Esperienza prossima alla morte
Analisi del significato di una esperienza premorte, utile a comprendere che abbiamo un'anima
Parlare della morte è molto difficile poichè si tocca un argomento che ricorda dolore e pianto.
Però forse proprio per questo si evita di toccare certi argomenti, perchè si vuol evitare di sconvolgere la sensibiltà delle persone ma ciò è un grosso sbaglio.
Certo è opportuno parlare di questo argomento in una dialettica appropriata.
La morte fa parte della "vita" di tutti noi, avete letto bene, essa appartiene alla vita, in quanto è all'interno della stessa che essa avviene.
Se partiamo dalla conoscenza che abbiamo un'anima immortale, agente primario del nostro essere, allora possiamo parlare di morte del corpo-mente e comprenderne meglio il significato.
Esiste una grande casistica di esperienze premorte di cui, in altri interventi, vi parlerò con testimonianze rese pubbliche da chi le ha vissute, il bilancio finale di quanto viene riportato ci palesa che non siamo solo un corpo destinato a morire.
Si evince dai tanti casi l'ingerenza della mente che si trova in uno stato "alterato", quello cioè dell'essere sottoposta ad un grosso trauma, però vi è anche la percezione di qualcosa che va al di là della materia che solo l'anima potrebbe percepire.
Il dualismo a cui la mente ci ha abituati, impone una impercettibile divisione tra la vita, il di qua e la morte, l'aldilà. In realtà non vi è separazione se non quella che deriva appunto dai nostri limiti di osservazione mentale.
La mente osserva la realtà attraverso il suo archivio mentale col quale
riconosce ciò che ha in esso attraverso il divenire della vita, col tentativo estremo, a volte, di dare un' etichetta anche a quello che vede per la prima volta, per cui colloca dopo la morte separandola dalla vita tutto ciò che è sconosciuto ed è appunto aldilà.
L'anima invece osserva e percepisce secondo la
forza del credere (attraverso la mente non come agente del nostro essere ma solo come strumento intellettivo), cioè quella capacità di assumere come realtà quello che crede sia vero. Così facendo tutto quello che non crede e non
"sente" vero è al di fuori della sua portata (almeno adesso che è ancora nel corpo).
Per lei vi è una sorta di continuum tra la vita e quella che viene chiamata corpo e quindi non vi è un aldiqua ed un aldilà.
Ecco che la morte, per tutti coloro che raccontano fatti vissuti in determinati momenti, in cui ad essa si sono avvicinati, assume un aspetto secondo la persistenza della mente confusa ed alterata e secondo quello in cui la loro anima crede sia vero.
Allora vi sono visioni di angeli, di Gesù o della Madonna oppure di maestri spirituali od altri secondo quello che la persona si aspetta (in base al suo credo interiore), inoltre vengono fuori anche i fantasmi delle proprie paure.
I punti in comune un pò a tutti invece ci fanno pensare che questi possono avere un valore significativo a livello oggettivo, per quanto il significato di oggettivo è molto opinabile, alla luce della fisica quantistica.
In questa prima esposizione volevo solo sottolineare che la nostra anima che solitamente ci comunica
sensazioni spirituali durante la vita, anche nelle esperienze di premorienza percepisce molte altre sfaccettature delle stesse, proprio perchè è meno contrastata dalla mente, a causa dalla sua debolezza vitale (per il trauma subito nelle stesse).
Questo "particolare sentire" è una conferma che non siamo solo mente-corpo ma che c'è un'anima dentro di noi che ha una sua "vita" non separata nel nostro essere.
Affronteremo in altri interventi le critiche a tali testimonianze, le alternative scientifiche o quant'altro vien detto per affermare che esse sono irreali perchè solo frutto della mente traumatizzata. Come pure, come già detto sopra, parleremo più approfonditamente di alcune di esse.