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A cura di alis
Pubblicato il 19/05/2004
Molto interessanti sono anche: Villa Corner a Piombino Dese, realizzata con doppia facciata e pronao a due ordini, fatto assai poco frequente tra le ville palladiane per Alvise Corner; Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo nel vicentino, caratterizzata dal portico a bugnato rustico che richiama quello di Palazzo Tè a Mantova; Villa Badoer a Fratta Polesine che, con i suoi due portici ad ala curva sui lati, produce un notevole effetto scenografico; per finire, Villa Sarego a Santa Sofia di Pedemonte nel veronese stupisce, invece, per la genialità dimostrata da Palladio nell’attuare soluzioni sempre originali, come l’inusitato ordine rustico gigante di ispirazione manierista.
Celeberrima ed inconfondibile per le sue particolarità è senza dubbio la Villa Almerico Capra detta la Rotonda, opera della piena maturità di Palladio. La sua peculiarità più evidente è nella pianta, simmetrica su due assi ortogonali, come nella croce greca. La villa presenta quattro facciate uguali, ognuna con un pronao esastilo in stile ionico. All’interno, una sala centrale a pianta circolare coperta da una cupola raccorda le quattro ali dell’edificio.
Tutte le ville palladiane furono realizzate nel terzo quarto del cinquecento. In questa prima fase della diffusione della villa veneta, gli aspetti piacevoli della vita a contatto con la natura rimanevano in secondo piano rispetto alla scelta, tutta economica, di orientare gli investimenti verso un’agricoltura di tipo intensivo. Successivamente, e con sempre maggiore decisione col passare dei decenni, la villa prese ad assumere principalmente il carattere di “luogo di delizie” ed anche una specie di status symbol. La “villeggiatura”, cioè il soggiorno in villa, che tendeva di norma a concentrarsi in coincidenza con i due principali periodi di raccolto dell’annata agricola: la mietitura, tra metà giugno e fine luglio e la vendemmia, dai primi di ottobre a metà novembre, iniziò ad assumere nel Settecento un carattere mondano e di distinzione sociale per la ricca borghesia veneziana, fregiatasi, nel frattempo, anche di titoli nobiliari.
Questa moda, tipicamente veneziana, costituì la materia prima per quella Trilogia della Villeggiatura in cui Carlo Goldoni seppe magistralmente rappresentare l’evoluzione della società del suo tempo.
Le ville si diffusero in tutto l’entroterra veneto lungo i corsi d’acqua, poichè questi costituivano allora la più comoda, sicura ed economica via di comunicazione. Il più famoso tra questi è certamente il Naviglio di Brenta che collega Venezia con la città di Padova, lungo il quale, tra il Cinquecento ed il Settecento, furono edificate varie decine di ville, dando luogo a quel grande complesso idrografico, urbanistico e monumentale noto in tutto il mondo come Riviera del Brenta.
La concentrazione di ville si fece tanto elevata da determinare una trasformazione radicale della fisionomia della riviera che divenne una sorta di naturale continuazione del Canal Grande.
Molte di queste ville, com’è ancor oggi visibile, richiamano caratteri tipologici e decorativi delle architetture veneziane, dotandosi delle strutture necessarie alla produzione agricola (stabbi, barchesse, colombare, ecc.) La facciata principale guardava sempre verso il canale, dove transitava il traffico commerciale e da diporto. Sul canale passava anche effettuando un vero e proprio servizio di collegamento quotidiano tra Venezia e Padova, il Burchiello, un grosso battello ben attrezzato e dotato di ogni comfort, trainato sulle alzaie da cavalli o buoi.
La prima villa che si incontra, imboccando il canale della Laguna, è un ulteriore capolavoro di Palladio: Villa Foscari, detta La Malcontenta.