondo la ricetta elaborata dal conte ungherese Keglevich, è di casa Stock. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Level</B><br />
Ultimo gioiello di casa Absolute, non ancora in distribuzione. Si distingue per il corpo vellutato. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Belvedere</B><br />
Polacca, morbida,  dolce, di sola segale Dankowskie Gold Rye. Distillata 4 volte, 45 gradi alcolici, piace anche per la bottiglia in 3D.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050419020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050419020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050419020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050419020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207045.shtml"/></p>
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	<description>Moskovskaja
Vodka luxury russa, distillato di grano con metodo tradizionale, 37,5 gradi alcolici. Elegante, pura, ideale on the rocks e nei long drink. 
Smirnoff
La russa più bevuta in America.[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Fantastico Abramovich!</title>
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	<pubDate>Tue, 19 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>i_personaggi_famosi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;a 20 anni va in giro con barba e capelli stile Bee Gees, non ha un rublo in tasca e tira avanti vendendo elefantini di plastica sulle bancarelle. Fin da bambino a chi gli chiede cosa vuole fare da grande risponde convinto: “Comprare il mondo”. Certo, trovarsi alla fine degli anni ’80 a vendere pupazzi alla periferia di Mosca non è un gran inizio.</p>
<p><IMG height=156 src="http://www.natasha9.supereva.it/55.jpg" width=262 align=right border=0>Però lui è partito da sottozero. Quando nasce, nel ’66, sua madre muore di parto, poco dopo tocca al padre finire schiacciato da una gru. Uno zio, tecnico petrolifero, se lo porta negli Urali. Ma lui sogna la capitale, dove si trasferisce dopo la naja. Interrompe gli studi e intraprende una carriera che dai giocattoli lo porta al commercio d’auto per finire come broker alla Borsa di Mosca. Nel frattempo inizia a lavorare anche per Runicom, una compagnia petrolifera. Nel ’92, a 25 anni, è indagato per la sparizione di 55 cisterne di greggio, ma sono cattiverie, perché ne esce pulitissimo. In quegli anni diventa amico di Tatiana.</p>
<p>Chi è Tatiana? Niente meno che la figlia di Eltsin. Nel caos della transizione post-sovietica Abramovich si trova a meraviglia, fa una marea di affari. Il migliore è senza dubbio l’acquisizione della Sibneft. Sulla privatizzazione di questo gigante mondiale dell’energia si sa poco, è sicuro però che la magistratura russa ha aperto un’indagine per truffa e vendita sottocosto.</p>
<p>Ma Roman non si ferma, nel 2000 si fa eleggere (con il 92% dei voti) governatore della Chukotka, poverissima regione ricca di materie prime, e, già che c’è, anche deputato della Duma (con i tempi che corrono, l’immunità parlamentare non è da disprezzare). Ma per gli oligarchi, soprattutto quelli che non appoggiano Putin, il vento sta cambiando. E lui il suo gruzzoletto di 13 miliardi di dollari non ha nessuna intenzione di perderlo. Perciò una bella mattina del luglio 2003 si presenta a Londra, sborsa 200 milioni di euro e compra il Chelsea.</p>
<p>Abramovich si impegna in una campagna acquisti faraonica (11 giocatori), ma Ranieri arriva secondo e lui lo esonera per chiamare l’emergente Mourinho. Altra infornata di calciatori e nuovo diktat: vincere a tutti i costi. Essendo un sentimentale, non dimentica la patria e sponsorizza il Cska Mosca (finito nel girone di Champions dei Blues e battuto due volte dagli inglesi).</p>
<p>Oggi vive prevalentemente a Londra, con moglie e cinque figli, e gli è venuto il pallino della sicurezza. Lui e la sua famiglia sono sorvegliati da 50 ex agenti dei servizi segreti inglesi, il Boeing con cui si sposta è dotato di sistemi anti-missile e quando lascia il suo yacht (valore 120 milioni di dollari, contraerea compresa) utilizza un mini-sommergibile. Insomma, una vitaccia!</p>
<p>SOTTO INCHIESTA Metti due giornalisti (Dominic Midgley e Chris Hutchins) sulle tracce dei misteri che ancora avvolgono il passato di Abramovich. Il risultato è un libro pieno zeppo di rivelazioni inquietanti (The Billionaire From Nowhere, Harper Collins).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050419020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050419020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050419020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050419020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207046.shtml"/></p>
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	<description>&amp;#8230;a 20 anni va in giro con barba e capelli stile Bee Gees, non ha un rublo in tasca e tira avanti vendendo elefantini di plastica sulle bancarelle. Fin da bambino a chi gli chiede cosa vuole[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Sharapova&#039;s SECRETS...</title>
	<link>http://guide.supereva.it/ucraina_e_paesi_baltici/interventi/2005/04/207047.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 19 Apr 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>tutto_calcio_in_ucraina_e_russia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><A href="http://www.natasha9.supereva.it/sharapova5.jpg"><IMG height=213 src="http://www.natasha9.supereva.it/sharapova5.jpg" width=153 border=0></A> <A href="http://www.natasha9.supereva.it/Sharapova6.jpg"><IMG height=213 src="http://www.natasha9.supereva.it/Sharapova6.jpg" width=317 border=0></A></p>
<p>Di Maria Sharapova, nuova lolita del tennis, si è scritto di tutto. Ma Stefano Semeraro per Vanity Fair cerca di svelare qualche lato ancora oscuro della bellissima atleta russa. E parte addirittura dal concepimento, che avvenne a pochi chilometri da Chernobyl, la città dove nel ’96 avvenne il disastroso incidente nucleare.</p>
<p>Semeraro segue poi la famiglia di Maria nei vari spostamenti, per sfuggire al rischio radiazioni prima, per motivi di lavoro del padre poi, e infine per inseguire i sogni di gloria della tennista.</p>
<p>Maria inizia a giocare a tennis a soli 4 anni, spinta soprattutto dal padre Yuri, ossessivo e mal tollerato nell’ambiente sportivo, che lascia tutto per costruire la carriera della figlia e parte con lei per la Florida, con in tasca solo 700 dollari che si fece prestare. Prima del successo agonistico di Maria, le condizioni economiche della famiglia erano, infatti, molto modeste.</p>
<p>Bella Maria, lo confermano tutti. Ma non a tutti simpatica. E soprattutto non alle sue colleghe e ai suoi connazionali. Le prime ritengono che si sia montata la testa, gli ultimi la giudicano una traditrice, perché ha lasciato la Russia.</p>
<p>Misteriosa, anche, Maria. È mistero sul suo fidanzato e sull’uomo che le ha inviato un &#8220;messaggio speciale&#8221; prima della finale di Wimbledon. I sospetti ricadono su Mark Fisher, miliardario americano che finanziò la sua carriera agli esordi. Di Fisher si sa che è sposato e ha due figli e ha 27 anni più di Maria.</p>
<p>Ed è mistero anche sulla reale età della giocatrice che dichiara 17 anni, anche se c&#8217;è chi assicura che ne ha almeno 21.</p>
<p>E poi ancora le sue passioni, la preparazione agonistica e l’annunciato futuro sulle passerelle. Su Vanity Fair.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20050419020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20050419020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20050419020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20050419020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fucraina_e_paesi_baltici%2Finterventi%2F2005%2F04%2F207047.shtml"/></p>
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	<description>Di Maria Sharapova, nuova lolita del tennis, si è scritto di tutto. Ma Stefano Semeraro per Vanity Fair cerca di svelare qualche lato ancora oscuro della bellissima atleta russa. E parte addirittura[...]</description>
	
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	<title>Tra gli splendori della capitale degli Zar</title>
	<link>http://guide.supereva.it/ucraina_e_paesi_baltici/interventi/2005/03/204394.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 29 Mar 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/ucraina_e_paesi_baltici/interventi/2005/03/204394.shtml#comments</comments>
    <category>i_diari_piu_riusciti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo puntuale con Alitalia all&#8217;aeroporto Pulkovo, a San Pietroburgo verso le 17,30. Bardato a dovere, visto che siamo in Dicembre e da queste parti il clima rigido è come per noi la pasta, quotidiano.<br />
Esco dal surriscaldato ingresso e mi prendo un pugno ghiacciato sulla testa, il generale inverno qui è a -26°C e subito capisco che il berretto non è solo un sinonimo di appartenenza locale, ma un mezzo di sopravvivenza.<br />
Riesco a prendere un taxi per il mio albergo e subito mi accorgo del traffico dominato da automobili vecchissime, tra le quale, ogni tanto, spunta qualche fuoriserie all&#8217;ultimo grido, tanto per specificare bene che i ricchi qui, lo sono fino in fondo, in tutti i sensi.<br />
Non tutti lo sanno ma è possibile &#8220;fermare&#8221; per strada una macchina &#8220;normale&#8221;, e farsi portare fino a destinazione pagando circa 60 rubli (1 euro) per gli spostamenti nel centro, e circa 120 rubli (2 euro), per gli spostamenti più lunghi (tra centro e periferia). Il passaggio si chiede alle auto di passaggio mettendosi a bordo strada con un braccio teso verso il lato in cui passano le auto.<br />
Masticare un po’ di inglese vi sarà d’aiuto ma non è necessario, magari scrivetevi l’indirizzo esatto della vostra destinazione e mostratelo all’autista (a volte è difficile pronunciare in modo corretto i nomi delle vie e si rischia d’essere fraintesi). Ciò mi sarà utile in seguito, dopo aver capito che i taxi li usano solo i turisti e costano da 10 a 50 volte più del normale.<br />
San Pietroburgo mi piace subito. L&#8217;atmosfera ti rapisce e ti riporta ai racconti di Dostoevskij, della grande Madre Russia e capisci all&#8217;istante che la città è cultura, con l&#8217;Hermitage fedele testimone, e che la gente è solare e socievole (almeno con me che sono straniero), molto più di quella vagonata di zombie che in Italia vivono di luoghi comuni, uno dei quali descrive i Russi come un popolo depresso e triste.<br />
Purtroppo gli ingressi ai musei ed esposizioni hanno il doppio prezzo (economico per i residenti e di gran lunga superiore per gli stranieri), per risparmiare comunque potete utilizzare questo trucco: fate acquistare i biglietti ad un russo (magari dalla vostra anima gemella), al controllo biglietti posto all’ingresso, tirate dritti mostrando il biglietto senza dire una parola, se vi diranno &#8220;dobry den&#8221;, non rispondete dicendo &#8220;grazie&#8221; ma fate un sorriso e tirate dritti!<br />
I ponti sulla Neva fanno sognare gli innamorati, venditori ambulanti cercano nemmeno troppo convinti di venderti la loro mercanzia, un barbone a destra chiede incessantemente l&#8217;elemosina nella sua litania in un russo mischiato alla vodka, povera gente all&#8217;ingresso della metropolitana (peraltro ogni stazione è un piccolo capolavoro d&#8217;arte) e in mezzo a tutto la bellezza delle donne sovietiche, un misto di eleganza e sensualità avvolto nel mistero che trapela fuggendo da occhiate a volte simpatiche, a volte maliziose ma troppo spesso malinconiche.<br />
La Prospettiva Nevskij, la grande arteria cittadina, descritta alla perfezione anche da Battiato in una sua canzone, ti immerge nella Russia moderna, in negozi occidentali e in contrasto con la periferia staliniana dove vive la stragrande maggioranza delle persone, con il grigiore dei suoi palazzoni e le vie poco illuminate della sera, con l&#8217;orologio che rallenta al ritmo della neve che, incurante di tutto, continua a cadere.<br />
Per chi intende visitare il palazzo di Caterina a Puskin e non fa parte di comitive organizzate (escursione da non perdere per chi viene a San Pietroburgo) si consiglia di partire la mattina di buon ora. A me è capitato di fare la coda per i biglietti e vedermi a mezzogiorno chiudere il botteghino perché per quel giorno erano finiti.<br />
La chiesa della Resurrezione di Cristo è un esempio di quel miracolo sul mare che è San Pietroburgo. Ricordiamo anche che è la più grande città abitata a quella latitudine, con i suoi quasi sei milioni di cittadini, ed inoltre che è l’unico posto dove il fenomeno delle notti bianche, che trova la sua apoteosi il giorno 21 giugno, si ripete ogni anno.<br />
Di giorno si può girare dovunque per divertirsi e distrarsi: dai centri commerciali, amplissimi e forniti di ogni articolo, ai locali dove assaggiare qualche prelibatezza locale, come le famose e gustosissime zuppe russe. Sono presenti anche molti pub sul modello irlandese e le ormai onnipresenti catene di fast food.<br />
Ed eccoci arrivati a come trascorrere le serate. Sono presenti un’infinità di locali e club dove si balla e si entra in contatto con la vitalità dei russi, sempre pronti ad instaurare amicizia con lo straniero, che suscita sempre interesse; sulle bellezze locali dico solo una cosa: incredibili! La mentalità di questo popolo è molto diversa dalla nostra e si è subito catturati dal loro modo di dimenticare i problemi della vita quotidiana con la voglia di divertirsi. Coinvolgono veramente lo straniero anche solo per il gusto di stringere amicizie e approfondire la conoscenza.<br />
Tornando alla città, come non denotare l’efficienza della metropolitana? Una cosa che lascia sbalorditi anche coloro come noi che pensavano che città come Parigi e Londra si contendessero il primato! Ebbene bisogna ricredersi!<br />
E il clima? Certamente è freddo, ma il fatto che l’aria sia povera di umidità rende sopportabile anche una bufera di neve con –18 °C che ha sorpreso me e Giuseppe nel pieno della visita all’incrociatore Aurora, alla fonda nella Neva ghiacciata!<br />
Febbraio è il mese della neve e il periodo in cui la temperatura si abbassa davvero ai minimi a cui anche i russi mostrano un certo riguardo.<br />
Giro per la periferia in compagnia di Viky, una ragazza che da allora e per due anni successivi sarà la mia compagna di viaggio prima e di vita dopo (almeno per due anni!).<br />
Le cupole d&#8217;oro delle chiese ortodosse fanno da contrasto ad un cielo grigio e cupo che raramente permette al sole di affacciarsi,. La cattedrale di San Pietro e Paolo, quella di San Isacco e poi tutto il resto.<br />
Mangio molto bene, mi permetto (la forza dell&#8217;Euro!) caviale e ostriche, insalate di storione e i classicissimi Borè (faccio conoscenza con la panna acida fino a farmela disprezzare con tutto il mio stomaco!), patate al cartoccio con panna acida, assaggio la “soljanka” (o minestra “salata”) in varie versioni (di carne, di pesce e di funghi); il “rassol’nik” con cetrioli e rognoncini e l’“okroshka”, zuppa fredda estiva a base di verdure e kvas. L’“ucha”, o zuppa di pesce, è invece piuttosto difficile da trovare. I primi piatti sono essenzialmente liquidi: non esistono paste e risotti. L’unico piatto che somiglia vagamente ad un primo italiano sono i “pelmeni” siberiani, una specie di ravioli ripieni, in brodo o asciutti, che si trovano un po’ dappertutto.<br />
La sera vado per locali e il migliore che incontro è il Konjushennyj Dvor.<br />
Vedo un po&#8217; troppi italiani di mezza età buttarsi in mezzo alle dolci curve di giovani, bellissime ragazze, il che mi fa capire che tutto il mondo è paese e che gli italiani, qui come a Fortaleza, a Cuzco o a Bangkok non cambieranno mai.<br />
E&#8217; già ora di tornare. Un viaggio che ti rimane nel cuore, che ti permette di amare e odiare questa città.<br />
Me ne vado con la nostalgia forte della sua austerità, la malinconia ti assale e ti preme il cuore con una voglia di tornare che è paragonabile alla febbre d&#8217;Africa.<br />
San Pietroburgo ti rapisce, ti entra negli occhi e si deposita, in silenzio, nel tuo cuore.<br />
Di lì a poco visiterò anche Mosca, ma nessuna città al mondo mi donerà mai il fascino immenso dlla città degli Zar.<br />
Grazie San Pietroburgo, do svidanija. </p>
<p>(tratta dal sito www.cisonostato.it)</p>
 
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	<description>Arrivo puntuale con Alitalia all&amp;#8217;aeroporto Pulkovo, a San Pietroburgo verso le 17,30. Bardato a dovere, visto che siamo in Dicembre e da queste parti il clima rigido è come per noi la pasta,[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Alla scoperta di Siberia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/ucraina_e_paesi_baltici/interventi/2005/03/204395.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 29 Mar 2005 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Natasha Dvornikova</dc:creator>
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    <category>i_diari_piu_riusciti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Racconta un&#8217;antica leggenda che quando Dio creò la Siberia decise di sorvolarla tutta, ma il viaggio fu talmente lungo che dalle dita rattrappite per il freddo caddero inestimabili ricchezze; per impedire che gli uomini ne approfittassero, le ricoprì con un altissimo strato di ghiaccio.<br />
La terra addormentata (così le tribù tartare chiamavano la Siberia) si estende per 8.000 km, dagli Urali al Pacifico. Con la famosa Transiberiana da Mosca a Vladivostok servono più o meno otto giorni, come mezzo secolo fa, muovendosi in direzione opposta al sole lungo sette fusi orari.<br />
Nel luglio 1997, alle 3 e 20 del mattino, dal finestrino della Transiberiana osservavo la notte e pensavo che sarebbe stato bello arrivare con delle vetture proprie fino a Vladivostok in inverno: neve, ghiaccio, vento, avventura, mistero e l&#8217;emozione della paura. Con degli amici, anche loro amanti dei viaggi, si decide di provarci nel 1999: sponsor, auto, discussioni varie, imprevisti, incomprensioni, lavoro di routine e finalmente siamo pronti. </p>
<p><A name=itin></A><br />
<IMG src="http://www.cisonostato.it/images/template_a/capoverso.gif" border=0> Itinerario<br />
Partiamo con due Kangoo Renault: Andrej, Adalberto, Sandro, Alberto, Franco e Stefano, pieni d&#8217;entusiasmo e voglia di scoprire.<br />
In Bielorussia facciamo tappa a Minsk, a casa di Andrej. Dopo una giornata di riposo si va a Mosca: sostiamo nella Piazza Rossa, dove incomincìamo a fotografare la nostra piccola grande impresa.<br />
C&#8217;è il sole che ci aspetta sugli Urali, ondeggianti, belli, puliti, armoniosi come i loro tornanti. Mi fermo a scattare alcune foto e respiro quest&#8217;aria cristallina. Il paesaggio è stupendo: neve, cielo azzurro, qualche camion sgangherato rompe il silenzio, ma tutt&#8217;intorno c&#8217;è un&#8217;atmosfera magica. Dobbiamo riprendere la marcia, ma è stato bello isolarsi per alcuni attimi.<br />
Per puro caso a Ufa, centro industriale, facciamo conoscenza con un&#8217;équipe televisiva russa, che tenta lo stesso raid. Ci raccontano le loro esperienze di viaggio e ci parlano della Russia in generale. Sono simpatici e resteremo assieme fino al lago Bajkal, poi la loro vettura non potrà più proseguire il viaggio, distrutta dalle strade russe.<br />
Superati gli Urali, siamo in Asia. Le strade sono perlopiù ghiacciate, ma ogni tanto le troviamo pulite e lanciamo le nostre macchine a una velocità quasi europea.<br />
A Omsk siamo ospiti di personalità legate al mondo della cultura, del commercio, della politica: siamo un po&#8217; imbarazzati perché non sappiamo come ricambiare tanta amicizia. Notiamo la sauna privata, belle macchine, cellulari, case belle e spaziose e&#8230; potere. In Russia la forbice tra il nuovo ricco ed il vecchio povero si è allargata in modo spaventoso; non esiste il medio. La cosa fa riflettere: potranno continuare così?<br />
Lungo il percorso i villaggi sono poveri e malinconici, però riescono a darti emozioni: casette colorate in legno, una babushka cammina nella neve con il suo carico di cose buone, i bambini giocano con la slitta, un cane cerca un po&#8217; di cibo, c&#8217;è un camino che fuma&#8230; Ci fermianìo a scattare qualche foto, una famiglia ci apre la porta di casa e ci accoglie come vecchi amici offrendoci tè, pane, dolce, biscotti. Quanta ospitalità e generosità da questa povera gente! Regaliamo loro una bottiglia di vino e biscotti italiani. La babushka ci ringrazia di cuore. &#8220;Adesso tante persone pensano solo a mettere i soldi in banca - dice - noi siamo contenti di mettere i ricordi nel nostro cuore&#8221;.<br />
Lasciata la casa, in macchina c&#8217;è silenzio: quella nonnina, penso, con una frase semplice ma profonda ci ha toccati dentro.<br />
Ogni tanto veniamo fermati da poliziotti, che si lasciano fotografare mettendo in bella mostra i distintivi. Multe prese: due, su quasi 14.000 km: non ci si può proprio lamentare anche perché le cifre da pagare erano due/tremila lire.<br />
Arriviamo a Novosibirsk. Anche qui siamo ospiti grazie agli amici della televisione russa. Fa freddo, -20°C, ma la giornata è serena. Girando per la città abbiamo l&#8217;occasione dì conoscere i pescatori sul fiume ghiacciato, fotografiamo degli sposi, visitiamo il centro con vecchi simboli del socialismo reale, andiamo a trovare dei missionari italiani. Quando lasciamo la città la temperatura si è notevolmente abbassata, ma i nostri cuori sono caldi per l&#8217;accoglienza ricevuta.<br />
Il cielo sembra scuro e minaccioso; involontariamente penso alla pioggia, invece siamo vicini a Kemerovo, zona di miniere, villaggi quasi abbandonati, la gente non prende la paga da diversi mesi, la situazione è drammatica. Lo smog ha sporcato tutto; anche la neve qui non è più bianca.<br />
In un piccolo villaggio diamo biscotti, adesivi, collanine e caramelle ai bambini che ci corrono incontro, i loro visi si riempiono di gioia, i nostri cuori di tristezza: fra mezz&#8217;ora tutto sarà finito. Noi partiremo e loro resteranno qui a sognare una vita migliore. Speriamo almeno di avergli lasciato il nostro piccolo ricordo.<br />
Strada e ancora strada. Parliamo poco in macchina, scambiamo qualche opinione, chiediamo ai passanti se la direzione è giusta, ma le nostre menti sono assorbite da ciò che vediamo: miseria, visi tristi e rassegnati, case povere, macchine abbandonate, trattori distrutti, bar al limite della decenza, e quella speranza che ormai se n&#8217;è andata come un fiocco di neve che toccando il suolo scompare.<br />
Le betulle ci fanno compagnia. Una trojka antica ci rallegra, un vecchio sidecar ci sorpassa e ci saluta. Sono anche queste piccole cose che fanno grande un viaggio.<br />
A Krasnojarsk - bella e moderna città - dove i palazzoni del vecchio regime stonano con il centro bello e lineare, veniamo intervistati dalla televisione russa, qualche ragazzino ci chiede l&#8217;autografo, un anziano ci scatta delle foto. Siamo tutti un po&#8217; eccitati perché domani arriveremo sul lago Bajkal, tappa fondamentale per riposare un giorno e vedere se le macchine sono a posto.<br />
Ma lo stato delle strade ci fa ritardare di un giorno l&#8217;arrivo. Il Bajkal è completamente gelato: un camion lo percorre da nord a sud; pittoresche casette formano una bella cornice. I bambini giocano sul ghiaccio, donne anziane vendono pesce, vodka, birra e la loro amicizia: mi dicono di essere tranquille e felici perché sulle sponde del lago si vive bene, lontano dai rumori e dai problemi delle grandi città.<br />
Dopo 500 km. arriviamo a Ulan-Udè. La popolazione è buriata; assomigliano ai mongoli e anche il centro della città, dove domina la più grande testa di Lenin di tutta la Russia, è una piccola fotocopia di Ulan-Bator, capitale della Mongolia. La gente è cordialissima, Andrej è messo a dura prova, vogliono sapere tutto di noi: chi siamo, dove andiamo, quanto tempo ci fermiamo, come ci chiamiamo e se vogliamo cambiare dollari.<br />
La stanchezza si fa sentire, ma ci attende ancora il pezzo più duro del viaggio che ci porterà a Vladivostok, sul Mar del Giappone&#8230; il sogno sta diventando realtà. Adesso dobbiamo correre sul fiume gelato, con uno spessore di circa ottanta centimetri, per poi risalire nel bosco dove la pista diventa stretta, insidiosa e piena di buche.<br />
Ci fermiamo parecchie volte a chiedere informazioni ai camionisti o alle persone che incontriamo nei piccoli villaggi: tutti ci dicono: &#8220;penso si vada sempre dritto&#8221;. Mi arrabbio con Andrej dicendogli che non bisogna pensare, ma avere una risposta chiara, perché se sbagliamo pista e rimaniamo senza benzina cosa facciamo? Andrej mi risponde: &#8220;ricordati che siamo in Russia&#8221;. E&#8217; vero, non ci si può lamentare. Siamo venuti noi a cercare l&#8217;avventura.<br />
Sempre dritto. Verso le dieci di sera, lungo il fiume ghiacciato, come per miraggio, vediamo il cartello con la forchetta: siamo contenti e per incanto scompare tutta la stanchezza. Il posto è spartano, orgogliosamente pulito, un gatto sonnecchia vicino alla stufa, un bambino ci guarda con curiosità. Il papà ci fa accomodare e ci consiglia pilmini, carne e patate; diciamo che va bene e lo invitiamo a sedersi con noi per fare quattro chiacchiere. Ci racconta la sua vita, dal suo viso capiamo la sofferenza, ma nello stesso tempo è felice che qualcuno lo ascolti, si sfoga volentieri, ma non vuole essere ripreso, vecchie paure mai dimenticate.<br />
Potremmo dormire a casa sua per pochi rubli ma la pista ci chiama, così ci ritroviamo in macchina e, dopo aver scaldato i motori, si riparte. Incominciano le rampe ghiacciate; bisogna fare attenzione, una mossa sbagliata potrebbe costarci cara.<br />
Alle due del mattino buchiamo e con le ultime forze cambiamo la ruota. Verso le tre troviamo una casa-pensione. Una signora gentilissima ci apre le porte delle nostre stanze e finalmente possiamo distenderci a riposare per un paio d&#8217;ore. I letti sono vecchi e scomodi, sulle pareti della camera c&#8217;è una fotografia, presa da un giornale, di una bella ragazza. I tubi del riscaldamento avvolgono la stanza di calore, l&#8217;armadio sembra abbandonato da molto tempo, la finestra è ghiacciata: mi fermo ad osservarla con un sentimento strano, mi sembra un sogno.<br />
La mattina dopo la signora ci prepara tè caldo e biscotti; le regaliamo anche noi qualcosa: pasta, scatolette di carne, marmellata, olio, passato di pomodoro. La salutiamo con un po&#8217; di nostalgia.<br />
Lasciamo questa casetta in mezzo alla neve e torniamo sulla pista. Una Uaz ci fa strada e ci porta nella direzione giusta, ma rimane senza benzina; per fortuna le nostre taniche sono piene e possiamo ricambiare l&#8217;aiuto. Fa freddo, la giornata è limpida, la pista ci accoglie con tutte le sue insidie, ma ormai sappiamo come prendere buche e avvallamenti senza creare problemi alle vetture.<br />
Neve e ghiaccio ci fanno compagnia in mezzo al bosco, mangiamo una scatoletta di tonno. I nostri visi portano i segni del viaggio, però restiamo concentrati e decisi a portare a termine l&#8217;impresa.<br />
Dopo venti ore di macchina ci fermiamo, distrutti: mani, polsi, gambe, schiena e occhi sono provati dallo sforzo. Troviamo una stazione ferroviaria in un piccolo villaggio, per circa mille lire a testa possiamo dormire qualche ora. Sono circa le quattro di mattina, la neve brilla nel buio e gioca con le nostre macchine; completiamo le prassi burocratiche dei passaporti e ci buttiamo a letto vestiti, non facciamo in tempo a dirci &#8220;buona notte&#8221; che siamo già tutti addormentati.<br />
Meno quaranta: dobbiamo cambiare una gomma, impresa titanica a queste temperature, ma dopo un&#8217;ora siamo pronti a partire. Dopo quasi 500 km. di piste tra il fiume gelato e il bosco, dove fare manovra diventa un problema per mancanza dì spazio, arriviamo a Habarovsk. Finalmente l&#8217;asfalto! Corriamo bene anche perché caricati moralmente dalla meta ormai vicina.<br />
Ma a 300 km. da Vladivostok ecco il Buran: tempesta con vento e neve. La nostra marcia viene rallentata in maniera spaventosa, dai 90 km/h dobbiamo passare ai 40; è buio pesto e sulla strada si è formata una sinistra lastra di ghiaccio. Con i fari alti la neve sembra un muro bianco che si erge davanti alla macchina, i riflessi non sono più quelli di quindici ore fa. Siamo in ballo e poi, in fondo, il Buran mancava alla nostra collezione di emozioni e di ricordi.<br />
Alle tre del mattino vediamo le prime luci della città, un ultimo controllo di polizia e arriviamo sotto il cartello di Vladivostok: sono le 3 e 20 del mattino, la stessa ora di quella notte del 1997.<br />
Ci fermiamo, emozionati, a scattare qualche foto ricordo per noi e per gli sponsor. Il freddo è insistente, ma viene sopportato con una struggente felicità che trabocca dal nostro cuore.<br />
Brindiamo e, come per magia, il vento è cessato, l&#8217;aria è limpida, la notte serena, sui nostri volti scavati dalla fatica esce l&#8217;ultimo lampo di gioia, una stretta di mano, qualche pacca sulla spalla e poi via a cercare l&#8217;ultimo letto siberiano, per riposare e incominciare già a ricordare la nostra &#8220;grande impresa&#8221;. Abbiamo attraversato la &#8220;terra addormentata&#8221;.</p>
<p>Il tempo sembra porti neve quando raggiungiamo Tyumen e il giorno dopo arriviamo a Porovoskoe, il villaggio di Rasputin, ma ci accoglie un pantano eccezionalmente alto.<br />
Il tempo pare essersi fermato. Le casette colorate, ma sbiadite, non danno segni di vita. Un piccolo market pare essere l’unica cosa nuova del villaggio. L’emozione è grande. Il sogno è diventato realtà. Siamo a Porovoskoe, il villaggio in cui Rasputin nacque e da cui un giorno partì a piedi per San Pietroburgo, anzi alla sua conquista.<br />
Cerchiamo Victor e lo troviamo. Ci porta nella sua povera casa, in cui vive con la zia 93enne, cieca. La casa sa di storia, di fumo, di vodka, di solitudine. Questo personaggio ci racconta la sua storia. Impreca, gesticola, chiede una sigaretta, ci sfida ma non ha timore delle nostre macchine fotografiche. Si crede personaggio, forse un po’ lo è mentre ci fissa con quegli occhi chiari. Cerca di renderli penetranti, fiammeggianti, ma anche se si immedesima, si mette in posa plastica, si racconta e ci fissa non è Rasputin, non può esserlo. Parliamo circa un’ora e veniamo a sapere, come già avevo letto in un libro storico, che la sua bisnonna aveva peccato con Rasputin. Per questo gli è così somigliante nel fisico, negli occhi, nel vestire, nell&#8217;atteggiarsi, nel portamento, nella sua storia. Però ci è simpatico. Ci offre patate e un bicchier acqua, ci dice che attualmente non lavora e lui vorrebbe lavorare perché la casa è semidistrutta e lui e l’anziana zia ne occupano appena un quarto.<br />
Lo lasciamo ai suoi deliri dopo averlo salutato calorosamente. Ci dirigiamo nella piccola scuola di Porovoskoe, dove consegniamo regali a tutti i bambini. Le maestre si prodigano per farci vedere le classi, la mensa, il giardino&#8230; Quanta tenerezza e quanta differenza di vita, di ospitalità, di sorrisi. Ognuno di noi nota tutto questo. Non lo esterna, ma ce lo leggiamo in faccia. Sono esperienze di vita che non dimenticheremo, che ci faranno bene per il futuro. Noi ci lamentiamo sempre ed abbiamo tutto, loro invece&#8230; hanno un sorriso spontaneo, trasparente che ammazzerebbe anche un toro.<br />
Siamo un po’ tutti più tristi, ma la strada ci aspetta. Una piccola passeggiata nel fango di Porovoskoe per ricordare la storia e sentire antichi profumi: &#8220;Chissà se Rasputin è passato per questa via? Chissà se ha notato quell’albero senza foglie che chiede aiuto?&#8221; Chissà&#8230;<br />
Lasciamo con nostalgia questo villaggio carico di storia e di leggende e puntiamo le macchine verso San Pietroburgo.<br />
Incomincia a nevicare. Tutto diventa più bello, ma anche più pericoloso. Raggiungiamo Kurgan per arrivare a notte fonda a Celjiabinsk. E&#8217; una città molto grande, ricca di palazzoni tristi, vie immense e tanto traffico, ma non lascia il segno. Non sembra di essere in Siberia, a Celjiabinsk. Le città hanno uno stampo simile, mentre noi siamo colpiti dalle panoramiche, dalla vita nei villaggi, dai posti di blocco, da quel cielo minaccioso che sembra proteggerci mentre invece continua a gettare neve. Gli Urali ci attendono&#8230;<br />
Aiutiamo una macchina scivolata fuoristrada. L’ambiente è totalmente cambiato. Siamo a Natale, le casette sono sepolte dalla neve, il vento ci entra dentro, i nostri volti sono tirati, dobbiamo guidare con la massima prudenza perché un errore può essere fatale alla riuscita del viaggio, eppure Sandro cerca l’emozione differente. Va in testa coda, ma tutto si risolve bene, e si prosegue con la massima calma.<br />
Le tappe si fanno dure. Impieghiamo più o meno il doppio di ore impiegate all’andata, ma tutto si sopporta con la calma del viaggiatore. Forse questa lentezza arriveremo a rimpiangerla.<br />
Arriviamo a Nizni dopo una tappa di 12 ore di guida, di neve, di ghiaccio, di buio. Sembra impossibile, ma in Russia quando la notte cala avvolge tutto: i fari delle macchine sono sempre sporchi, i camion non danno pace e alzano una valanga di pantano misto a neve, fa freddo. Siamo stanchi ma non molliamo.<br />
Attraversiamo tantissimi villaggi e in uno di questi ci fermiamo, ospiti di due vecchietti che con dolcezza d’altri tempi ci offrono la loro casa in cambio di un po’ d’amicizia. Ci parlano della loro situazione, delle loro miserie, ma lui sbotta deciso: &#8220;Abbiamo superato la guerra, supereremo anche questo brutto periodo!&#8221; Poi scoppia in una fragorosa risata. Fatalità russa&#8230; Mentre sorbiamo lentamente il tè che ci è stato servito nelle tazze dei grandi eventi, osserviamo la povera casa, la stufa calda, un gatto che sonnecchia beato sul letto&#8230; Non c’è problema, dalla sua ha il tempo, la voglia, la fede, l’ospitalità delle genti russe, mangia con noi una minestra e beve un succo d’arancia, riprende la valigia , un fardello pesantissimo, ci saluta e si rimette in marcia, si volta ancora una volta, lo guardiamo con ammirazione; un’altra lezione di vita, un’altra storia da raccontare, un’altra emozione.<br />
Arriviamo a San Pietroburgo. Visitiamo la città, si respira il Natale. La neve la rende più bella, romantica, misteriosa. Visitiamo le ultime cose che ci mancano per completare la storia di Rasputin: la casa Jusupov e il fiume Neva dove lo hanno gettato dopo averlo assassinato. Chiediamo di Rasputin un po’ a tutti, ma le risposte sono forzatamente poche. Il mistero continuerà&#8230; Santo o avventuriero, profeta o visionario, bandito o gentiluomo, non sapremo mai chi era veramente Rasputin , ed in fondo è giusto così. La storia deve continuare con i suoi segreti, con i suoi dubbi, con le nuove scoperte&#8230;<br />
A noi rimane il ricordo d’aver toccato la Siberia, la terra che dorme, e forse senza volerlo ci ha cambiati dentro.<br />
(tratta dal sito <A href="http://www.cisonostato.it">www.cisonostato.it</A>)</p>
 
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	<description>Racconta un&amp;#8217;antica leggenda che quando Dio creò la Siberia decise di sorvolarla tutta, ma il viaggio fu talmente lungo che dalle dita rattrappite per il freddo caddero inestimabili ricchezze;[...]</description>
	
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